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Lukaku si, Di Maria no, Jovic ni: come funziona il Decreto Crescita

Le trattative Lukaku-Inter, Di Maria-Juventus e Jovic-Fiorentina e come funziona il Decreto Crescita per il calciomercato: tutti i casi di applicazione.

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Marco Pino

Marco Pino

Sport Economy Specialist

Abbina la passione per il calcio alla competenza in materia economica. Analizza il calcio in chiave business, spiegando in modo semplice gli aspetti più complessi del mondo del pallone. Aiuta i lettori di Virgilio Sport a capire tutto di plusvalenze, indici di liquidità, diritti di recompra, parametri zero, operazioni di mercato e analisi di bilanci

Lukaku si, Di Maria no, Jovic ni: come funziona il Decreto Crescita Fonte: Twitter @inter, @juventus, @acffiorentina

Il calciomercato della Serie A è ufficialmente entrato nel vivo. Il mese di giugno ha già regalato colpi a sorpresa e ritorni (quasi) inaspettati.

Da Lukaku a Pogba, passando per Di Maria e Jovic: tutti acquisti che hanno infiammato le rispettive piazze e promettono di alzare il livello del nostro campionato.

Tanti acquisti di giocatori provenienti dall’estero che fanno tornare in auge il tema “Decreto Crescita” e la sua possibile applicazione per permettere ai club di ottenere vantaggi fiscali sui contratti dei calciatori ingaggiati.

Un tema molto dibattuto e che, spesso, incide sul buon esito o meno di una trattativa.

Come funziona il Decreto Crescita

Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 30 aprile 2019, è diventato presto uno dei temi più caldi del calciomercato

Per verificarne e capirne gli effetti sul calciomercato è necessario prendere in considerazione l’articolo numero 5 del c.d. Decreto Crescita, denominato “Rientro dei cervelli”, che contiene le modifiche all’articolo 16 del decreto legislativo del 14 settembre 2015.

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Bastano pochi click

La normativa prevede l’esenzione ai fini Irpef del 50% dei redditi di lavoro percepiti dai lavoratori italiani e stranieri che sono stati residenti due anni all’estero, che si trasferiscono in Italia e che si impegnano a rimanervi per almeno un biennio.

La riforma del 2019 amplia la platea dei beneficiari venendo meno l’applicabilità restrittiva ai “lavoratori che rivestono ruoli direttivi ovvero sono in possesso di requisiti di elevata qualificazione o specializzazione come definiti con il decreto del Ministro dell’economia e delle finanze di cui al comma 3”. Inoltre, si è resa applicabile la normativa anche agli sportivi, e quindi a calciatori e allenatori.

Il primo caso celebre fu rappresentato da Antonio Conte, per il quale l’Inter beneficiò dei vantaggi fiscali all’arrivo sulla panchina nerazzurra del tecnico salentino.

Le condizioni da rispettare per accedere ai benefici fiscali sono determinate come segue:

  • l’essere stati residenti all’estero nei due periodi d’imposta precedenti il trasferimento in Italia;
  • l’obbligo di permanenza in Italia per due anni a seguito del trasferimento di residenza;
  • lo svolgimento dell’attività lavorativa prevalentemente nel territorio italiano.

In conclusione, un calciatore proveniente dall’estero che stabilisce in Italia la sua residenza fiscale e ci resta per almeno due successivi anni rientra tra i beneficiari della norma.

Per fare un esempio numerico, Alexis Sanchez ad oggi riceve dall’Inter uno stipendio di 7 milioni di euro netti che al lordo costano ai nerazzurri “solo” 9,17 milioni anziché 12,95 milioni (stipendio lordo in caso di mancata applicazione del Decreto).

