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Ferrari e Juve, crisi intrecciate: le tempistiche per il dopo Binotto

Nel giro di poche ore due dei marchi italiani più noti al mondo si trovano senza guida: futuro in mano a Johh Elkann, ma per la Ferrari si annunciano tempi più lunghi rispetto alla Juventus

29-11-2022 16:30

Prima la Juventus e poi la Ferrari. Anche se l’ordine potrebbe anche essere invertito, dal momento che la rivoluzione a Maranello, diventata ufficiale con le dimissioni del team principal Mattia Binotto, era assai più annunciata rispetto al ribaltone che ha decapitato il club bianconero nella serata di lunedì 28 novembre con le dimissioni dei componenti del Consiglio d’Amministrazione.

Fatto sta che in poche ore due dei marchi sportivi italiani più famosi e amati nel mondo hanno vissuto turbolenze più o meno “violente”, destinate ovviamente a richiedere tempi più o meno lunghi affinché lo stato di crisi venutosi a creare possa rientrare con la definizione dei rispettivi nuovi assetti.

Ferrari, il futuro dipende anche dalla Juventus: le scelte di John Elkann

Particolare tutt’altro che secondario anche alla luce proprio delle tempistiche delle restaurazioni è il fatto che Juve e Ferrari sono a tutti gli effetti parte della stessa famiglia, il Gruppo Exor guidato da John Elkann, costretto quindi a vivere ore tumultuose tra dimissioni più o meno improvvise e gestione dell’emergenza.

Va però detto che si tratta di situazioni ben diverse, con cause determinate da motivazioni opposte: in Ferrari, infatti, la crisi è di natura essenzialmente tecnica, legata ai risultati ritenuti non soddisfacenti nel triennio di gestione sportiva affidata a Mattia Binotto, tra errori di strategia e di comunicazione. Ben peggiore la situazione in casa Juventus, dove alla mancanza di risultati degli ultimi anni dopo quasi due lustri di trionfi si è unito prima il dramma economico dei bilanci in profondo rosso e poi l’inchiesta ‘Prisma’ sul presunto falso in bilancio.

Anche per questo a Torino è già stata intrapresa una terapia d’urto, con la nomina di un nuovo presidente, Gianluca Ferrero, e il nuovo dg, Maurizio Scanavino, ai quali affidare la gestione dei prossimi, travagliati mesi. Fatale, insomma, che la precedenza vada alla situazione della Juventus, mentre in Ferrari i tempi per la scelta del successore di Mattia Binotto, con il nome di Frederic Vasseur dell’Alfa Romeo sempre in pole position, potrebbero essere più lunghi del previsto. Per il tempo da dedicare alla causa bianconera, ma non solo.

Paradosso Ferrari: Binotto in carica fino a fine anno nonostante le dimissioni

Mentre infatti dalla Germania arrivano voci, puntualmente smentite, sul sondaggio effettuato dalla Ferrari nientemeno che per Chris Horner, team principal della nemica Red Bull che avrebbe comunque già declinato l’interesse, nel comunicato in cui sono state annunciate le dimissioni di Binotto si fa cenno alle tempistiche per la successione dell’ingegnere reggiano: “Inizia ora il processo per identificare il nuovo Team Principal della Scuderia Ferrari, che dovrebbe concludersi nel nuovo anno“.

Il futuro ex team principal resterà quindi a tutti gli effetti in sella fino al 31 dicembre, aspetto piuttosto paradossale se si pensa che proprio le prossime settimane saranno cruciali per concludere la progettazione della macchina che sarà in pista nel Mondiale 2023. Grossomodo sarebbe come affidare a un direttore sportivo dimessosi a giugno il mercato estivo di una squadra di calcio che dovrà scendere in campo ad agosto, ma tant’è, e dall’altro lato si che la fretta è sempre una cattiva consigliera, soprattutto per una scelta che sarà cruciale per i prossimi anni, senza dimenticare che Binotto è pur sempre l’unica persona all’interno della gestione sportiva che conosce ogni dettaglio di fabbrica e macchina.

Ferrari, la stampa estera “assolve” Binotto: il mistero del gardening leave

La domanda successiva che si fanno i tifosi della Ferrari e in generale gli appassionati di Formula 1 riguarda quale potrà essere il futuro di Binotto. Ripartire dopo 28 anni di Ferrari non sarà facile neppure sul piano emotivo, ma dal punto di vista pratico il fatto che la qualifica ufficiale del TP uscente sia ‘Managing Director Gestione Sportiva and Team Principal Scuderia Ferrari’, quindi senza riferimenti a ruoli tecnici, fa pensare che il gardening leave, ovvero il periodo di inattività che una figura sotto contratto con una scuderia deve rispettare prima di riprendere a lavorare altrove, possa essere di soli sei mesi.

L’ingegnere nativo di Losanna gode di buona considerazione all’interno del paddock, come confermato dalle voci dei mesi scorsi circa l’interessamento dell’Aston Martin, e anche della stampa straniera, caustica nei confronti della Ferrari nel commentare la separazione tra le parti: dai tedeschi di ‘Auto, Motor und Sport’, che hanno sottolineato, rimarcando i no di Andreas Seidl (McLaren) e di Horner come “Nessuno dei top osa avvicinarsi alla Ferrari e questo la dice lunga sull’attuale stato della Scuderia”, fino alla BBC (“Binotto ha cercato di rimuovere l’ambiente di paura e la caccia ai colpevoli“), in tanti si sono schierati dalle parti dell’ingegnere.

Non così ‘L’Equipe’, che ha puntato sulla “gestione confusa” dei piloti da parte di Binotto, forse per preparare il possibile arrivo di Vasseur. Che però, oltre che non certo, non sarebbe comunque neppure imminente.

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