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Fiorentina, Pradè: "Vlahovic operazione a cui non potevamo dire di no"

Determinato come sempre Daniele Pradè. che presentando Cabrala fa un punto sul mercato viola di gennaio.

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Fiorentina, Pradè: "Vlahovic operazione a cui non potevamo dire di no" Fonte: Getty Images

Il direttore sportivo della Fiorentina Daniele Pradè parla a margine della conferenza stampa di presentazione di Arthur Cabral. Queste le sue parole, che si sono concentrate ovviamente sul’operazione Vlahovic:

“Il gruppo è unito e sa di essere forte. Consapevole di non dipendere da un solo giocatore. Biraghi ha parlato con Commisso e ha riportato che tutti remano nella stessa direzione e siamo serenissimi. Il mister è bravo, è intelligente e sapeva benissimo quale era la situazione di Vlahovic. Era impossibile dire di no a quella proposta […] Tifosi? Siamo i primi a capire la loro amarezza e il loro disagio. Però ci sono situazioni che passano sopra ognuno di noi. Le società sono vicine ad essere prigioniere ad agenti e calciatori. Era un’operazione cui non potevamo dire di no perché rischiavamo di perderlo a zero. Non mi sento di dilungarmi visto che ha già parlato Commisso di questo”.

Ovviamente con la cessione di Vlahovic, se si mette al sicuro il bilancio, si mette però in bilico l’obiettivo tecnico, ovvero l’Europa:

“Noi per rggiungere degli obiettivi tecnici e ambizioni sportiva, non possiamo basarci solo su un calciatore e l’abbiamo dimostrato subito col mercato di gennaio. Abbiamo speso 16 milioni il 23 dicembre senza che ci fosse la cessione di Vlahovic in corso. Poi è arrivato Piatek e poi abbiamo speso 15 milioni per Cabral dopo l’addio di Vlahovic. Noi vogliamo ampliare la nostra ambizione. Vlahovic è un caso singolo ma fa parte del calcio moderno, speriamo che questi aspetti cambino. Se parliamo dell’aspetto economico, possiamo ampliare il discorso: ho sentito più volte che con le cessioni di Chiesa e Vlahovic abbiamo ripagato l’acquisto della società, a questo do delle spiegazioni prendendomi qualche minuto in più per far capire il mio lavoro. E’ verissimo che noi abbiamo incassato molti soldi, ma tutto parte da lontano. Ogni direttore fa il proprio lavoro per il meglio dell’azienda. Chiesa era un bambino e il club è stato bravissimo a farlo crescere. Prima la vecchia proprietà e poi noi nell’anno successivo e ha portato 60 milioni. Poi Vlahovic, complimenti a chi l’ha preso ma poi c’è la crescita del calciatore e noi in due anni abbiamo dato tanto alla sua crescita con Montella, Iachini e Prandelli, con cui abbiamo scelto di puntare proprio su Vlahovic. Noi abbiamo puntato fortissimo su di lui e siamo stati bravi anche noi in questo. Quando acquisti una società però acquisti tutto il pacchetto. Abbiamo ceduto quasi 50 calciatori, ti portano commissioni, ammortamenti e ingaggi. Non mi metto a fare nomi ma vi posso dire Eysseric, Oliveira, Dabo, Montiel, Diks, Hancko, Zekhnini e tanti altri…e quelli sono costi. Io non sono mai stato un autocelebrativo, lavoro con grande trasparenza. Quando sono andato via ho lasciato Kalinic, Cuadrado e tanti altri calciatori. La nostra ambizione non cambia, abbiamo una proprietà forte con obiettivi ben precisi. Spetta a noi e a tutti quanti tenerci la società con la voglia di investire”.

Una parola anche sul possibile rinnovo di Italiano:

“Il discorso di una permanenza lunga piace a tutti quanti. Ora condividiamo tutto con l’allenatore, c’è feeling col presidente e con gli altri. Non abbiamo affrontato ancora questo discorso. Ci stiamo conoscendo meglio. Adesso è prematuro dare una risposta. Siamo contenti di Italiano e questo è esaustivo. Ci piacerebbe molto fare un percorso lungo insieme ma le decisioni verranno prese in due. Abbiamo combattuto per averlo, anche il presidente è entrato in gioco con l’altra proprietà americana e lo abbiamo pagato per averlo”.

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