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Serie C, Vincenzo Greco in esclusiva: "Picerno, la favola è realtà. Tutta la verità su Longo e Murano"

Sviluppo, crescita ed obiettivi del club di Donato Curcio, lo "zio d'America" che si è completamente affidato all'esperienza e alle competenze del direttore Vincenzo Greco

29-11-2023 11:00

Pietro De Conciliis

Pietro De Conciliis

Giornalista

Giornalista pubblicista e speaker radiofonico, per Virgilio Sport si occupa di calcio con uno sguardo attento e competente sui campionati di Serie B e Serie C

L’AZ Picerno non è più una sorpresa del girone C di Lega Pro, ma una solida realtà. Lo è grazie alla visione del presidente Donato Curcio, alla preparazione di mister Emilio Longo e alle qualità dei suoi calciatori. Ma chi più di tutti ha inciso sullo sviluppo e sulla crescita del progetto Picerno è senza dubbio Vincenzo Greco, Direttore Generale della società che ha sede nella piccola cittadina in provincia di Potenza. Un’evoluzione costante, figlia di scelte importanti, competenza e un ambiente dove la parola “pressione” non esiste.

Il campionato del Picerno: secondo posto nel girone C, Avellino ultima big a cadere al “Curcio”

Vincenzo Greco è una sorta di Adriano Galliani in miniatura. Tutto passa dalle sue mani in casa Picerno, sin dal luglio 2019, quando il presidente Donato Curcio scelse il suo profilo per azzerare tutto e rilanciare il sodalizio lucano. Dai primi passi all’ultimo prestigioso successo contro l’Avellino di Michele Pazienza, che ha consolidato il secondo posto della Leonessa, a -3 dalla capolista Juve Stabia. Così, diventa dura anche nascondersi, pur rispettando i valori alla base di tale progetto.

Direttore, solitamente si tende a partire dall’inizio, ma stavolta è doveroso partire dalla fine. La vittoria con l’Avellino non è per voi una “prima volta”, ma è evidente come si stia alzando l’asticella, dal punto di vista tecnico e sotto il profilo dell’organizzazione. Non solo in campo. Del resto, anche l’ultimo mercato è sembrato andare in questa direzione.

È stata una grande vittoria, contro la squadra più titolata a vincere questo campionato, contro una formazione ben allenata. A differenza degli anni scorsi, quando abbiamo vinto contro un Avellino in difficoltà, stavolta abbiamo vinto contro una signora squadra, cosa che dà ancora più valore a questa vittoria. È stata conseguita a seguito di una gara che ci ha visto affrontare tante difficoltà, perché avevamo gli undici in campo più cinque uomini in panchina, di cui due portieri.

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Il mister aveva a disposizione solo tre cambi, i ragazzi hanno stretto i denti e hanno fatto una prestazione unica, perché questa è la vittoria più significativa, più rappresentativa di tutto il lavoro che stiamo facendo. I ragazzi hanno dimostrato spessore umano, qualità tecniche e maturità da grande squadra. E poi abbiamo espresso trame di gioco bellissime, come sempre, e il gol di Murano lo testimonia, perché è figlio di un’azione fantastica, finalizzata alla grande da Jacopo. Lo è anche il secondo gol realizzato da Santarcangelo, un 2003 che ha segnato una rete da attaccante vero, al termine di un’azione costruita con grande maestrìa e grande qualità. Sono davvero felicissimo della prestazione offerta dai ragazzi.

“Non siamo più una rivelazione”

L’anno scorso un terzo posto perso nel finale di campionato, adesso 29 punti all’attivo dopo 15 partite disputate. Sarebbe quasi offensivo definirla favola Picerno, considerando che siete una realtà più che consolidata in questa categoria.

Non siamo più una rivelazione, non siamo più una matricola. Il primo obiettivo è sempre raggiungere i 42 punti, perché riconfermarsi in questa categoria è già la nostra vittoria del campionato. Per una realtà piccola come la nostra, disputare il quarto campionato consecutivo in Serie C è la nostra vittoria. Dobbiamo continuare il nostro percorso, rafforzato l’anno scorso con l’arrivo di mister Longo. C’è stata una nuova progettualità, anche se c’era già un’ossatura importante. Siamo andati a migliorare ulteriormente.

Sono convinto di avere uno degli allenatori più bravi in Italia, con uno staff qualificato e preparato, fatto di gente seria e di altissime competenze. Dopo aver conquistato la salvezza ci porremo l’obiettivo della qualificazione playoff e, eventualmente, puntare a migliorare la posizione dello scorso anno. Ma tutto andrà fatto gradualmente, step by step, rimanendo umili, con ambizione ma senza pressioni.

“Non ho paura di perdere Longo ma può ambire al grande salto”

Arriviamo ad Emilio Longo, allenatore che ha portato a Picerno quando nessuno credeva veramente nelle sue capacità, almeno tra i Pro. Sta dimostrando di essere un tecnico preparato, attento ai dettagli e pronto al salto di categoria. Ha paura di perderlo nell’immediato futuro?

