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Genova, ex calciatore tra i superstiti: "Ho visto l'apocalisse"

Il racconto da brividi di Davide Capello, ex portiere del Cagliari in Serie B e Serie A.

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Genova, ex calciatore tra i superstiti: "Ho visto l'apocalisse" Fonte: 123RF

Il calcio dei grandi l’ha solo sfiorato, difendendo per due partite i pali del Cagliari, nella Serie B 2003-2004, dopo averlo già fatto in una circostanza nell’annata precedente. In quella stagione i rossoblù allenati da Gian Piero Ventura prima ed Edy Reja poi ottennero la promozione in A e Davide Capello, portiere nativo di Nuoro, che all’epoca aveva 20 anni, rimase nella rosa dei rossoblù anche nel campionato successivo, senza però riuscire a vedere il campo, diventando anzi il quarto portiere alle spalle di Iezzo, Kategiannakis e Brunner. Fu, quello, il punto più alto di una carriera andata poi in picchiata, all’improvviso, perché l’estate successiva Capello fu ceduto in prestito al Bellunoponte, in C2, categoria in cui avrebbe giocato anche con Olbia, Nuorese e Alghero. Poi la Serie D nella vicina Budoni, un passaggio al Savona e l’addio definitivo al professionismo.

L’altra vita di Davide, che oggi gioca per passione nella città in cui abita, Legino, Promozione savonese, è quella che lo vede svolgere il lavoro di vigile del fuoco, ma Capello non era in servizio nella vigilia di Ferragosto che ha segnato l’ennesima tragedia infrastrutturale sulle strade d’Italia. Semplicemente, il portiere ha attraversato il Ponte Morandi, cosa che fa quasi ogni giorno come migliaia di altre persone, non qualche secondo prima del crollo, ma proprio nel momento in cui la tragedia si è consumata. Poche ore dopo, però, Davide ha potuto incredibilmente raccontare tutto, incolume nonostante un volo di 30 metri: “Ho visto la strada crollare, sono uscito dalla macchina e sono rimasto attaccato a un pilone, non so come” ha raccontato a ‘SkyTg24’.

Capello è rimasto incastrato tra le macerie, ma è riuscito a uscirne con le proprie gambe: “Non capisco ancora come la mia macchina non sia stata schiacciata, io ero riuscito a uscire e sono andato giù. Mi hanno aiutato alcune persone che erano lì, poi sono arrivati i soccorsi. Era una scena da film, un’apocalisse. Sono un miracolato, non ho un graffio, ma è impensabile che possa succedere una cosa del genere in una delle strade più trafficate d’Italia”.

Proprio negli attimi più drammatici, quelli successivi al crollo, mentre era ancora intrappolato, Capello ha avuto anche la freddezza di telefonare al padre: “Gli ho detto ‘Babbo è precipitato il ponte io stavo passando e sono caduto con l’auto. Non ti preoccupare, sono salvo’”.

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