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Rebellin, la ricostruzione del fratello e la rabbia di Marco Scarponi

Davide Rebellin è morto a 51 anni, travolto da un camion mentre si allenava sulle strade di casa. Il mondo del ciclismo è in lutto; le parole del fratello Carlo tra i primi a prestare soccorso

01-12-2022 09:14

Il mondo del ciclismo è sotto shock per la tragica scomparsa di Davide Rebellin. L’ex campione veneto è morto a 51 anni, travolto da un camion mentre si allenava sulle strade di casa, a Montebello Vicentino. Una tragica fatalità che riporta all’attenzione generale il tema della sicurezza stradale, in particolare nei confronti dei ciclisti, professionisti o amatori che siano, non sufficientemente tutelati.

Rebellin, la ricostruzione dell’incidente mortale

La scomparsa di Rebellin è peraltro arrivata proprio nel giorno in cui, a Milano, si sarebbe dovuta svolgere la presentazione della nuova Maglia Rosa in vista del Giro d’Italia 2023, alla presenza di tre recenti vincitori del Giro, Ivan Basso, Vincenzo Nibali, trionfatori in due occasioni a testa, e Damiano Cunego.

L’evento, per volontà di RCS Sport, è stato immediatamente cancellato e sostituito da un minuto di silenzio, doverosa e inevitabile forma di partecipazione per un fatto agghiacciante, che ha sconvolto in particolare tra gli altri lo stesso Nibali, che ha condiviso tante gare da professionista con Rebellin.

L’incidente fatale al vincitore, tra le altre corse, di due Freccia Vallone, è avvenuto attorno alle 12 di mercoledì 30 novembre lungo la strada Regionale 11 a Montebello Vicentino, all’altezza del bar ristorante “La Padana”. Secondo le prime ricostruzioni, il camion nell’uscire dallo svincolo avrebbe colpito e travolto Rebellin, che stava probabilmente rientrando a casa, a Lonigo, e per il quale non c’è stato nulla da fare e che è praticamente morto sul colpo, come constatato dagli operatori del 118 immediatamente accorsi sul posto.

I carabinieri sono al lavoro per ricostruire la dinamica dell’incidente e per trovare il camionista, che non si è accorto dell’incidente e non si è quindi fermato. Al vaglio degli inquirenti le immagini delle telecamere di sicurezza del ristorante, che potrebbero aiutare a individuare targa e modello del mezzo.

Morte Rebellin, la drammatica testimonianza del fratello

A rendere ancora più atroce e dolorosa la vicenda per la famiglia il fatto che è toccato a Carlo, il fratello di Rebellin, recatosi sul posto appena saputo che era avvenuto un incidente, riconoscere la bici di Davide, ormai accartocciata. Lo stesso Carlo Rebellin, intervistato dal Corriere della Sera, ha fornito una prima, drammatica testimonianza sull’accaduto: “Mi ha telefonato mio cugino, dicendo che in paese giravano strane voci su un incidente: Davide qui lo conoscono tutti ed evidentemente qualcuno lo aveva notato. Ho provato a telefonargli ma lui non rispondeva. Ero preoccupato, ho chiamato i carabinieri e poi sono corso qui. Quando sono arrivato il corpo era a terra, coperto. Non me lo facevano vedere. Però c’era la sua bici: anche se è completamente distrutta, l’ho riconosciuta subito” .

“Davide è morto facendo quello che ha sempre fatto, andare in bici – ha aggiunto Carlo – Anche se da tempo abitava a Montecarlo, in queste zone mio fratello è cresciuto e si è allenato per anni. Conosceva queste strade come le sue tasche, era arrivato un paio di giorni fa per motivi di lavoro e alloggiava da nostra madre, a Lonigo. Anche se aveva annunciato il ritiro, non aveva perso la passione per la bicicletta: non riusciva a starle lontano, era il suo grande amore. Così, intorno alle 9.30, è partito di buon’ora per il suo “solito” allenamento: tre o quattro ore di pedalate, prima di tornare a casa. Mi aveva chiesto di andare con lui ma, per un imprevisto, ho dovuto rinunciare”.

Davide stava pedalando intorno alla rotonda, sul lato della strada. Pare che il camionista l’abbia investito durante la manovra con la quale ha lasciato quella rotatoria per entrare nel parcheggio. Visto che com’era ridotto il corpo e il fatto che ha trascinato la bici per decine di metri, francamente trovo difficile pensare che si sia distratto al punto da non accorgersi di aver investito un ciclista. Ci sono le telecamere che potrebbero aver ripreso la scena: spero che i carabinieri trovino il responsabile.

Addio Rebellin, la rabbia di Marco Scarponi: “Violenza stradale cancro d’Italia”

Tra le tante testimonianze che si sono succedute dopo la tragedia, toccante è quella di Marco Scarponi, fratello di Michele, il ciclista ucciso in circostanze analoghe da un furgone mentre si allenava sulle strade di casa, a Filottrano, nel 2017, e peraltro compagno di squadra di Rebellin nel 2009.

Marco si trovava nella propria ciclofficina quando è stato raggiunto dalla notizia della morte di Rebellin e dalle telefonate dei giornalisti, che hanno inevitabilmente riaperto una ferita destinata comunque a non rimarginarsi mai:

“Questo ruolo purtroppo inizia a pesarmi, tra un po’ forse andrò via da questo paese, che è un paese che non vuole cambiare – lo sfogo di Marco Scarponi – Oggi è morto Davide Rebellin, domani un altro ragazzo. Lo sappiamo, i numeri sono questi. Troppe tragedie, non so più cosa pensare e non capisco che senso abbia testimoniare”.

“Il problema è strutturale, questo è un cancro dell’Italia. Parlare di fatalità vuol dire sviare il discorso, c’è un problema che si chiama violenza stradale. C’è gente che muore ammazzata sulla strada, gli utenti deboli, i ciclisti, i pedoni, e noi facciamo pochissimo per salvare queste vite. Ogni tragedia non nasce dal nulla. Se l’Inghilterra salva duemila vite l’anno e ha lo stesso numero di abitanti dell’Italia, significa che siamo responsabili”.

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