Dalla chiusura dolente della Bobo Tv al rapporto mai terminato con Antonio Cassano, ma non solo. Lele Adani, ex difensore e opinionista di RaiSport, ha condiviso delle riflessioni sia sul suo passato calcistico che sull’attuale carriera da opinionista, raccontando anche i tanti problemi affrontati con Bobo Vieri. Intervenuto nel programma “Hot Ones” di Alessandro Cattelan, Adani ha ricordato con nostalgia anche il calcio degli anni ’90 e di come marcava Ronaldo il Fenomeno.
- Adani, l'approdo alla comunicazione
- Come Lele Adani gestisce il carattere di Antonio Cassano
- Dalla Bobo TV a Viva el Futbol
- Ronaldo il fenomeno e il rimpianto
- Gli allenatori che hanno fatto la differenza
Adani, l’approdo alla comunicazione
Dopo aver appeso gli scarpini al chiodo, Adani ha trovato una nuova vocazione nel mondo della comunicazione sportiva: “Sono sempre stato uno che voleva chiedere, imparare, capire. Cerco sempre di entrare nelle pieghe più profonde. Quando ascoltavo le partite vedevo che c’era margine. Il punto è prepararsi, preparare il racconto e poi dopo lasciarsi andare. Come i rapper”.
Come Lele Adani gestisce il carattere di Antonio Cassano
Adani ha parlato anche del rapporto con Antonio Cassano e del suo carattere schietto: “Quello che dice su allenatori e giocatori, noi lo viviamo anche in privato. Non fa prigionieri, ha un solo lato, io lo amo profondamente. Non cambiando se stesso, ascolta anche. Quello che si vede non è nulla rispetto a quello che condividiamo”.
Dalla Bobo TV a Viva el Futbol
Il passaggio dalla ‘Bobo TV’ a ‘Viva el Futbol‘ ha rappresentato un’importante evoluzione per Adani. Resta però sanguinante la ferita prodotta dalla decisione di Bobo Vieri: “È nata con l’amicizia che ha permesso in un momento drammatico come il Covid di stare in casa e creare interazioni, così la gente ha trovato compagnia e sollievo. È nata, cresciuta ed evoluta. Prima parte è caduta, è decaduta l’amicizia, non si vorrebbero vivere certi momenti, ma si è costretti ad accettarli. Non avrei mai interrotto neanche sotto tortura quel percorso, sono stato costretto e sono ripartito. Da una cosa triste è nata una benedizione. Ora siamo più seri e compatti e apre nuove strade e opportunità”.
Ronaldo il fenomeno e il rimpianto
Tra i ricordi più significativi della sua carriera, Adani ha parlato dell’incontro con Ronaldo il Fenomeno durante la sua esperienza all’Inter. “Ronaldo il Fenomeno l’attaccante più forte, anche staccato da tutti. Quando sono arrivato all’Inter lui è andato via. Si è allenato 5 giorni a parte perché era in trattativa col Real Madrid”.
Nonostante la breve esperienza insieme, Adani ha sottolineato l’importanza di averlo sfidato in campo: “Anche averci giocato contro è stato importante. Ho un bel ricordo di averlo sfidato. Io ho la prima maglia di Ronaldo il Fenomeno, Inter-Brescia dove poi fa due gol Recoba. Io l’ho marcato Ronaldo e ci siamo cambiati la maglia a fine primo tempo. Lo marcavamo 5 contro 1, poi è entrato il Chino e ha sverniciato con due gol clamorosi”.
Gli allenatori che hanno fatto la differenza
Nel corso della carriera, Adani ha avuto modo di lavorare con diversi allenatori, ciascuno con un impatto diverso: “Lucescu un maestro. Mi ha insegnato che il marcato non solo marca ma si stacca per costruire. Mi ha insegnato a giocare. Silvio Baldini è stato il più uomo, un fratello per me. È quello del calcio in culo, lo aveva dato a Di Carlo. Quest’anno si sono trovati e si sono abbracciati. Sergio Buso mi ha insegnato tanto nel Modena”.
Tuttavia, non tutte le esperienze sono state positive: “Roberto Mancini… Ho avuto qualcuno che non aveva interesse a coltivare questa relazione umana, questa mia voglia di chiedere. Tipo Gigi Cagni che era un allenatore di un tempo che ha fatto un suo percorso. Era infastidito da chi voleva sapere, da chi voleva chiedere. Ho avuto Zeman (clicca qui per aggiornamenti terapia), è stato un terrore non per la sua rettitudine ma per il suo allenamento. Eravamo nella Lazio, io chiamavo a casa e dicevo: mi sa che la Serie A non fa per me. Squadra di campioni, io non ero ancora affermato. Ti faceva fare i giri di campo senza rivolgerti la parola. Facevo fatica e pensavo: forse non è il mio livello. Poi passando da Brescia ho fatto una strada diversa”.