Io auguro il meglio ad Emilio, perché il nostro lavoro è fatto di nuove ambizioni, nuovi obiettivi e nuove esperienze. Gli auguro veramente di approdare in società importanti, ambiziose, di categoria superiore. Come dico ai calciatori, anche gli allenatori hanno bisogno di un percorso formativo per arrivare in determinate società. Per quanto riguarda la scelta di Emilio, non ci credeva nessuno. Tutti mi dicevano che era bravo, ma nessuno ha avuto il coraggio di dargli un’opportunità tra i professionisti. Sono stato l’unico che gli ha dato la possibilità di allenare una squadra di Serie C. Ho creduto in lui, fortemente.

Nonostante l’anno scorso fossimo ultimi con 7 punti dopo 11 partite, non l’ho messo mai in discussione. Vedevo la qualità del lavoro quotidiano, vedevo come si esprimeva la squadra in campo e ho avuto la testardaggine e il coraggio di aspettare, senza cedere alle pressioni dei risultati. Questo mi ha dato ragione, perché stiamo tutti apprezzando le qualità di Emilio Longo e del suo staff. Quindi, non ho paura di perderlo. Gli auguro il meglio, però Picerno è una società importante, che ha programmi importanti. Se Emilio Longo deve fare il salto di categoria, ben venga. Ma se Emilio Longo deve lasciare Picerno per una progettualità vincente in Serie C, Picerno può essere ancora la piazza giusta per lui.

Tutta la verità su bomber Murano

Chi è rinato all’ombra del “Curcio” è, evidentemente, Jacopo Murano. Con 13 gol in campionato, è il capocannoniere del girone C, dopo un paio d’anni non facili. Lei lo ha inseguito e lo ha voluto fortemente, nonostante l’ingaggio percepito dal ragazzo ad Avellino fino a qualche mese fa. Come lo ha stimolato prima e dopo il suo arrivo?

Io cercai di prendere Jacopo già lo scorso gennaio, ma c’erano anche altre società e si è creata un po’ un’asta al rialzo sull’ingaggio. Come è giusto che sia. A gennaio non c’erano le condizioni giuste per portarlo a Picerno, pur avendoci provato. Appena abbiamo terminato il campionato, ho guardato il posto vacante che avevamo in avanti e ho pensato subito a lui, per caratteristiche. Ho scavalcato un attimo il procuratore e ho chiamato direttamente il ragazzo, presentandogli il progetto tecnico e facendogli capire che sarebbe stato al centro di questo progetto, perché questa è la piazza ideale per lui.

Io ero convinto potesse far bene con questa squadra e questo allenatore. Lui mi ha dato fiducia e ci siamo accordati anche a livello economico. Diciamo che gli altri lo hanno scaricato, io ho creduto in lui e anche questa è un’altra scommessa vinta.

Il mercato di gennaio

È un girone C equilibratissimo, caratterizzato da una classifica cortissima, che attualmente vede la Juve Stabia in vetta con 32 punti. Quanto inciderà il mercato di gennaio sulla seconda parte di campionato?

Ci saranno società che investiranno tanto. Benevento ha le potenzialità per farlo, come lo stesso Crotone, lo stesso Avellino. Secondo me saranno protagoniste in questo mercato di gennaio. Io penso di fare pochissimo a gennaio, perché sono convinto di avere già una grande squadra e del materiale umano che ho a disposizione. Agirò, al massimo, soltanto per aumentare il numero degli Under a disposizione di mister Longo, così da non metterlo in difficoltà nelle rotazioni in corso d’opera. Quindi uno-due Under sicuramente li porterò nel mercato di gennaio.

Nel calcio non serve spendere tanto, o meglio, non sempre si vince spendendo tanto. Si vince spendendo bene. Chi saprà spendere bene in questo mercato di gennaio, otterrà i risultati migliori. Il Catanzaro, l’anno scorso, ne è stata la dimostrazione. Non è stata la squadra che ha speso di più e ha vinto. Anche lo stesso Benevento, dopo tanti anni in Serie C, ha centrato la promozione nell’anno in cui ha speso di meno. Nel calcio bisogna spendere bene le risorse che si hanno a disposizione, sfruttando le competenze e la capacità di scegliere gli uomini, prima che i calciatori.

“Siamo ripartiti da zero: ecco il segreto”

Lei è a Picerno dal luglio 2019. Ne ha vissute tante, passando anche per la riammissione in C nell’estate 2021. Da lì, tutto è sembrato in discesa, o quasi. In cosa e come è cambiata la società rossoblù da quando c’è lei al timone?

Ho preso la guida di questa società quando c’è stata la retrocessione in Serie D per illecito sportivo (a causa della combine tra i tesserati di Picerno e Bitonto, ndr). Questa cosa l’ho subita chiaramente, perché nessuno era a conoscenza di questa vicenda. Io stavo andando via, sono sincero, perché grazie a Dio non ho mai fatto un campionato di Serie D, lavorando sempre in società professionistiche.

