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Arbitri: Chiffi esce allo scoperto su Mourinho, Orsato spiega cosa non sopporta -

I segreti degli arbitri di A: il fischietto patavino racconta i suoi rapporti tesi con lo Special One, il veneto non esclude ruolo da designatore

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Pietro De Conciliis

Pietro De Conciliis

Giornalista

Giornalista pubblicista e speaker radiofonico, per Virgilio Sport si occupa di calcio con uno sguardo attento e competente sui campionati di Serie B e Serie C

Da peggior arbitro mai incontrato da José Mourinho a miglior fischietto internazionale della stagione, è un attimo. È il caso di Daniele Chiffi, direttore di gara che ormai dirige da anni le partite della nostra Serie A e segue le orme di un totem come Daniele Orsato, arbitro che presto potrebbe diventare il nuovo designatore del massimo campionato italiano, dopo aver diretto persino finali dei Mondiali e della Champions League.

Lite Chiffi-Mourinho: la verità dell’arbitro

In pochi avranno dimenticato l’acceso battibecco a distanza tra José Mourinho e Daniele Chiffi nel finale di Monza-Roma, quando lo Special One vide rosso e arrivò a farsi espellere dopo una discutibile gestione degli episodi e la discussa espulsione di Celik, punito per un fallo non intenzionale. Da lì, il putiferio. Mourinho andò davanti alle telecamere per asserire candidamente, in tutto il suo stile, che Chiffi era il peggior arbitro mai incontrato nella sua carriera di allenatore.

A poco più di tre mesi da quella circostanza, nella quale i giallorossi persero due punti pesanti per la corsa Champions, Chiffi è uscito allo scoperto attraverso un’intervista concessa ai microfoni de Il Corriere dello Sport, a margine della premiazione che lo ha visto diventare il miglior fischietto internazionale dell’ultima stagione sportiva.

L’episodio di Monza? Mourinho è un grandissimo allenatore, la sua storia parla per lui e non sta a me giudicarlo. In campo si può essere in disaccordo, ma se l’arbitro pure con l’ausilio del quarto uomo si rende conto delle proteste deve arrivare il provvedimento. Essere criticati fa parte del nostro mestiere, quella vicenda non mi ha tolto il sonno. Se fosse successo una decina di anni fa, appena arrivato, non ci sarebbe stata l’esperienza tale per gestire certe situazioni. Ora c’è.

Chiffi, originario di Padova, ha poi ribadito come non esista cattiva fede alla base delle sue decisioni.

Non mi posso far condizionare, ho l’obiettivo di fare bene in ogni partita e migliorare. Poi, come in ogni ambiente lavorativo, non si può andare d’accordo su tutto, fa parte della natura umana. Non mi sento di colpevolizzare Mourinho, siamo tutti uomini di sport e di campo. Nel momento in cui prendi le decisioni e sei convinto che sono giuste e assunte con onestà, non hai nessun tipo di problema. Mi guardo serenamente allo specchio.

La carriera di Orsato: qualità e segreti del miglior arbitro italiano

Nominato miglior arbitro del mondo nel 2020, proprio nell’anno in cui anche i direttori di gara hanno dovuto adattarsi al silenzio degli stadi figlio della pandemia, Orsato rappresenta oggi un modello per centinaia di fischietti italiani e stranieri. Autorevole, ma non necessariamente autoritario, è migliorato sotto tutti i punti di vista negli ultimi anni, costruendo un rapporto di rispetto reciproco con ciascun calciatore, andando oltre la tensione della partita.

Arbitrare alla Orsato per me significa farsi accettare anche quando sbagli – ha precisato alla Gazzetta il fischietto vicentino -. Farina me lo diceva sempre. Il mio primo grande errore fu in un Sampdoria-Atalanta: diedi un rigore e invece la palla prese lo stomaco. Me ne accorsi dopo ma lì difesi la mia scelta. Cerco di essere il più umile e deciso possibile, non sopporto le proteste sguaiate. Provo ad essere accettato col rispetto, tratto tutti alla stessa maniera. Porto sempre ad esempio Zanetti. Inter-Samp i nerazzurri protestavano, lui venne da me: “Non ti preoccupare, vai avanti”.

Impossibile dimenticare il primo cartellino giallo. Un’ammonizione tanto prestigiosa quanto coraggiosa, considerando contesto ed età di Orsato.

Ne ricordo uno a Paolo Maldini in un Milan-Siena. Lui protestò, poi venne da me Vergassola e disse: “Ma sei un ragazzino e a San Siro hai avuto il coraggio di ammonire Maldini. Grande”. Avevo 33 anni credo, ci misi mezz’ora per guardare il terzo anello. Trattavo già tutti alla stessa maniera.

Cosa farà Orsato dopo aver chiuso la carriera da arbitro?

Il futuro di Daniele Orsato appare abbastanza chiaro. Dopo una vita professionale caratterizzata da impegni e responsabilità, ma anche da una straordinaria routine, il direttore di gara nato a Montecchio Maggiore non si allontanerà subito dal suo mondo. Iscritto da anni alla sezione di Schio, il fischietto veneto avrà verosimilmente la possibilità di sostituire il fiorentino Rocchi nel ruolo di designatore arbitrale della Serie A.

Da parte di Orsato, c’è la volontà di dare continuità al percorso tracciato dallo stesso Rocchi e di non lasciare indietro nessuno, puntando forte sui giovani in rampa di lancio.

Mi piacerebbe stare ancora coi più giovani, sono a disposizione del nostro presidente e ora sto cercando di imparare da Rocchi. Si vedrà… adesso penso ad arbitrare. Perché ho sempre quella passione di quando sognavo di fare, e facevo, l’elettricista… E lo sa? L’elettricista lo faccio ancora. Dopo le partite, scarico le tensioni.

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