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Gian Piero Gasperini, l'artefice del "miracolo" Atalanta

Divertire e divertirsi per arrivare all'Europa

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Da ormai quasi quattro stagioni, l’Atalanta è entrata a far parte del club riservato alle “Big” di Serie A. Risultato notevole, frutto di attenta gestione societaria, colpi di mercato che si sono rivelati capolavori per qualità/prezzo e, soprattutto, della guida di Gian Piero Gasperini. Il Gasp, dopo alcune esperienze da allenatore non esattamente felici (quella all’Inter su tutte), ha preso le redini della formazione bergamasca e l’ha condotta a risultati a dir poco stupefacenti. Il tutto, trasformando calciatori semi sconosciuti come Robin Gosens Remo Freuler in campioni contesi dalle grandi d’Europa, oppure rivitalizzando top player apparentemente in declino come Luis Muriel, Josip Ilicic Alejandro Gomez.

Dalle giovanili della Juve al Pescara in Serie S, con fermata a Palermo

Nato a Grugliasco il 26 gennaio 1958, il “Gasp” giocatore muove i primi passi nel settore giovanile della Juventus, tra la metà degli anni ’60 e la metà degli anni ’70. Centrocampista, nel 1977 debutta in prima squadra, allora guidata da Giovanni Trapattoni, in una finale di Coppa Italia. L’anno successivo viene girato in prestito alla Salernitana, in Serie C, con cui colleziona qualche presenza. Anche nel secondo periodo in Bianconero, Gasperini trova pochissimo spazio.
Tra il 1978 e il 1983 veste la casacca del Palermo, collezionando 128 presenze in Serie B e una finale di Coppa Italia persa proprio contro la Juventus. Due stagioni tra Cavese, in B, e Pistoiese, in C1, poi l’approdo a Pescara. Col Delfino, nel 1987, conquista la promozione in Serie A, debuttando nella massima serie italiana il 20 agosto dello stesso anno e bagnando l’esordio con una rete. Rimane in Biancazzurro fino al 1990, quando passa alla Salernitana, ancora in B. Chiude la carriera da calciatore nel 1993, a 35 anni, dopo due annate in C1 con la maglia della Vis Pesaro.

Il giovane “Gasp” allenatore, tra capolavoro col Genoa e debacle con l’Inter

La carriera di Gasperini come allenatore inizia in modo molto simile a quella da calciatore: nelle giovanili della Juventus. Il neo tecnico viene ingaggiato dal club bianconero nel 1994 e, in quasi un decennio, siede sulle panchine dei Giovanissimi, degli Allievi e della Primavera, con cui conquista nel 2003 un Torneo di Viareggio.
Nell’estate dello stesso anno è chiamato dal Crotone, che conduce alla promozione in B. Nel dicembre 2004 arriva prima l’esonero e poi il reintegro ad aprile 2005.
Il primo, grande, successo, “Gasp” lo raggiunge sulla panchina del Genoa. Arrivato alla guida dei liguri nel 2006, nel giugno 2007 conquista la promozione in Serie A. Premiato con una Panchina d’Argento, chiude la prima stagione in A al nono posto, centrando il quinto piazzamento (con conseguente qualificazione in Europa League) in quella seguente. Il 28 novembre 2009, poi, stabilisce un record per il club, centrando la terza vittoria consecutiva nel “Derby della Lanterna“. L’avventura europea del Genoa, purtroppo, si conclude ai gironi, mentre chiude il campionato 2009-2010 ancora al nono posto. A novembre 2010, dopo aver racimolato la miseria di 11 punti in 10 partite, viene esonerato in favore di Davide Ballardini.
Nell’estate 2011, a sorpresa, arriva la chiamata dell’Inter. L’avventura in nerazzurro, però, dura poco e si conclude in malo modo. Le richieste di mercato di Gasperini vengono in larga parte ignorate e la rosa rimane incompleta: dopo la sconfitta in Supercoppa Italiana a favore del Milan, l’Inter perde le prime 3 partite su 4 in Campionato e Gasperini viene esonerato, diventando l’unico allenatore nerazzurro a non aver vinto alcuna partita.

Gli anni dei ritorni: Palermo e Genoa

Il 16 settembre 2012, prendendo il posto dell’esonerato Giuseppe Sannino, firma un contratto annuale col Palermo, dopo aver vestito la maglia dei siciliani da giocatore. Con Ivan Juric come vice, esordisce sulla panchina dei Rosanero il 23 settembre, nella sconfitta per 1-0 contro l’Atalanta. Nonostante la vittoria nel derby contro il Catania, il Palermo gioca male e alla 23ª giornata è ultimo in classifica. Gasperini viene esonerato (sostituito da Alberto Malesani) per poi tornare dopo sole tre partite. L’11 marzo arriva la rescissione consensuale del contratto.
Il 29 settembre 2013 ecco un altro ritorno: il patron Enrico Preziosi lo rivuole sulla panchina del Genoa. Torna in rossoblu dopo 3 anni, prendendo la squadra al quartultimo posto dopo 6 giornate. Sempre con Juric nel suo staff, in otto partite “Gasp” la conduce al settimo posto in solitaria, per poi chiudere la stagione al 13esimo con 44 punti (di cui 40 ottenuti sotto la sua gestione).
La stagione successiva va ancora meglio: in virtù della vittoria per 1-0 contro il Milan, il 7 dicembre 2014 il Genoa si piazza al terzo posto in solitaria in Campionato. Per Gasperini si tratta della vittoria numero 100 coi Rossoblu in A. Conquista il sesto posto finale, perdendo l’accesso all’Europa solo per la mancata concessione della licenza UEFA al club. Chiude la stagione successiva, l’ultima alla guida del Grifone, all’undicesimo posto, guadagnando la salvezza con largo anticipo.

