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Ex Milan Robinho, stangata dalla Giustizia brasiliana: la decisione

Il bomber in Italia era stato condannato a 9 anni per violenza sessuale di gruppo, perpetrata insieme ad altri uomini ai danni di una ragazza 22enne

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Pietro De Conciliis

Pietro De Conciliis

Giornalista

Giornalista pubblicista e speaker radiofonico, per Virgilio Sport si occupa di calcio con uno sguardo attento e competente sui campionati di Serie B e Serie C

Dopo essere stato condannato in Italia per violenza sessuale di gruppo ai danni di una ragazza di 22 anni, Robinho ha incassato anche la stangata della Giustizia brasiliana: accolta la richiesta dei giudici italiani di confermare la condanna a 9 anni per stupro. Non sono bastate le prove pubblicate anche sui socia dall’ex attaccante di Milan, Real Madrid e Manchester City, protagonista anche con la maglia della nazionale verdeoro nel corso della sua carriera.

Robinho condannato anche in Brasile: confermata la sentenza italiana

Nulla da fare per Robinho. Il fantasista originario di San Paolo è stato condannato a 9 anni di carcere per violenza sessuale di gruppo, perpetrata insieme ad altri uomini ai danni di una 22enne albanese. Confermata la sentenza della giustizia italiana, risalente al 2017. Il Brasile, però, non concede l’estradizione di cittadini brasiliani verso altri Paesi: da qui, la richiesta della giustizia italiana di far scontare la pena in patria. Una sentenza, quella nostrana, confermata in Appello e Cassazione, prima di lasciare il testimone al Tribunale Supremo di Giustizia del Brasile.

L’episodio, perché Robinho è stato condannato e arrestato

All’epoca dei fatti Robinho vestiva ancora la maglia del Milan. L’episodio si verificò nel capoluogo lombardo nel gennaio 2013, più di 11 anni fa, al termine di una serata trascorsa al SIO Café, noto locale della movida meneghina, in zona Bicocca. Dopo aver ballato musica sudamericana e bevuto qualche drink, Robinho avrebbe iniziato a flirtare con una giovane albanese. Poi, la ricostruzione dei fatti degli inquirenti, con Robinho che avrebbe approfittato della ragazza insieme ad un gruppo di uomini, presenti all’interno del disco club.

Le prove di Robinho non sono bastate

A pochi giorni dalla sentenza del Tribunale Supremo di Giustizia, Robinho aveva provato ad usare tutti i mezzi a disposizione per provare la sua innocenza e dimostrare al mondo di non aver partecipare allo stupro di gruppo, datato 22 gennaio 2013. Le prove rese pubbliche dall’attaccante brasiliano non sono bastate. La ricostruzione dell’ex Milan, le immagini e la fotosequenza della serata, fino ad arrivare alle accuse alla giustizia italiana e alla vittima, rimasta cosciente nel corso della notte di 11 anni fa, secondo Robinho.

La versione del giocatore è piuttosto lontana da quanto sostiene la difesa. Robinho, infatti, dice di aver avuto un rapporto fugace con la ragazza albanese, prima di allontanarsi e tornare a casa. Il video pubblicato sui canali social dal 40enne brasiliano, dopo l’intervista rilasciata a Record TV, ha inevitabilmente diviso fan, appassionati e addetti ai lavori. Commenti e opinioni da tutto il mondo, per un contenuto che ha raggiunto milioni di persone, raccogliendo più di 112.000 mi piace e oltre 11.000 messaggi inerenti al post.

Robinho, l’ultima nota alla stampa prima della sentenza in Brasile

La difesa di Robinho sottolinea che la sentenza dell’STJ (Superior Tribunal de Justiça) ha il solo scopo di valutare la possibilità di ratificare la decisione straniera in modo da poter scontare la pena in Brasile.

Si ritiene che la richiesta non possa essere accolta perché:

  • la Costituzione brasiliana vieta l’estradizione di un brasiliano nato all’estero per essere processato, tranne nel caso di traffico internazionale di droga;
  • di conseguenza, se un brasiliano non può essere estradato per essere processato all’estero, è incompatibile con la nostra Costituzione applicare a lui la pena stabilita in un caso che è stato processato all’estero;
  • il Trattato Brasile-Italia (Decreto 862/93) vieta espressamente la cooperazione che comporta misure di restrizione della libertà personale o dell’esecuzione delle pene.
  • la Legge sulla migrazione (13.445/2017) non dovrebbe essere presa in considerazione, in primo luogo perché, essendo successiva ai fatti, non può retroagire a danno, e in secondo luogo perché potrebbe essere invocata solo se l’estradizione fosse possibile.

Pertanto, spetta ai tribunali brasiliani giudicare il caso, si legge sul profilo Instagram ufficiale di Robinho.

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