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Deborah Compagnoni rincuora Federica Brignone: "So cosa sta passando, l'affetto della gente le sarà d'aiuto"

Compagnoni sa cosa sta provando Brignone: "Non dovrà avere fretta, i Giochi non devono diventare un'ossessione. Tutto l'affetto le servirà per ripartire con più forza".

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Roberto Barbacci

Roberto Barbacci

Giornalista

Giornalista (pubblicista) sportivo a tutto campo, è il tuttologo di Virgilio Sport. Provate a chiedergli di boxe, di scherma, di volley o di curling: ve ne farà innamorare

C’è un destino beffardo che unisce Deborah Compagnoni a Federica Brignone. Entrambe hanno sperimentato cosa sia il dolore incappando in una caduta tremenda, spinte unicamente dalla voglia di andare oltre i propri limiti e inseguire un’altra vittoria da aggiungere alle tante conquistate in carriera. Perché l’urlo di dolore di Deborah in quel maledetto gigante olimpico ad Albertville lo ricordano tutti: l’audio ambientale che si sentiva dalla TV gettò nello sgomento un’intera nazione. La stessa che ha letto la notizia dell’infortunio occorso a Federica, un altro colpo al cuore pensando a ciò che ha raccontato la stagione che è stata appena data agli archivi.

Analogie tra infortuni: “Chi gareggia non pensa a farsi male…”

Compagnoni sa benissimo cosa passa per la testa di un’atleta in questi momenti. Quando s’infortunò ad Albertville era in stato di grazia: appena 24 ore prima aveva conquistato l’oro in supergigante, la medaglia più preziosa di una carriera che, al netto della coppa di specialità vinta in gigante nel 1997, racchiude le sue gemme più preziose proprio nelle gare olimpiche.

“Ci sono analogie tra il mio infortunio e quello capitato a Federica. Certo io all’epoca ero giovanissima: avevo 22 anni, sapevo di avere una vita sportiva davanti a me, anche se fu uno shock tremendo. Passai dalla gioia alla tristezza in un attimo.

Fede invece s’è infortunata a fine stagione, è una cosa abbastanza particolare, peraltro in una gara dove il divario con le altre era talmente ampio che non c’era neppure tutta questa necessità di forzare. Ma la verità è che quando un’atleta apre il cancelletto pensa solo ad andare forte, la paura di farsi male non deve esistere. Quando accade, però, bisogna accettare ciò che il destino ha tenuto in sorte e ripartire”.

Obiettivo olimpico: “Deve essere uno stimolo, non un’ossessione”

Compagnoni sa che il primo aspetto sul quale Brignone dovrà lavorare è quello mentale. “Però non deve avere fretta nel voler tornare in pista. Il percorso sarà lungo, ci saranno giorni buoni e meno buoni, ma Fede è una ragazza seria e meticolosa e saprà fare i passi lunghi quanto la gamba. E soprattutto sarà comprendere quando le cose andranno bene e quando sembreranno andare meno bene”.

Milano-Cortina può rappresentare però lo sprone per metterci ancora più impegno. “Sicuramente costituirà uno stimolo, ma a patto che non diventi un’ossessione. Conta prima di ogni cosa la salute, e Fede dovrà capire come progredire giorno per giorno per riuscire a tornare l’atleta che abbiamo ammirato in questi ultimi mesi.

Io sono convinta che quando tornerà in pista avrà ancora voglia di dimostrare tutto il suo valore, ma per farlo serviranno tempo, pazienza e grande cura dei dettagli. E soprattutto dovrà sentire cosa gli dirà il corpo, perché è quella la cosa più importante”.

L’affetto della gente: “Dopo l’infortunio divenni più popolare…”

Il destino ha tirato un brutto scherzo alla fuoriclasse di La Salle proprio nel momento in cui ha conosciuto il suo picco di popolarità. Tanto che il grande affetto col quale è stata sommersa in questi ultimi giorni testimonia quanto agli occhi dell’opinione pubblica Brignone sia percepita come un modello davvero positivo. “Lei è una ragazza veramente solare, una che lavora tanto e che sa come farsi voler bene”, conclude Compagnoni.

Tutto questo affetto le farà bene, l’aiuterà a superare anche i giorni più duri e complicati che l’attendono. In casi come questi accadono cose davvero strane: io posso dire di essere diventata davvero popolare il giorno dopo l’infortunio di Albertville, perché tanta gente che prima non mi conosceva o non badava troppo alle mie vittorie si appassionò alla mia storia, aiutandomi nel percorso di risalita. Quella cosa rappresentò uno stimolo enorme e mi diede grande serenità: sapevo di non essere sola, e così sarà anche per Federica”

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