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Biathlon, Dorothea Wierer è ancora qui. Con un sogno (incubo?) olimpico 2026

Una icona degli sport invernali da anni si sente ripetere di tenere botta fino ai Giochi olimpici di Milano-Cortina, con il programma di gare del biathlon ad Anterselva

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Roberto Barbacci

Roberto Barbacci

Giornalista

Giornalista (pubblicista) sportivo a tutto campo, è il tuttologo di Virgilio Sport. Provate a chiedergli di boxe, di scherma, di volley o di curling: ve ne farà innamorare

La regina rimane lei, 33 anni compiuti lo scorso 3 aprile, la fuoriclasse che come nessun’altra atleta ha saputo far conoscere il mondo del biathlon anche a chi di sci di fondo e carabine di precisione non ne aveva mai sentito parlare.

Dorothea Wierer in fondo sa di avere qualcosa di magnetico: saranno gli occhi celesti, sarà quello sguardo che conquista a prima vista, magari anche quella erre pronunciata in modo così diverso dalle abitudini, che un po’ la rende speciale anche agli occhi di chi appassionato di biathlon non lo è mai stato, ma che magari si ferma a vedere una gara se sa che c’è lei in pista.

Iconica: la vedremo a Milano-Cortina?

Una icona degli sport invernali che da anni si sente ripetere da più parti di tenere botta almeno fino ai Giochi olimpici di Milano-Cortina, quelli che vedranno il programma di gare del biathlon ad Anterselva, in pratica la pista di casa (ma nel vero senso della parola: è nata a Brunico ma ha sempre vissuto a Rasun di Sopra, a circa 5 minuti di auto dall’impianto).

Tre anni di duro lavoro e sacrifici, però, a questa età non sempre valgono il prezzo del biglietto: Doro ha ribadito di volerci pensare su, magari vedendo anche come risponderà nella stagione alle porte. Che è la 13esima nel circuito internazionale, un tempo abbastanza lungo per ritenere che ci si possa anche fermare, al netto di quel tarlo che la vorrebbe presente un’ultima volta nella rassegna a cinque cerchi.

La fatica mentale

Dovessimo prendere in esame i risultati dell’ultima stagione, probabilmente verrebbe da chiedersi chi sarebbe quel pazzo che andrebbe a chiedere alla Wierer di ritirarsi dalla scena. Le due vittorie nella tappa di Ostersund di marzo nell’individuale e nella mass start (e a gennaio c’era stata quella ottenuta ad Anterselva nella sprint) hanno ribadito al mondo intero che Doro è ancora competitiva, benché il livello delle rivali si sia alzato, e non di poco.

Certo, chiederle di competere per la coppa del mondo generale è oggettivamente troppo: magari quella è un’idea che potrà venire in testa a Lisa Vittozzi, che con qualche anno in meno sulle spalle avrebbe ancora qualche cartuccia (non solo metaforicamente) da sparare.

Doro ha messo le mani avanti

Doro ha messo le mani avanti per tempo, rigettando ogni ambizione legata alla coppa di cristallo. Ha motivato il tutto spiegando che la fatica a livello mentale è divenuta una costante, ed è proprio la mente il vero “nemico” sulla strada che conduce a Milano-Cortina.

Il fisico, quello potrebbe reggere senza problemi, ma la testa forse no, perché allenarsi duramente ogni giorno è un sacrificio enorme per chi, a 33 anni e mezzo, vorrebbe anche pensare a guardarsi intorno. Magari a mettere su famiglia, o quantomeno a godersi un po’ di più la vita.

Puntare al Mondiale: si può

La stagione alle porte avrà come punto culminante il mondiale di Novo Mesto, località peraltro abbastanza atipica (appena 200 metri sul livello del mare), che pensando alle temperature registrate in questo periodo un po’ in tutta Europa fa sembrare un azzardo la scelta della FIS di andare in una sede così “bassa” a livello di altitudine.

La Wierer, dall’alto della sua esperienza, sa che la variabile “neve” può rappresentare un fattore chiave nell’interpretazione di una gara tanto sentita, quanto importante.

Arrivare tirata a lucido

Avendo fatto capire di non partire con l’idea di vincere la coppa del mondo generale (anche se lo scorso anno è arrivata seconda dietro a Julia Simon: Hanna ed Elvira Oberg, Ingrid Taldrevold e Lisa Hauser però sono più giovani e vogliono giocarsi le loro carte), chiaro che il mondiale diventa un boccone piuttosto prelibato.

Doro vorrà cercare di arrivare tirata a lucido alla rassegna iridata, dove vanta già 4 medaglie d’oro (di cui 3 individuali) e in totale 12 podi, con cinque argenti e tre bronzi. Una rassegna che potrebbe anche rappresentare una cartina tornasole sulla via che conduce alla madre di tutte le decisioni, quella appunto legata all’eventualità o meno di proseguire con l’attività fino al 2026.

L’ultima della vecchia guardia

L’ultima estate ha visto ritirarsi due campionesse indiscusse come Marta Roiseland e Denis Hermann, rivali di tante battaglie. C’è una nuova generazione di atlete che si sono già affacciate con personalità sul palcoscenico, e Dorothea sembra essere rimasta una delle poche superstiti della “vecchia guardia”.

Ma proprio per questa ragione, dovesse centrare gli obiettivi prefissati in una rassegna di due settimane, la tentazione di spingersi fino a Milano-Cortina potrebbe diventare forte, e tale da convincerla a tentare un’ultima grande avventura.

Farebbe felice anche il Coni

E così facendo farebbe felice anche il Coni, che sulla Wierer continua a puntare, sia per la popolarità che ha saputo generare (per se e il biathlon), sia per la facilità con la quale buca lo schermo.

Tanto che c’è chi la vorrebbe anche portabandiera, sebbene Doro abbia fatto sapere di non essere interessata, poiché subito dopo la cerimonia d’apertura (a Milano) il giorno dopo cominceranno le gare (ad Anterselva).

Insomma, non sia andrebbe certo ai Giochi per partecipare: se proprio dovesse essere così, tanto vale farlo in un’altra veste. Ma per migliaia di appassionati non sarebbe la stessa cosa

Biathlon, Dorothea Wierer è ancora qui. Con un sogno (incubo?) olimpico 2026 Fonte: Getty Images

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