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Lo sport e il Paese sapranno guardare oltre Silvio Berlusconi?

Un'Italia spesso incline ad accantonare una visione prospettica e futurista per fare a pugni con il suo passato, saprà essere una Nazione capace di oltrepassare un'era per molti versi irripetibile?

12-06-2023 19:00

Auden Bavaro

Auden Bavaro

Giornalista

Lo sporco lavoro del coordinamento: qualcuno lo deve pur fare. Eppure, quando ha modo di pigiare le dita sulla tastiera, restituisce storie e racconti di sport che valgono il biglietto

Silvio Berlusconi è una fetta significativa degli ultimi Cinquanta anni della storia d’Italia. Imprenditore e politico, è stato il personaggio che – più di tutti – ha legato le sue imprese ad ambiti tra loro trasversali. La comunicazione, la televisione, l’edilizia, la finanza, lo sport. Odiato e amato, celebrato e denigrato, accusato e difeso: pochi altri hanno diviso opinione pubblica e società come è riuscito a fare – direttamente e indirettamente – Berlusconi.

Chi ci crede, vince

Chi ci crede vince: l’assioma intorno al quale ruota ogni gesto – e ogni gesta – del Cavaliere. Di lui si è detto e scritto, tanto ancora si dirà e si scriverà. Sarà, a questo punto, la Storia a dettare le centinaia di narrazioni che ruoteranno intorno a una delle figure simbolo dell’Italia democratica e repubblicana. Quanto abbia fatto bene? Quanto abbia fatto male?

Il filo diretto con il calcio

Resteranno, in ogni caso, indelebili parecchie pagine di una biografia incredibile, irripetibile e, forse, unica. Molti di quei capitoli rimandano con filo diretto allo sport, al calcio: è lì che Berlusconi ha sempre dato l’impressione di investire le emozioni più esclusive, le passioni più viscerali.

Business e sentimento: il pre e il post Berlusconi

È lì che il Cavaliere ha sempre mostrato di lasciarsi andare, di riuscire a resettare. Il calcio che è stato misura d’ozio, di distrazione, di rigenerazione. Il calcio che è stato fucina di trionfi impressi nelle bacheche: lui, apripista, precursore, innovatore e vincente prima di tutti gli altri.

Un certo modo di fare calcio – a suon di miliardi e di idee, in un connubio micidiale – è stato, innanzitutto, il modo di fare calcio di Silvio Berlusconi. Ha stravolto usi e costumi: lo sport per eccellenza, tra un pre Berlusconi e un post Berlusconi, non è stato più lo stesso.

Per molti versi ha contribuito a rinsaldare ancora di più il legame tra calcio e tifosi. Per altri lo ha alterato, dando il là alla spettacolarizzazione di una disciplina che ha cambiato pelle. Ha cambiato piani. Ha ridefinito le regole. Business e sentimento. Le chiavi di lettura che hanno alimentato la visione di Berlusconi sono approcci finanche ossimorici, distanti, tra loro lontani. Eppure, nessuno come lui ha saputo coniugare aspetti economici e ragioni del cuore.

L’epopea del Milan, la sfida del Monza

Non c’è altro modo per spiegare i 29 trofei vinti in 31 anni di Milan. 8 campionati italiani, 1 Coppa Italia, 7 Supercoppe italiane, 5 UEFA Champions League, 2 Coppe Intercontinentali, 5 Supercoppe UEFA e una Coppa del mondo per club FIFA.

Non c’è altro modo per spiegare l’azzardo – poi diventato ennesima scommessa vinta – dell’ultima sfida di sport. Silvio, Adriano Galliani e la parabola straordinaria di Monza e del Monza, cui la coppia d’oro ha restituito lustro, prestigio, identità calcistica ed extracalcistica.

Mi consenta, dirà, e comincerà a dire cose

Arriva un momento in cui gli aggettivi diventano marginali e i sostantivi sono solo declinazioni. Un Paese abituato ad accantonare una visione prospettica e futurista per fare troppo spesso a pugni col passato, saprà essere un Paese capace di guardare oltre?

Bernardo di Chartres diceva che siamo come nani sulle spalle di giganti, così che possiamo vedere più cose di loro e più lontane, non certo per l’altezza del nostro corpo, ma perché siamo sollevati e portati in alto dalla statura di quelli. Vale in politica, vale in economia, vale nello sport.

Per il resto, chi ha la fortuna di crederci trarrà le file davanti a Dio. Degli altri, la parte più nutrita farà giusto i conti con se stesso, quella più sparuta li farà con la Storia. Berlusconi, uno e trino, saprà farli forse con tutti e tre: Dio, se stesso e la Storia. E a nessuno dei tre negherà l’oratoria di un racconto circoscritto in 86 anni infiniti. Mi consenta, dirà, e comincerà a dire cose…

Lo sport e il Paese sapranno guardare oltre Silvio Berlusconi? Fonte: ANSA

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