L’approdo all’Atalanta e il “miracolo” con la Dea

Grazie all’ottimo lavoro svolto al Genoa, a giugno del 2016 arriva la chiamata dell’Atalanta. Debutta in campionato il 23 agosto perdendo 4-3 con la Lazio. L’inizio di Campionato è tutt’altro che esaltante e a metà settembre, con quattro sconfitte in cinque giornate, la squadra si trova all’ultimo posto. Con lo spettro dell’esonero che aleggia su di lui, Gasperini riesce a far svoltare la Dea, che inanella una serie notevole di vittorie e chiude il girone di andata al sesto posto e il campionato al quarto, guadagnando l’accesso ai preliminari di Europa League.
La stagione successiva va peggio, con l’eliminazione in Coppa Italia in semifinale da parte della Juventus e ai sedicesimi di Europa League per mano del Borussia Dortmund. Il settimo posto in finale di campionato, tuttavia, gli vale i preliminari della seconda coppa europea per club.
La stagione 2018-2019 è quella della vera svolta. Eliminata ai preliminari di EL, la Dea vola in campionato: dopo una cavalcata che ha del miracoloso, i nerazzurri finiscono al terzo posto del tabellone in coabitazione con l’Inter, accedendo alla Champions League per la prima volta nella loro storia. La squadra di Gasperini diverte e si diverte segnando valanghe di gol e attestandosi come miglior attacco del campionato con 77 reti.
L’anno successivo, la Dea si riconferma e supera ancora una volta le aspettative. In Champions League stupisce tutti arrivando non solo ai quarti di finale, ma sfiorando persino la semifinale contro il PSG. In campionato si riattesta come terza forza del torneo, chiudendo la stagione ancora al terzo posto (a soli 5 punti dalla Juventus capolista) segnando ben 98 gol. Gasperini, per l’ottima annata precedente, viene premiato con la Panchina d’Oro.
Per il vecchio adagio del “non c’è due senza tre”, alla fine della stagione 2020-2021 l’Atalanta trova la terza qualificazione in tre anni in Champions League, frutto del terzo posto in altrettanti anni in Campionato, dopo aver lottato a lungo col Milan per la seconda piazza. Per il Gasp tutto ciò vuol dire un’altra Panchina d’Oro.

Pressing, possesso palla e aggressività: i dettami di Gasperini

Il calcio espresso dalle squadre di Gasperini è caratterizzato da grande aggressività. Schierandosi spesso con 3-4-3, 3-4-2-1 e 3-4-1-2, imposta le partite con grande propensione offensiva. Occasionalmente, il tecnico di Brugliasco ha optato per una difesa a 4, ma si è quasi sempre trattato di situazioni di emergenza in cui mancavano alcuni uomini chiave. Analizzando il suo periodo di maggior successo, ovvero gli ultimi anni a Bergamo, si fa subito chiaro e lampante come il giro palla passi insistentemente dagli esterni, per poi convergere verso la punta centrale. Non è un caso che giocatori come Robin Gosens Hans Hateboer siano diventati imprescindibili per la Dea: non è raro ritrovare reti segnate dopo uno scambio “esterno per esterno”. Cionondiméno, ruolo fondamentale ha il centrocampo: Gasperini predilige centrocampisti di inserimento, meglio se abili nel gioco aereo, in modo tale da sfruttare appieno i palloni che arrivano dalle fasce. Il primo nome che viene in mente è quello di Mario Pasalic, che in Italia aveva già vestito la maglia del Milan: sotto il Gasp, il giocatore croato ha compiuto un vero e proprio salto di qualità, trasformandosi in uno dei pezzi più pregiati della rosa atalantina. Pregiato come i due goleador che in questi anni hanno fatto la fortuna della Dea: Duvan Zapata Luis Muriel. Anche in questo caso, si vede chiaramente la mano di Gasperini, abile nel recuperare due giocatori “incompiuti” (per attitudine il primo e per “noie fisiche” il secondo) e trasformarli in una coppia-gol da 111 reti e 57 assist in 3 stagioni.

Gasp e la polemica “facile”

Se da un lato ha mostrato innegabili doti manageriali, come nei più classici rovesci della medaglia Gasperini ha anche messo in luce aspetti davvero discutibili del suo essere allenatore. Spesso “senza freni” in conferenza stampa, ha avuto episodi di forte critica nei confronti della classe arbitrale o di altri giocatori e allenatori. Spesso in coincidenza con risultati sportivi deludenti. Difficilmente dimenticabili i momenti in cui ha pubblicamente tacciato Federico Chiesa e Ciro Immobile di essere dei simulatori. O quando si è lamentato di alcune decisioni arbitrali affermando “Questi signori sono un problema” o “Noi dell’Atalanta facciamo antologia sui rigori presi”.
In alcune circostanze, poi, le cose sono degenerate ulteriormente. Come nell’episodio in cui ha spintonato un dirigente della Samp nel tunnel degli spogliatoi dopo un’espulsione. O come nell’ancor più famosa lite col Papu Gomez, conclusa con la messa alla porta del giocatore argentino, passato poi al Siviglia.

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