Cambiamenti normativi del Decreto Crescita

Nello scorso mese di maggio è cambiato il Decreto Crescita. La commissione Finanze del Senato e successivamente il Senato, infatti, hanno approvato l’emendamento proposto da Tommaso Nannicini, senatore del Pd, di permettere lo sconto fiscale solo per i redditi netti superiori al milione di euro (1,4 milioni lordi) e per i giocatori con età superiore ai 20 anni.

«L’emendamento rimuove le distorsioni più vistose del DL Crescita – sottolinea poi Nannicini in una nota -, cioè del forte incentivo fiscale per gli sportivi professionisti in arrivo dall’estero. Per come aveva trovato finora applicazione, la droga di quell’incentivo generava effetti distorsivi, depauperando la crescita dei talenti italiani e l’ascensore sociale dei calciatori dalle categorie minori a quelle maggiori, a solo vantaggio delle tasche di qualche procuratore o società. Poi è inutile piangere sul latte versato quando la nostra nazionale non si qualifica per i Mondiali», aveva dichiarato Nannicini all’Ansa.

Affare Lukaku: l’assist del Decreto Crescita

La trattativa che ha riportato Romelu Lukaku a Milano si è conclusa sul finire di giugno e ha permesso al belga di realizzare il desiderio già palesato a dicembre di unirsi nuovamente all’Inter.

Per spiegare la necessità dei nerazzurri di chiudere l’operazione entro il 30 giugno al fine di continuare ad usufruire del Decreto Crescita bisogna analizzare quanto di seguito.

Il ritorno in Italia di Lukaku prima del 30 giugno serviva all’Inter per sfruttare il Decreto Crescita e quindi usufruire dell’agevolazione fiscale.

Nonostante per il calciatore i nerazzurri avessero già sfruttato la normativa nelle stagioni 2019/2020 e 2020/2021, la cessione al Chelsea nella scorsa estate e il ritorno a Milano permettono di beneficiare dell’agevolazione fiscale anche nelle prossime 3 stagioni.

Ricordiamo, infatti, che il Decreto Crescita vale per 5 periodi d’imposta e pertanto il passaggio a Londra con conseguente ritorno in Italia consentono di sfruttare tutti e 5 gli anni di agevolazione pur con una stagione in Inghilterra.

Per essere considerato valido il Decreto Crescita e acquistare la residenza fiscale nel periodo d’imposta considerato, il lavoratore deve essere iscritto all’anagrafe o avere dimora in Italia o detenere il centro dei suoi interessi sul territorio nazionale per almeno 183 giorni nel corso dell’anno.

Anche la sola volontà manifestata (c.d. elemento intenzionale) da parte di Lukaku di tornare a Milano e all’Inter può essere considerato come un punto a favore per far decorrere il calcolo dei 183 giorni sopra citati e necessari a usufruire dell’agevolazione fiscale.

Pertanto, per il calciatore la società nerazzurra godrà dei benefici per i periodi d’imposta 2022, 2023 e 2024, dopo averne già beneficiato per l’anno fiscale 2020 e 2021.

Vale la pena ricordare, infatti, che l’anno fiscale non viene calcolato alla stregua di quanto accade per le stagioni sportive che si concludono al 30 giugno, ma piuttosto viene considerato il periodo che va dal 1° gennaio al 31 dicembre.

Le cifre dell’affare Lukaku

Lukaku torna all’Inter in una trattativa chiusa sulla base di un prestito di 8 milioni di euro e uno stipendio per il belga di 8,5 milioni di euro netti nella prossima stagione. Come spiegato, l’Inter usufruirà dei benefici fiscali del Decreto Crescita e pertanto, al lordo, lo stipendio dell’ex Chelsea costerà ai nerazzurri poco più di 11,1 milioni di euro.

Di Maria: Decreto Crescita si o no?

Se per Lukaku gli effetti e i benefici fiscali risultano certi, per quanto riguarda l’ingaggio di Di Maria da parte della Juventus non vi è la medesima rassicurazione per la possibilità da parte della Vecchia Signora di godere dell’agevolazione per il contratto del Fideo, arrivato a parametro zero dal PSG.