Quando ho chiamato il presidente per comunicargli che non me la sentivo di affrontare un campionato di Serie D, a seguito della decisione del tribunale, lui mi ha detto delle parole abbastanza forti: mi ha chiesto di rimanere in questa società e mi ha consegnato le chiavi di questa società, dicendomi che avrei potuto operare in piena autonomia e decidere tutto quello che volevo. Mi sono sentito responsabile, a quel punto, e non potevo abbandonare una persona così importante, perché è veramente una persona dal grande spessore umano.

Ho accettato il suo invito e ho chiesto di ripartire da zero. Gli ho chiesto di azzerare tutto, di mandare via tutti e di ricostruire una nuova società. Così ho fatto, ingaggiando nuovi collaboratori e cambiando persino il magazziniere. Siamo ripartiti da zero, dalle ceneri di quella società, e in un solo anno siamo tornati tra i professionisti, anche grazie a quel colpo di bravura che ho avuto per quanto riguarda l’ammissione al campionato professionistico. Il Picerno fu ammesso in sostituzione (al posto del Gozzano, ndr), perché non poteva essere né ripescato né riammesso.

Siamo ripartiti da gente nuova, con grande umiltà, cercando di costruire una squadra con elementi che alzassero gradualmente il livello dell’organico, sempre mantenendo l’ossatura dell’anno precedente. Poi è arrivato Emilio Longo e abbiamo iniziato una nuova progettualità tecnica, che durerà tre anni, sperando ci porti a risultati positivi. Non ci sono segreti, ma è tutto figlio della competenza, della testardaggine e della fortuna che ho avuto nel ricevere le chiavi di questa società. Ho avuto la destrezza, la capacità, la fortuna di metter su una macchina quasi perfetta, dove tutti lavorando secondo le loro competenze.

I meriti di patron Curcio

Picerno ha avuto la fortuna di incontrare il cosiddetto “zio d’America”, Donato Curcio, un presidente che non ha dimenticato le sue origini e ha deciso di investire nel mondo del calcio. Ma soprattutto, si fida ciecamente di Vincenzo Greco. Nel calcio di oggi, cosa significa realmente avere “carta bianca” in una società professionistica?

Il nostro presidente è colui che investe meno soldi rispetto ai colleghi di questo girone. Sono molto attento alla gestione economica e la prima vittoria è quella di avere i conti apposto, avendo un budget misurato per quella che è la nostra società. Qui si lavora così. Noi potevamo benissimo non fare minutaggio, come tante altre società di Serie C, ma io lo faccio perché qui ci sono i presupposti per far crescere i ragazzi, non perché abbiamo bisogno di quella entrata. Lo faccio perché si creano i presupposti per plusvalenze importanti come quella di Kouda, ceduto l’anno scorso allo Spezia (per 500.000 euro, ndr).

Il nostro presidente ha potenzialità economiche molto importanti, ma ad oggi è colui che ne ha messi meno nella propria società. Siamo bravi a mantenere ben saldi gli obiettivi. Salvaguardare il budget resta l’obiettivo principale. L’anno scorso eravamo la seconda squadra con il monte ingaggi più basso, quest’anno siamo terzultimi nella classifica relativa agli stipendi e, nonostante questo, stiamo ottenendo degli ottimi risultati sportivi. Siamo la quarta squadra per minutaggio e cerchiamo di lavorare al meglio, sfruttando competenze e opportunità.

Il miglior dirigente del girone C di serie C

Chiudiamo con una battuta di carattere personale. Nell’ultimo Gran Gala del Calcio, oltre a mister Emilio Longo e a Walter Guerra, è stato premiato anche Lei in qualità di miglior dirigente del girone C di Serie C 2022/23. Se pensa al suo percorso e alle esperienze vissute, qual è la prima cosa che le viene in mente una volta raggiunto un simile traguardo?

“È motivo di grande soddisfazione, sono contentissimo perché è stato riconosciuto il mio lavoro nella società più piccola in cui ho lavorato. Perché ho lavorato in società importanti come Reggina, Brescia, Andria, quindi ricevere questo premio in una piazza così piccola significa che il lavoro è stato visto da tanti. Lavorare in una piccola società non è facile, perché bisogna affrontare tante difficoltà e non hai il supporto della tifoseria in questi momenti di difficoltà, come accade in altre piazze.

All’inizio, due anni fa, facevo fatica a convincere i calciatori a venire a Picerno, mentre oggi tutti vogliono venire a Picerno, perché i risultati parlano chiaro. Non è stato facile, perché all’inizio parlavo con i procuratori e con i calciatori, ma le proposte di contratto mi venivano puntualmente rifiutate, perché nessuno conosceva Picerno e nessuno si fidava di questa società. Ora c’è credibilità e questo mi inorgoglisce, mi riempie di gioia, ma mi stimola a fare ancora meglio e a raggiungere obiettivi sempre più importanti, magari sempre con il Picerno.

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