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Diritti tv, cos’è il Geoblocking e perché fa paura a tutta la Serie A

L'eliminazione del blocco geografico anche nello sport sarebbe un'enorme rivoluzione per il mondo del calcio. Ma non dovrebbe essere esecutivo subito

14-12-2023 11:24

Alessio Raicaldo

Alessio Raicaldo

Sport Specialist

Un figlio che si chiama Diego e la tesi di laurea sugli stadi di proprietà in Italia. Il calcio quale filo conduttore irrinunciabile tra passione e professione. Per Virgilio Sport indaga, approfondisce e scandaglia l'universo mondo dello sport per antonomasia

Dal Parlamento Europeo è arrivata una grossa novità per quanto riguarda i diritti televisivi sugli eventi in diretta, sport incluso. E’ infatti stata votata la rimozione dei blocchi geografici, detta anche Geoblocking: una decisione approvata con 376 voti a favore, 111 contrari e 107 astenuti. Adesso la Commissione Europea dovrà giocoforza redigere un nuovo regolamento riguardo questi servizi entro il 2025. Vediamo come tutto ciò possa andare a influire pure sulla nostra Serie A.

Che cos’è il Geoblocking

In passato, nello specifico nel 2018, erano stati esclusi dal blocco tutti gli eventi sportivi. Il dibattito è però stato riaperto in questi giorni fino alla decisione presa che va in senso opposto. Ma che cos’è il Geoblocking? Si tratta di una tecnologia che ha lo scopo di filtrare i contenuti di internet in base alla posizione geografica da cui ci si connette. E questa si applica ad ogni tipo di evento in streaming, che sia un film, una serie tv o anche una partita di calcio. Tale blocco serve a tutelare i diritti d’autore e di distribuzione che possono variare da zona in zona.

L’obiettivo dell’eliminazione del blocco

L’obiettivo finale è quello di diversificare i contenuti in base al Paese. L’eliminazione del blocco geografico consentirebbe una sostanziale modifica per ciò che concerne i diritti televisivi. Ne deriverebbe infatti la possibilità per chi detiene i diritti TV di un evento di allargare i propri confini all’interno di tutta l’Unione Europea: un qualcosa che allo stato attuale invece non sarebbe possibile. Non è una mossa banale perché, come vedremo, ci potrebbero essere delle conseguenze per gli spettatori.

Una scelta al passo coi tempi: la spiegazione del deputato UE

Ma perché è arrivata ora una decisione simile? Lo ha spiegato Beata Mazurek, deputato UE: “Il regolamento sul geo-blocking vuol dire togliere barriere ingiustificate per i consumatori e le aziende nel mercato unico. Dobbiamo evitare la discriminazione in base alla nazionalità e al luogo di abitazione e dobbiamo togliere le barriere negli acquisti su internet. Deve esserci il diritto completo di accesso alla scelta dell’offerta migliore ovunque. Dobbiamo considerare il progresso tecnologico e i bisogni dei consumatori negli ultimi anni. Oggi presentiamo una soluzione, in attesa del regolamento della Commissione europea del 2025“.

Spettatori più liberi di scegliere ma non da subito

Se venissero completamente tolte le barriere, come è in procinto di essere, ogni spettatore sarebbe libero di guardarsi intorno e abbonarsi a qualunque tipo di offerta venisse promossa da qualsiasi paese all’interno dell’Unione Europea. Senza geoblocking infatti un utente italiano potrebbe scegliersi di abbonarsi ad un servizio di streaming polacco dove la Serie A viene trasmessa, con commento in polacco, ad un prezzo decisamente più basso. O di vedere la Champions League tramite un abbonamento spagnolo. Più concorrenza potrebbe significare prezzi più bassi, in linea con il libero mercato. Potrebbe però volerci un po’ più di tempo. L’idea al momento è quella di attendere i prossimi bandi di vendita dei diritti tv nazionali, cioè dal 2029, alla scadenza di quelli attuali, al fine di salvaguardare il valore economico di quelli già assegnati ed evitando che gli operatori del settore vadano a ridiscutere al ribasso accordi già presi.

Diritti tv, cos’è il Geoblocking e perché fa paura a tutta la Serie A Fonte: Ansa

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