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Massimiliano Favo campione d'Europa: "Italia U17 dominante. A Camarda, Mosconi e Coletta dico una cosa". ESCLUSIVA

Massimiliano Favo sul tetto d'Europa. Intervista al ct campione con l'Italia U17. Dai consigli alle giovani stelle del calcio italiano agli anni vissuti con Maradona

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Pasquale Guardascione

Pasquale Guardascione

Giornalista

Da 30 anni racconta lo sport e la cronaca per diversi giornali ed emittenti, Per Virgilio Sport è lui che va a scovare i campioni del passato e con le sue interviste li riporta sul terreno di gioco Per Virgilio Sport è lui che va a scovare i campioni del passato, o emigrati all'estero a cercare fortuna e con le sue interviste li riporta sul terreno di gioco

E’ un’Italia, quella dell’Under 17, fresca campione d’Europa che ricorda tanto gli azzurri guidati negli anni Ottanta da Azeglio Vicini. Fantasia e supremazia in mezzo al campo per gli azzurrini del commissario tecnico Massimiliano Favo. Un passato da calciatore, nel Napoli, al fianco di Diego Maradona. Oggi sussurra e alleva giovani talenti. Il Portogallo in finale è stato annichilito e messo alle corde già dopo una ventina di minuti di gioco.

Il segreto dell’Italia U17

Ma qual è il segreto di questa Italia?

“E’ un risultato che arriva dopo un lavoro di due anni iniziato con me nell’Under 15 e proseguito con Zoratto nell’Under 16. C’è un lavoro di scouting che ha criteri di valutazione internazionale. Da luglio dell’anno scorso c’è stato il successo con l’Under 19, un secondo posto nei Mondiali Under 20 e ora l’Europeo. Poi, c’è la cultura del gioco e dell’intensità. Perché la mia è una squadra che cerca sempre di dominare la partita e di non far giocare gli avversari. Ma sono tanti i segreti, come la sinergia tra i giocatori e quella con il coordinatore Viscidi delle nazionali giovanili”.

Non solo Camarda, Mosconi e Coletta

Camarda è stato il terminale offensivo di quest’Italia, in finale ha mostrato la freddezza di un veterano.

Francesco è un finalizzatore e un giocatore sotto età che abbiamo schierato, insieme ad altri tre suoi compagni di squadra. Eravamo la nazionale più giovane insieme alla Croazia. Ma al di là dell’uomo e del giocatore il centravanti ha sempre più risalto degli altri. Camarda va considerato per quello che fa quando la palla non c’è l’ha, lui lavora molto per la squadra nella fase difensiva. E’ un’atleta di carattere internazionale come Mosconi, Liberali, Natali, Garofalo, Coletta. Parlare di un giocatore solo per me è riduttivo. Francesco ha ancora tantissimi margini di miglioramento purché non si fermi con la testa, e migliori ancora di più fisicamente e tecnicamente. Ma in generale sono tutti giocatori di grande spessore, che se oggi si fermassero alla vittoria dell’Europeo sarebbe riduttivo”.

Lei ha parlato tra gli altri di Mosconi e Coletta.

“Noi lavoriamo nel corso dell’allenamento per avere il dominio della palla, per stare sempre molto vicini perché, poi, una volta persa la palla siamo più bravi in fase di aggressione e recupero. E’ una caratteristica che abbiamo avuto nel corso di tutto l’Europeo. I difensori centrali, ad esempio, sono stati tutti concentrati nelle marcature preventive. Poi, Coletta viene esaltato per la sua capacità di pressare e buttarsi dentro l’azione. Però allo stesso modo devo menzionare Sala e Di Nunzio. Le dico che se si rivede la finale dieci volte e prende in esame il singolo giocatore si rende conto che ognuno ha eseguito ben oltre il suo compito”.

Il consiglio ai giovani talenti

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Quale è il consiglio che darebbe per il futuro ai suoi giocatori?

“Che le vittorie servono a migliorarsi e a raggiungere la professionalità ma bisogna avere sempre fame di vincere. I vincenti si vedono quando lo fanno sempre e no quando vincono una sola volta”.

De Lella, Spalletti, Giampaolo Marchesi e Bianchi

Il suo credo calcistico da chi l’ha assimilato durante la carriera?

“Ho fatto sette anni di settore giovanili nel Napoli con Riccardo De Lella che vinse due scudetti Allievi. Lui diceva sempre: la palla è una sola ma se c’è l’abbiamo noi non c’è l’hanno gli avversari. Quindi, da ex metodista mi piace che la palla l’abbia la mia squadra. Perché, poi, come ho detto ai ragazzi prima della finale, se ci mettiamo a correre dietro al Portogallo facevamo fatica perché loro sono dei grandi palleggiatori. Se la palla l’abbiamo noi, sono loro che, invece, ci devono correre dietro. Il primo concetto è quello di essere noi a fare la partita. Poi, ho avuto anche Spalletti ad Ancona dove ero il suo capitano. Quando ho smesso di giocare ho collaborato con Marco Giampaolo che è bravissimo. Quando giocavo a Palermo mi ha allenato Angelo Orazi, dove vinsi due campionati. Uno nasce con delle caratteristiche proprie e prende un po’ da ognuno per dare forza alle idee che ha in mente. Ma non posso dimenticare anche Rino Marchesi e Ottavio Bianchi a Napoli”.

Già Marchesi, l’allenatore che l’ha fatta esordire in serie A con gli azzurri in un Napoli-Udinese, sotto la pioggia e nel fango dell’allora San Paolo: esce Daniel Bertoni e entra Favo.

“Marchesi era un tecnico che aveva grande coraggio, così come Ottavio Bianchi che mi schierò da titolare in un paio di gare. Dopo se sbagliavi la gara era un problema tuo ma loro avevano il coraggio di osare. E’ importante per il calcio italiano che le società e gli allenatori cominciano a dare fiducia ai giocatori italiani. Perché se abbiamo la pazienza di aspettare si possono avere ottimi risultati. Pazienza che devono avere anche i tifosi. In Italia se ti chiami Favinho ti aspettano più che se ti chiami Favo. Ai calciatori stranieri gli si perdona qualcosa in più. Un talento in passato che ha avuto meno di quello che meritava era il compianto Nino Musella, io con lui ho giocato a Palermo. Ci sono, comunque, tanti esempi di giocatori che andavano aspettati”.

Il tempo trascorso con Maradona

Se dico Diego Maradona cosa le viene in mente?

“Il tempo trascorso insieme a lui negli allenamenti al Centro Paradiso di Soccavo. La bellezza era vederlo calciare le punizioni alla fine. Molte volte noi compagni ci fermavamo durante un’azione ad applaudirlo. Eravamo degli spettatori-protagonisti. La partitina di fine allenamento era uno spettacolo. Perché ti faceva vedere cose che nella tua testa non immaginavi che un calciatore potesse fare. Poi, a noi più giovani ci chiedeva sempre se il premio che avevamo avuto era quello giusto o se avevi bisogno dell’auto per uscire con la fidanzata”.

Il futuro con la Figc

Il futuro di Massimiliano Favo qual è?

“Sono un tecnico federale di 57 anni che si sta divertendo e che vuole continuare a farlo. Tutto ciò che arriva me lo godo senza avere smanie di carriera ma solo con la consapevolezza che con questi ragazzi e con la Figc mi posso togliere ancora tante soddisfazioni. Ho ancora tanto entusiasmo di giocare a calcio. E, poi, sono stato riconfermato dalla Figc proprio in queste ore”.

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