Juventus Football Club S.p.A. comunica di aver perfezionato un contratto di prestazione sportiva con il calciatore Ángel Di María; a fronte del tesseramento del calciatore, Juventus sosterrà oneri accessori per € 1,3 milioni, pagabili entro il 30 luglio 2023. Juventus ha sottoscritto con lo stesso calciatore un contratto di prestazione sportiva fino al 30 giugno 2023”.

La trattativa che ha portato all’ufficialità dell’ingaggio si è chiusa con un accordo tra l’argentino e la Juventus che ha tesserato il calciatore alla scadenza del contratto cui era legato con i francesi del PSG.

Secondo le indiscrezioni mediatiche per cifre non ufficiali, il calciatore guadagnerà circa 6 milioni di euro netti a stagione più bonus.

In questa fattispecie l’applicazione del Decreto Crescita risulta di difficile applicazione: non conta il contratto per sola una stagione sportiva in quanto bisogna considerare l’anno fiscale e non l’anno calcistico.

Avendo il calciatore sottoscritto un contratto con la Juventus solo all’8 luglio per il 2022 certamente non potranno essere raggiunti i 183 giorni nei quali il lavoratore sposta la dimora o il centro dei suoi interessi in Italia.

Stesso discorso per il 2023 considerato che il contratto di lavoro con la Juventus scadrà al 30 giugno del prossimo anno e non sarebbe rispettato il paletto per cui il dipendente debba mantenere la residenza fiscale in Italia per almeno i due anni successivi al trasferimento.

Il caso Jovic-Fiorentina

Per ultimo, è interessante analizzare anche la situazione legata all’ingaggio di Jovic da parte della Fiorentina.

Il serbo, che era approdato al Real Madrid dall’Eintracht tre anni fa per 60 milioni di euro, arriva a Firenze a costo zero.

La Fiorentina pagherà 2,5 milioni di euro di ingaggio all’anno per i prossimi due anni, con la possibilità per il serbo di restare altre due stagioni a Firenze con un ingaggio da 5 milioni netti.

Nell’accordo formalizzato tra Viola e Blancos, il Real mantiene il 50% netto sulla futura rivendita dell’attaccante. La Fiorentina, considerato che l’ingaggio di Jovic rientra nelle fattispecie determinate dal Decreto Crescita, potrà usufruire dell’agevolazione per i prossimi periodi d’imposta.

Vale la pena puntualizzare, però, che nel caso la Viola lo ceda prima che il calciatore abbia completato due anni fiscali sul territorio italiano, la società di Commisso dovrà retroattivamente pagare la differenze.

Per spiegare numericamente la fattispecie, oggi la Fiorentina corrisponde a Jovic un ingaggio da 2,5 milioni netti pari a 3,275 lordi. Senza Decreto Crescita, lo stipendio lordo sarebbe pari a 4,625 milioni con un risparmio fiscale per la Viola di 1,35 milioni di euro.

Una delle condizioni per l’applicazione della normativa è, appunto, che il lavoratore resti abbia dimora o il centro dei suoi interessi per almeno i due successivi periodi d’imposta. Se la Fiorentina dovesse cedere il serbo la prossima estate, verrebbe a posteriori meno la condizione e dovrebbe versare la quota risparmiata (1,35 milioni) all’Erario.

Le questioni relative a Lukaku, Di Maria e Jovic, e non solo considerando che anche per Pogba e prossimi possibili acquisti (De Kaetelare-Milan?) i rispettivi club potranno usufruire della normativa, fanno capire quanto le agevolazioni del Decreto Crescita risultano importanti per sbloccare le trattative nel calciomercato odierno e permettere ai club italiani di competere maggiormente con le società straniere in termini di ingaggi corrisposti.

Credit copertina twitter @inter, @juventus, @acffiorentina

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