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Giampiero Boniperti: la storia della Juventus legata a doppio filo con il presidentissimo

Giampiero Boniperti ha fatto la storia della Juventus prima da calciatore, con oltre 440 partite, poi vestendo i panni da dirigente e da presidente: un tutt’uno col bianconero

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Gerry Capasso

Gerry Capasso

Giornalista

Per lui gli sport americani non hanno segreti: basket, football, baseball e la capacità innata di trovare la notizia dove altri non vedono granché

Ci sono alcune storie che non possono essere raccontate separatamente. E’ il caso di Giampiero Boniperti e della Juventus, due storie legate a filo così doppio da essere praticamente indissolubili finendo per raccontare sia l’una che l’altra senza soluzione di continuità. Boniperti è stato il simbolo della Juventus, prima da giocatore, poi da dirigente e infine da presidente, anzi da “presidentissimo”. E la Vecchia Signora è stata aiutata a diventare una squadra leggendaria proprio grazie al suo lavoro sul campo e fuori.

Le giovanili con Barengo e Momo Novarese

I suoi primi passi Giampiero Boniperti li ha vissuti sul campo di casa. Boniperti è nato a Barengo il 4 luglio del 1928 e proprio sui campi di calcio della sua città a cui è rimasto sempre legato ha mosso i suoi primi passi nel mondo del calcio. Nell’ultimo anno di giovanili arriva il primo trasferimento anche se di pochi chilometri al Momo Novarese e da lì il grande passo con la Juventus che lo nota e che lo acquista per una cifra di 60mila lire che verranno equamente divise tra le due squadre delle giovanili.

Quei soldi furono usati per comprare scarpe, maglie e reti di cui le due squadre avevano bisogno – dirà più avanti Bonipertie quella fu anche la prima volta in cui sentii parlare per la prima volta quella di fifty-fifty. A me invece non andò niente, solo l’onore”.

Gli esordi con la maglia della Juventus

Non tutte le storie iniziano con un botto fulminante e anche nel caso di Giampiero Boniperti, soprannominato dagli avversari “Marisa” per via dei suoi capelli ricci biondi, le cose hanno seguito un ritmo decisamente più lento. Il primo periodo con la maglia della Juventus è quello dell’ambientamento, gioca infatti nella squadra riserva del club bianconero e per assaporare per la prima volta il calcio che conta deve aspettare il 2 marzo 1947 quando esordisce al Comunale di Torino nella gara persa contro il Milan.

E anche qui il botto non arriva. Nella sua prima Boniperti non incanta al punto che viene rispedito tra le riserve. Nel finale di campionato però la Juventus è senza grandi obiettivi ed il tecnico Cesarini decide di dare un’occhiata ai giovani in vista della stagione successiva. La seconda presenza ufficiale arriva a Genova contro la Sampdoria, occasione nella quale mette a segno una doppietta.

I primi successi in bianconero

Tutti si accorgono di questo giovane talento e anche mister Renato Cesarini decide di affidarsi completamente a lui facendolo diventare uno dei titolari inamovibili e dandogli il ruolo di centravanti. La prima stagione da titolare è un vero e proprio terremoto con il ventenne Boniperti che conquista il titolo di capocannoniere della Serie A chiudendo la stagione con 27 gol, davanti a due leggende del Torino come Valentino Mazzola e Guglielmo Gabetto.

Nel corso di pochissimo tempo, Boniperti diventa un giocatore simbolo della Juventus con la quale conquista lo scudetto nel 1949-1950, un successo che mette fine a un digiuno che per la Vecchia Signora durava da 15 anni. E su quel tricolore c’è anche la sua firma come dimostrano le 100 reti segnate in serie A prima di compiere 24 anni. Nel 1952 arriva anche il secondo titolo italiano prima di un nuovo momento difficile per la Vecchia Signora.

Boniperti in azione con la Juve Fonte: Getty

Giampiero Boniperti in azione con la maglia della Juventus

La fedeltà alla Juventus e quella volta con la maglia granata

L’esplosione da grande bomber sin da giovanissimo fa sì che su Boniperti arrivi l’interesse di tutte le principali squadre italiane. Ci provano tutte a strapparlo alla Juventus ma lui dice sempre di no: “Ho ricevuto tante offerte: Inter, Milan, Roma e anche il grande Torino. Valentino Mazzola aveva fatto il mio nome a Ferruccio Novo. Il presidente mi ricevette nel suo ufficio ma glielo dissi subito: Commendatore sono della Juve, non posso”.

Ci sarà però un’occasione in cui Boniperti vestirà il granata dei rivali del Torino: è il 26 maggio 1949 e sono passati solo 22 giorni dalla tragedia di Superga. Boniperti accetta di giocare una gara con la maglia numero 7 del “Torino Simbolo”, in una gara amichevole giocato da una Top11 della serie A contro il River Plate per raccogliere fondi a favore delle famiglie delle vittime del disastro aereo.

Il cambio di ruolo e la nascita del Trio magico

Dopo il 1952 nuove realtà emergono alla ribalta del calcio italiano, l’Inter di Skoglund, ma anche il Milan della famosa Gre-No-Li. Per la Juventus iniziano anni difficili, senza vittorie: un ciclo negativo che verrà chiuso solo nel 1957 quando i bianconeri conquistano lo scudetto della stella grazie ad una squadra completamente rivitalizzata dal lavoro di Umberto Agnelli.

