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Mondiali Qatar 2022, nuova polemica a pochi giorni dall'avvio: i social si indignano per i tifosi-stipendiati

Le polemiche impazzano: dopo il video virale e le ricerche alquanto scarne sull'identità dei tifosi, è scoppiato un caso in Qatar. I supporter sono veri o pagati dall'organizzazione?

14-11-2022 12:56

Elisabetta D'Onofrio

Elisabetta D'Onofrio

Giornalista e content creator

Giornalista professionista dal 2007, scrive per curiosità personale e necessità: soprattutto di calcio, di sport e dei suoi protagonisti, concedendosi innocenti evasioni nell'ambito della creazione di format. Un tempo ala destra, oggi si sente a suo agio nel ruolo di libero. Cura una classifica riservata dei migliori 5 calciatori di sempre.

Le recentissime proteste della curva della Roma nei confronti del Qatar e di una innegabile logica che ispira le scelte di una calcio contemporaneo sintetizzano quella resistenza a un Mondiale così preparato, studiato e alimentato da una sapiente strategia di marketing a una manciata di giorni dal sua avvio. Un evento che mostra un ulteriore lato.

L’ultima polemica, cresciuta in queste ore, verte su un video pubblicato su TikTok, divenuto in breve tempo virale e rintracciabile su altri social lanciato da un utente qatarino, @aadhilnaleer, che scrive nella caption: “Tifosi della Spagna in Qatar”. Tifosi che, nei tratti e nell’aspetto, sono asiatici ma che indossano magliette e sciarpe che inneggiano alle Furie Rosse e esaltano la nazionale spagnola con una bandiera.

Mondiali: il video su TikTok che crea il caso tifosi in Qatar

Un video ironico? Una sorpresa? L’insinuazione, che si sta allargando anche ai media internazionali, riguarda la dubbia autenticità del tifoso, anche se i visitatori provenienti dal resto del mondo dovrebbero essere più di un milione.

Tra sospetti come quelli che alludono ai lavoratori costretti a prestarsi a simili video, ci sono anche quelli reali, e non riguardano solo questo video specifico.

“Guardate ai “fan” di Portogallo, Argentina e Germania. Notate come tutti loro hanno la stessa attrezzatura, le stesse bandiere e le stesse divise. Sono PERSONE PAGATE”, ha scritto un altro utente, che manifesta perplessità sulle origini dei tifosi a cui alcuni media si sono uniti come un sito svedese Bladet, ad esempio, e presto anche altrove potrebbe divenire oggetto di discussione.

Fonte: Getty Images

Gli interrogativi sull’autenticità dei tifosi in Qatar

A indurre a interrogarsi è un dettaglio non da poco che sta ribalzando sui social ma che è stato ricordato anche dal Corsport, ad esempio, e sta occupando i siti specializzati internazionali: pare che il Qatar abbia offerto a circa 1.600 persone un viaggio su invito ai mondiali, in cambio della richiesta di «cantare all’inaugurazione e diffondere positività sui social».

Tifosi-influencer che dovrebbero sottostare ad alcune regole, pare per far crescere l’onda social dei Mondiali e che saranno costretti a produrre un certo numero di contenuti. I ‘tifosi-influencer‘ dovranno assistere dal vivo alla cerimonia e alla partita di apertura del torneo che vedrà protagoniste Qatar ed Ecuador domenica 20 novembre (calcio d’inizio alle 17, ora italiana). Naturalmente l’immagine comunicata dovrà essere positiva, festante ed entusiasta.

La situazione è ambigua, sicuramente incerta anche se a principio una delle risposte era legata alla manifestazione di ex lavoratori che avrebbero preso parte con una sfilata all’evento: dopo anni di sfruttamento, vedranno quei Mondiali per i quali hanno lavorato con leggi durissime e assai criticate, pagando un biglietto. Ma possono essere esclusivamente costoro? In una circostanza simile, nel 2019 durante i Campionati mondiali di atletica leggera a Doha, era scoppiato un caso analogo a questo sempre in Qatar.

Il precedente ai campionati di atletica di Doha

In quell’occasione, gli organizzatori avrebbero ordinato a un gruppo di circa 50 persone di sedersi il più vicino possibile allo studio della Bbc ed esultare quando la velocista inglese Dina Asher-Smith ha portato a casa l’oro dei 200 metri. Un precedente che, all’epoca dei fatti, creò molto scalpore.

Un modo per celare lo scarso interesse e successo in termini di biglietti dell’evento, cosa che con simili premesse si teme anche in questo Mondiale o almeno si valuta come possibilità per evitare lo scempio di impietose riprese televisive che mostrino stadi spopolati e strade vuote.

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