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Jean-Charles Castelletto, il friulano che ha realizzato un sogno per il suo Camerun: le origini, la carriera

Le origini italiane, la vita e la giovinezza in Francia e la scelta di indossare la maglia del Camerun: la storia di Jean-Charles Castelletto, azzurro con la casacca della nazionale africana

28-11-2022 12:13

Tra i meriti che vanno riconosciuti al calcio globalizzato, c’è l’indubbia anticipazione delle contaminazioni che ciascun giocatore, ciascuna storia si porta dentro in una sintesi unica a modo proprio. Nel Mondiale in Qatar, le traversie della famiglia, dei suoi genitori, che ha narrato egli stesso a tempo debito, sono all’origine di quanto sta nel suo cognome e nel suo trascorrere una giovinezza in Francia, la crescita di un ragazzo come Jean-Charles Castelletto in un Paese che gli ha restituito solo in parte le sue promesse.

L’eroe del Camerun che ha donato il temporaneo vantaggio contro la Serbia ha una parte italiana che preserva e che porta un pizzico di azzurro anche in questa Coppa del Mondo.

Castelletto, le origini friulane e l’infanzia in Francia

“Mi sento un po’ francese, un po’ camerunese e un po’ italiano”, ha dichiarato Castelletto, cresciuto nel vivaio dell’Auxerre e che dal 2020 gioca nel Nantes: a febbraio sfiderà la Juventus in Europa League e sarà la sua prima volta in uno stadio italiano. Una stranezza per chi porta quel cognome, di chiara origine friulana.

“Sarò felice ed emozionato. E finalmente potrò scoprire qualcosa della cultura del mio Paese di origine: ho i racconti di mio padre, mi manca aver toccato con mano quel mondo che ho conosciuto soltanto attraverso di lui”.

Difensore centrale solido, quasi arcigno, 27 anni, classe 1995, ha deciso però di indossare la maglia del Camerun, per onorare la nazione da parte materna.

La scelta di Castelletto di indossare la maglia del Camerun

Un mondo che porta nel DNA, ma che non gli appartiene fino in fondo: la famiglia Castelletto lasciò Udine quando il padre di Jean-Charles era poco più che un bambino per stabilirsi prima a Lourdes e poi nella regione di Parigi, dove Castelletto senior ha conosciuto la madre del calciatore con cui poi si è sposato.

“Sono francese, sono nato e cresciuto in Francia e la mia cultura è francese. Da noi non è insolito vedere coppie miste come quella dei miei genitori, ma io sento anche l’influenza delle mie origini. Mio padre mi ha raccontato spesso delle sue radici. E se devo dire se c’è qualcosa di geneticamente italiano in me, dico la grinta”, ha affermato. Non parla italiano, ma lo comprende Castelletto.

Perché ha deciso di rappresentare il Camerun? Non è solo una questione di spazi, se pensiamo alla Francia o all’Italia. Lo ha spiegato bene lo stesso Castelletto:

“Di camerunese credo di avere lo spirito, l’attitudine alla lotta”, che ha comunque a che fare con la grinta: d’altronde è una colonna dei Leoni indomabili, anche se prima di esordire in nazionale, nel 2017 (da ragazzo aveva fatto parte di tutte le selezioni giovanili francesi fino all’Under 20), non era mai stato nemmeno in Africa.

“In nazionale mi sono trovato subito bene, nessuno mi ha fatto mai sentire straniero nonostante il cognome insolito e la pelle più chiara”. Del resto anche il centravanti Choupo-Moting, che gioca nel Bayern, ha madre tedesca e padre camerunese. Le occasioni di vederlo in Italia e in Serie A sono state forse troppo poche, considerate le sue possibilità.

Fonte: ANSA

L’occasione con il Genoa, poi Salernitana e Cremonese

L’estate scorsa è stato contattato dal Genoa, prima che retrocedesse, e poi da Salernitana e Cremonese, ma alla fine è rimasto a Nantes per vivere l’Europa League dopo aver vinto la Coppa di Francia e ha anche firmato un nuovo contratto prolungandolo fino al 2026, tenendosi però una porta aperta in caso di chiamate dall’estero.

“Venire a giocare da voi è il mio sogno. Ho tifato molto perché gli azzurri si qualificassero per il Qatar e ci sono rimasto male per la sconfitta con la Macedonia. Magari potete cogliere l’occasione per scoprire me, che un po’ di Italia alla Coppa del mondo proverò a portarla: spero che impariate a conoscermi e magari a fare il tifo per me, per noi”. Il girone del Camerun, quello con Brasile, Serbia e Svizzera, è il più equilibrato e duro in assoluto.

Ma gli è riuscita questa prodezza: quella di portare in temporaneo vantaggio il suo Camerun sulla Serbia, anche se forse l’illusione non basta.

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