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Back in the days, Italia caput mundi: i Mondiali di Germania 2006

Difficile spiegare cosa fu il Campionato del Mondo 2006 per l'Italia a chi era troppo piccolo per goderselo. Le emozioni, i gesti, le storie di quel momento resteranno indelebili per sempre.

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Back in the days, Italia caput mundi: i Mondiali di Germania 2006 Fonte: Getty Images

Assistere ai Mondiali dal divano per la seconda volta di fila fa male a qualunque tifoso dell’Italia, soprattutto venendo da altre due edizioni (Sudafrica 2010 e Brasile 2014) nelle quali gli azzurri sono usciti mestamente ai gironi e tra l’altro con l’Europeo vinto l’anno scorso ancora caldo in bacheca. Anche per questo motivo, se siete come minimo appartenenti alla generazione dei millennials come chi sta scrivendo, non potete non versare una lacrimuccia ripensando a ciò che è stata l’Italia a Germania 2006 e a quanto hanno significato quei Mondiali per un’intera generazione (calcistica ma non solo).

Quel Mondiale non fu solamente una vittoria della squadra, ma la sublimazione di una filosofia che, da Trapattoni in avanti, ha condizionato tutti i tecnici italiani. Buffon, Nesta, Cannavaro, Zambrotta, Pirlo, Gattuso, Del Piero, Totti: l’apoteosi di una dinastia del pallone per certi versi irripetibile, il canto del cigno di quel calcio fatto di bandiere (forse anche di uomini veri?) che ormai non esiste più.

Come arriva l’Italia ai Mondiali 2006: lo scandalo Calciopoli

Tutto inizia con il più grande scandalo sportivo della storia italiana. Il 2 maggio, a un mese dall’inizio della rassegna iridata, scoppia il terremoto Calciopoli che nei mesi a venire raderà al suolo il sistema calcio italiano, mandando la Juventus in Serie B, penalizzando tra le altre Milan, Lazio e Fiorentina e assegnando uno scudetto a tavolino all’Inter. Nell’occhio del ciclone finisce fin da subito il direttore generale bianconero Luciano Moggi, che però è in “buona” compagnia: in poco tempo i vertici del calcio nazionale vengono azzerati da una girandola di dimissioni che lascia la Nazionale azzurra senza una guida. L’opinione pubblica si disaffeziona al pallone e il clima che accompagna la squadra in Germania è surreale.

Anche se non in prima persona, il commissario tecnico Marcello Lippi è coinvolto emotivamente nella vicenda visto che il nome del figlio procuratore, Davide, compare nell’elenco delle persone implicate. Il ct cerca in tutti i modi di proteggere il gruppo squadra chiedendo ai suoi di non parlare con la stampa, anche perché quando qualcuno lo fa, come capitan Cannavaro (che dichiara “Non possiamo parlare solo di Sistema Juve”), getta ulteriore benzina sul fuoco. Le indagini sono soltanto agli inizi, ma già si intuisce che la Juventus non ne uscirà bene tanto che il blocco bianconero che parte per la Germania (Buffon, Zambrotta, Camoranesi e Del Piero oltre appunto a Cannavaro) non sa ancora dove giocherà una volta finita la spedizione mondiale.

La fase a gironi dell’Italia

Tra mille incertezze e con la stampa (anche internazionale) contro, l’Italia arriva nel peggiore dei modi alla gara d’esordio con il Ghana del 12 giugno. La rosa, nonostante un’età media molto alta, vedi l’esordio mondiale di molti giocatori: contro le Stelle Nere sono addirittura 7 su 11. Il primo gol del nostro Mondiale lo segna il Maestro Andrea Pirlo, il numero 21 sulle spalle e un piede tra i più educati di ogni epoca. Nel finale Lippi per allungare la squadra inserisce un altro “debuttante”, Vincenzo Iaquinta, bomber di provincia perfetta espressione del nostro calcio fino a quel momento che proprio in contropiede raddoppia e mette in fresco i primi tre punti.

Il 17 giugno la seconda gara del girone E ci vede affrontare la (almeno sulla carta) modesta nazionale statunitense, che ha perso 3-0 con la Repubblica Ceca. E invece quella gara ci riporta sulla terra: in uno stadio a stelle e strisce (si gioca a Kaiserslautern, a pochi chilometri da una base militare americana) il gol del “baby” Gilardino ci porta in vantaggio, ma l’autogol di Zaccardo evidenzia tutte le difficoltà di un match reso ancora più ostico dalla folle gomitata dell’azzurro più giovane della spedizione, il 22enne Daniele De Rossi, che lascia i suoi in 10 (oltre a costargli quattro giornate di squalifica) costringendoci a uno scialbo 1-1 tra mille difficoltà.

