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Super Bowl 2023: Kansas City rimonta, Philadelphia piange

Spettacolare finale a Glendale, in Arizona: in volata i Chiefs riescono ad avere la meglio sugli Eagles spreconi (38-35)

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Alla fine, l’urlo è dei tifosi di Kansas City. Dopo una rimonta da estasi, infatti, sono i Chiefs ad aggiudicarsi il Super Bowl LVII a Glendale, Arizona, piegando le Eagles di Philadelphia con il punteggio di 38-35. Con un arrivo in volata, più da corsa ciclistica. L’evento che fa fermare l’America non ha deluso, ancora una volta. Il calcio della vittoria è arrivato a 8 secondi dalla fine, come fossimo in un giallo di Agatha Christie in cui l’assassino si scopre proprio all’ultima scena.

Mahomes Mvp della partita

Patrick Mahomes è l’Mvp della partita, grazie a un secondo tempo perfetto. È lui che guida la rimonta di un Kansas che nella seconda mezzora di gioco va a punti a ogni possesso offensivo, ribaltando così i 10 punti di ritardo accumulati all’intervallo. Per la franchigia del Missouri è il terzo trionfo, il secondo – alla terza finalissima – negli ultimi quattro anni.

Mahomes era stato nominato miglior giocatore della fase regolare e non ha tradito le attese. Non succedeva dal 2000, però, che l’Mvp (allora ci riuscì Kurt Warner) facesse il bis proprio nel giorno più importante del football americano. A 27 anni, a fine partita, dirà parole che intimoriscono gli avversari: “Dinastia di successi, non abbiamo ancora finito”. A un certo punto, i suoi tifosi hanno avuto molta paura, quando si è fatto male alla caviglia destra, già malandata, e ha iniziato a zoppicare. Ma anche con una gamba sola, come vedremo, sarà determinante. Per lui è il secondo anello della carriera.

Coach Reid, geniale in finale

La gloria va equamente divisa tra Mahomes e coach Reid, l’ex di turno. Le sue chiamate offensive sono geniali, anche con la partita in bilico. Alla fine, quasi in un’altra dimensione per la gioia, dirà all’intervistatore: “Come mi sento? Potrei baciarti”. La linea offensiva non concede neanche un sack alla difesa Eagles, Travis Kelce batte il fratello, il centro avversario. Ci sono storie nelle storie, che vanno segnalate. E questa è una delle tante.

Per il tecnico, che aveva allenato a Philadelphia dal 1999 al 2012, un grande traguardo: è infatti il quattordicesimo allenatore della storia a trionfare in un Super Bowl per almeno due volte.

Super Bowl: parterre de roi e partita da infarto

Ad assistere al Super Bowl, come è tradizione, un parterre de roi. C’è Damar Hamlin, che ha superato l’arresto cardiaco avuto in maglia Buffalo, c’è Lebron James, il recordman Nba un po’ beccato dal pubblico, c’è Rihanna che all’intervallo si esibisce, secondo i social media, incinta.

Poi c’è la partita, per niente un dettaglio. Con una polemica arbitrale anche qui oltre oceano. Philly contesta una decisione proprio nei secondi finali: si tratta di una trattenuta di James Bradberry a Smith-Schuster che regala il primo down ai Chiefs, consentendo loro di ipotecare la partita con il calcio di Harrison Butker da 27 yards. Regolamento alla mano, si tratta di una decisione giusta, ma nel football – con questo metro di giudizio – si possono sanzionare due-tre infrazioni di questo tipo per ogni azione.

Un po’ di cronaca: primo tempo dominato da Philadelphia: 22 minuti di possesso palla contro gli 8 degli avversari. Riesce a tenere fuori dal campo Mahomes e la linea offensiva è straordinaria. Hurts corre e chiuderà con 3 touchdown, primato per un quarterback al Super Bowl. I ricevitori Aj Brown e DeVonta Smith non lasciano scampo ai Chiefs. Dall’altra parte c’è la meta di Kelce, al 16esimo touchdown nei play off, e con i 6 punti di Nick Bolton. Si va comunque negli spogliatoi con il 24-14 per le Aquile.

Nella ripresa cambia proprio tutto. Subito a segno Kansas City con un indemoniato Isiah Pacheco. All’inizio dell’ultimo quarto, dopo un field goal avversario, i Chiefs mettono la freccia con il passaggino di Mahomes per Kadarius Toney (28-27). Poi un clamoroso ritorno di punt di Toney da 65 yards diventa assist per Mahomes che non perdona: trova Skyy Moore per la passeggiata indisturbata in end zone. 35-27.

Partita in ghiaccio? Per niente. Hurts completa in profondità per Smith, poi esibisce la sneak da touchdown. Quindi corre di nuovo in end zone per la conversione da 2 punti e siamo da punto e daccapo: 35 pari. Mahomes ha però la palla per il drive decisivo e dimostra di essere il numero uno in circolazione. Corre anche su una gamba sola, lancia e la penalità arbitrale dà il colpo di grazie alla difesa delle Eagles. Butker ha un sacco di pressione addosso, ma il calcio da breve distanza è facile e regala la vittoria ai suoi.

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