Boniperti in questo frangente della sua carriera dimostra non solo il suo talento ma anche la capacità di mettersi al servizio della squadra alla ricerca della vittoria. Arretra di qualche metro il suo raggio d’azione, rinunciando al ruolo di centravanti e giocando da mezz’ala andando a formare quello che verrà soprannominato come il “Trio Magico” insieme al gallese John Charles e ad Omar Sivori. La squadra bianconera diventa inarrestabile conquistando lo scudetto anche nel 1960 e nel 1961 e proprio dopo quest’ultimo trofeo, Boniperti solo 33enne, decide di dare il suo addio al calcio.

I numeri da record con la maglia della Juventus

Il 10 giugno del 1961, Giampiero Boniperti gioca la sua ultima partita con la maglia della Juventus dopo 14 anni di grandi trionfi ma soprattutto di numeri che verranno battuti solo a distanza di moltissimo tempo e da un altro campionissimo bianconero come Alessandro Del Piero. Il suo record con la maglia bianconera recita così:

  • 469 presenze con la maglia della Juventus
  • 443 presenze in serie A
  • 13 presenze in Coppa Italia
  • 9 presenze nelle Coppe Europei
  • 4 presenze in Coppa Rio
  • 178 gol in serie A
  • 1 gol in Coppa Italia
  • 3 gol nelle coppe europee
  • 6 gol in Coppa Rio

La maglia dell’Italia non regala successi

Contestualmente alla maglia della Juventus, Boniperti ha tradito i colori bianconeri solo per l’azzurro della nazionale italiana con cui ha fatto il suo esordio il 9 novembre del 1947 nella squadra guidata dal leggendario Vittorio Pozzo (il match è quello perso 5-1 contro l’Austria). Nella sua seconda apparizione sempre contro l’Austria, il 22 maggio del 1949, arriva anche il primo gol con la maglia della nazionale. Per Boniperti e i giocatori di quel periodo storio non arrivano però successi importanti.

L’Italia infatti perde tutti i suoi talenti nella tragedia di Superga e ci vorranno anni prima di riuscire a rifondare una squadra vincente. Ma anche in azzurro, Giampiero riesce a lasciare il segno diventando l’unico calciatore dell’Italia a segnare in tre decenni differenti dal 1940 al 1960. Vanta anche una doppietta al Wembley Stadium quando prende parte come unico invitato italiano alla sfida tra l’Inghilterra e il Resto d’Europa nel match giocato nell’ottobre del 1953.

Il ritorno alla Juventus nel 1969 come dirigente

Lasciato il mondo del calcio giocato, Giampiero Boniperti non lascia però la sua amata Juventus. E nel giro di poco tempo torna ad occupare un ruolo da dirigente quando la famiglia Agnelli gli affida il ruolo di amministratore delegato nel 1969. Se Boniperti era un visionario in campo con una straordinaria tecnica e quasi la capacità di riuscire a prevedere il futuro, non è da meno neanche dietro la scrivania. E la famiglia Agnelli, piuttosto brava nel riconoscere il talento, capisce subito che Boniperti è l’uomo sul quale puntare.

Boniperti con Giovanni e Umberto Agnelli Fonte: Ansa

Sulla storica panchina che fu testimone della fondazione della Juventus da parte di un gruppo di studenti del liceo Massimo D’azeglio, posano i presidenti onorari: Giovanni Agnelli (S), Umberto Agnelli (D), Giampiero Boniperti (in piedi a D) e Vittorio Chiusano.

La visione del presidentissimo bianconero

Nel 1971 Giampiero Boniperti viene nominato presidente della Juventus titolo che manterrà fino al 1990. Dopo una prima fase di collaborazione con Italo Allodi, dal 1973 è Boniperti l’uomo al comando della nave bianconera. Il mondo del calcio è in grande cambiamento, arrivano le società per azioni ma soprattutto stanno cambiando i giocatori in campo e il loro modo di essere calciatori. Anche le società devono fare lo stesso percorso e Boniperti lo capisce subito provando a costruire una squadra che possa dominare per anni.

Le scelte da questo punto di vista sono perfette. Boniperti è una calamita di talenti, di quelli del sempre prolifico settore giovanile ma anche di quelli che si aggirano sui campi italiani con i bianconeri che riescono a ingaggiare giocatori del calibro di Scirea, Cabrini, Gentile, Tardelli e Causio.

Boniperti con Alessandro Del Piero Fonte: Ansa

Giampiero Boniperti sorridente in compagnia di Alessandro Del Piero

Boniperti ispira la vocazione europea della Juventus

Sotto la guida di Boniperti, la Juventus vive una nuova stagione d’oro in particolare quando in panchina va Giovanni Trapattoni: i bianconeri fanno incetta di successi con nove scudetti, due Coppe Italia, una Coppa dei Campioni, una Coppa delle Coppe, una Supercoppa Uefa, una Coppa Uefa e una Coppa Intercontinentale.

I successi bianconeri fanno di Boniperti uno dei dirigenti più vincenti di tutti i tempi prima del declino che arriva a fine anni ’80 e che lo porta a rassegnare le dimissioni nel febbraio del 1990 dopo 19 anni in carica. Passeranno solo pochi mesi prima di rientrare in bianconero dove assumerà la carica di amministratore delegato fino al 1994 e dal 2006 quella di presidente onorario fino alla sua morte il 18 giugno 2021.

Ma il “presidentissimo” non viene ricordato solo per i suoi successi: nel tempo è diventata leggendaria la sua abitudine di lasciare il campo alla fine del primo tempo, andare via dallo Stadio e seguire il resto della gara alla radio in macchina insieme al proprio autista.

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