La terza partita del girone, da dentro o fuori, si gioca il 22 giugno all’Imtech Arena contro la Repubblica Ceca della “Furia ceca” Pavel Nedved. Una partita dura, fisica, con il Pallone d’oro 2003 che gioca quasi da solo e tiene in scacco tutta la retroguardia azzurra. Ad un certo punto, l’episodio che cambierà per sempre il nostro Mondiale: Nesta si fa male (e chiude qui il suo Mondiale), abbandona il campo e al suo posto entra Marco Materazzi, l’uomo che non ti aspetti. E’ proprio Matrix a portare in vantaggio gli azzurri con un gran colpo di testa sugli sviluppi di un corner battuto da Totti. Nel finale, una delle azioni più iconiche della competizione: Pippo Inzaghi , entrato nel secondo tempo, parte in campo aperto con Barone al suo fianco che gli chiama la palla a gran voce, consapevole che quella palla non la vedrà neanche col binocolo. Anziché appoggiare al compagno a porta vuota, Super Pippo decide di saltare il portiere e timbra il 2-0. Non senza difficoltà chiudiamo il girone al primo posto e passiamo alla fase finale.

Dagli ottavi ai quarti e la paura per Pessotto

Agli ottavi ecco l’Australia di Mark Bresciano (idolo dei tifosi palermitani per la sua esultanza caratteristica) e allenata da Guus Hiddink, che nel 2002 sedeva sulla panchina della Corea del Sud nella partita dello scandalo arbitrale di Byron Moreno. La gara, sulla carta una passeggiata, si rivela più complicata del previsto: il pallone non entra e, come se non bastasse, a inizio ripresa Materazzi si fa buttare fuori. Lo spettro dei supplementari incombe fino a quando l’uomo della provvidenza, Fabio Grosso, non trova un rigore alquanto furbo a tempo ormai scaduto. Dal dischetto Francesco Totti, arrivato al Mondiale con gli occhi della tigre e una gamba sola per via del grave infortunio di appena 4 mesi prima, non sbaglia e al 95’ strappa il pass per i quarti.

Proprio nel momento in cui sul gruppo azzurro comincia ad aleggiare un po’ di ottimismo ecco arrivare un’altra mazzata: Gianluca Pessotto, dirigente juventino, tenta il suicidio buttandosi dalla sede del club. Molti giocatori, tra cui Cannavaro e Buffon, abbandonano il ritiro per andare a fargli visita in ospedale. Questo episodio, assieme all’immensa esperienza di Marcello Lippi, cementa ancora di più il gruppo.

Forse anche per questo, il quarto di finale contro l’Ucraina è forse la vittoria più agevole della spedizione, con il gol stupendo di Gianluca Zambrotta e la doppietta di Luca Toni che liquidano Shevchenko con un netto 3-0. I tifosi ora ci credono davvero e per le strade cominciano a sentirsi i primi caroselli.

Italia vs Germania, la semifinale nel segno di Fabio Grosso

In semifinale gli azzurri se la vedono con i padroni di casa, la super favorita Germania. Occasioni da una parte e dall’altra in una sfida epica, che tuttavia finisce 0-0 dopo 90 minuti. I supplementari sono un’agonia, Lippi le prova tutte schierando quattro attaccanti contemporaneamente ma la gara non si sblocca. Podolski va vicinissimo al gol ma Buffon salva tutto con una parata da Pallone d’Oro. E poi, al minuto 119, succede il miracolo: angolo corto di Del Piero per Pirlo, che vede Grosso e… gol. A due minuti dalla fine l’Italia è in vantaggio per 1-0 ma non è finita, perchè c’è ancora tempo per il riscatto azzurro di Alex Del Piero, che riscatta con gli interessi un passato azzurro tutt’altro che positiva e firma il 2-0 che ci vale Berlino al termine di un contropiede epico innescato da Cannavaro.

Italia campione del mondo 2006, la formazione che ha battuto la Francia

Buffon, Zambrotta, Cannavaro, Materazzi, Grosso, Gattuso, Pirlo, Camoranesi, Perrotta, Totti, Toni. Questi gli undici eroi che scendono in campo nell’ultimo atto con la Francia a giocarsi la sesta finale nella storia dell’Italia. I transalpini sono forse l’avversario peggiore possibile: campioni del mondo 1998, vincitori dell’Europeo del 2000 proprio contro di noi, non riusciamo a batterli in competizioni internazionali da 28 anni e arrivano a Berlino con i favori del pronostico. Ma il destino ha in serbo una tremenda delusione per Domenech. La partita comincia subito in favore della Francia, con un calcio di rigore assegnato ai francesi per un fallo di Materazzi su Malouda.

Sul dischetto si presenta Zidane, che nell’ultima partita della carriera si permette un cucchiaio, contro Buffon, in una finale di Coppa del Mondo. E’ la prima rete subita dall’Italia in questi Mondiali, se consideriamo che contro gli Usa si era trattato di un autogol. Il destino però è dalla nostra parte: pochi minuti dopo aver commesso il fallo, Materazzi vola in cielo e fa 1-1. Il resto è storia: la Francia è una corazzata e ci vuole un Buffon monumentale a evitare la disfatta, trascinandoci ai supplementari. Poi, a pochi minuti dai calci di rigore, la testata di Zizou proprio ai danni di Matrix. I rigori sono l’espressione della perfezione: Pirlo, Materazzi, De Rossi, Del Piero e infine lui, Fabio Grosso. Questi i nomi dei 5 rigoristi che ci hanno consegnato la Coppa del Mondo, l’ultima vera lezione della grande scuola italiana al mondo.

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