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Piccini all'esordio con la Stella Rossa: altra esperienza all'estero per cercare il riscatto

Piccini ha esordito con la Stella Rossa nel massimo campionato serbo: l'ennesimo tentativo di rilanciare una carriera mai decollata in Italia.

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Piccini all'esordio con la Stella Rossa: altra esperienza all'estero per cercare il riscatto Fonte: Getty images

Lo scorso 15 gennaio si è aperta una nuova tappa nella carriera di uno dei giocatori italiani più sensibili al fascino dell’estero: Cristiano Piccini ha firmato con la Stella Rossa nel calciomercato invernale, dopo aver salutato la Spagna e il Valencia.

Per l’esterno cresciuto nelle giovanili della Fiorentina è anche arrivato l’esordio nel campionato serbo con i campioni in carica, in occasione del match vinto agevolmente (3-0) sul Cukaricki sabato pomeriggio: Dejan Stankovic lo ha lasciato in campo per l’intera durata dell’incontro, facendo intendere di voler puntare con forza di lui per il presente e l’immediato futuro.

Altra esperienza oltre i confini italici per Piccini che, a partire dal 2014 col trasferimento al Betis, col Belpaese non ha un ottimo rapporto: ciò è certificato dalla fallimentare avventura all’ Atalanta nella prima parte della passata stagione, che lo vide in campo soltanto una volta contro lo Spezia, sua ex squadra.

A limitare enormemente il suo soggiorno bergamasco anche la frattura della rotula con cui si presentò all’arrivo in estate, seguito da un infortunio agli adduttori rivelatosi la goccia in grado di far traboccare il vaso: l’Atalanta lo rispedì al Valencia dopo pochi mesi, e proprio qui sembrava aver imboccato la strada della rinascita.

L’11 dicembre, infatti, Piccini aveva realizzato la rete decisiva per regalare la vittoria sull’Elche in Liga, soddisfazione personal chee gli mancava da quasi tore anni, periodo in cui i numerosi problemi fisici lo hanno fatto seriamente pensare al clamoroso ritiro.

Invece Piccini – che nel curriculum vanta anche un’esperienza in Portogallo allo Sporting – si sta riprendendo ciò che gli infortuni gli avevano tolto, ossia la regolarità nel rendimento che gli aveva permesso anche di accumulare tre presenze in Nazionale agli ordini di Roberto Mancini tra il 2018 e il 2019: quei pochi sprazzi d’azzurro in una carriera senza l’Italia al centro del villaggio.

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