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Totò Schillaci a Pechino Express, che fa oggi l'eroe delle Notti Magiche di Italia '90

Lo sguardo spiritato e tante vite già vissute per l'ex bomber della Juve

Ultimo aggiornamento:

Elisabetta D'Onofrio

Elisabetta D'Onofrio

Giornalista e content creator

Giornalista professionista dal 2007, scrive per curiosità personale e necessità: soprattutto di calcio, di sport e dei suoi protagonisti, concedendosi innocenti evasioni nell'ambito della creazione di format. Un tempo ala destra, oggi si sente a suo agio nel ruolo di libero. Cura una classifica riservata dei migliori 5 calciatori di sempre.

Quegli occhi spiritati, cerchiati di rosso e degni di un film horror come di un quadro neorealista, hanno caratterizzato la sua carriera. Totò Schillaci, classe 1964, di vite ne ha vissute tante. Dal Cep di Palermo, quartiere povero dove si fece notare da giovanissimo come centravanti dell’Amat, al volto simbolo degli azzurri durante il Mondiale di Italia ’90.

L’attaccante delle notti magiche è nel cast della nuova edizione di Pechino Express, dove si diletterà per le vie delle Indie in coppia con Barbara Lombardo.

Totò Schillaci, gli inizi a Palermo

L’eroe di quell’Italia magnifica, spensierata e abbandonata all’iperbole calcistica di quell’attaccante all’apice della sua carriera, aveva saputo interpretare il sentiment di una coscienza collettiva che nel calcio leggeva un riscatto, oltre alla passione. E che Totò portava addosso. La sua Palermo ha seguito il tumultuoso cammino di quel figlio campione, sempre:

“Ce l’ho fatta, perché ho avuto il coraggio, magari l’incoscienza, di puntare tutto sul calcio: dopo un anno e mezzo che aggiustavo le gomme, e dopo, sfinito, mi andavo ad allenare, ho deciso che dovevo scegliere. E ho scelto il calcio, dandomi una scadenza. Se non avessi sfondato, mi sarei rimesso a bottega”, ha dichiarato anni addietro, quando gli fu chiesto di narrare i suoi inizi.

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Totò Schillaci e l’avventura di Italia ’90: le sue Notti Magiche

Un gol dietro l’altro, anche se mancò la soddisfazione ultima per quel giocatore che oggi ha svelato il dolore della scoperta di apprendere di un male subdolo, ma feroce come il cancro al colon. Allora il titolo gli fu strappato via, scipato quasi di soppiatto lasciandogli il rammarico di non aver sigillato quella voglia di vincere con il Mondiale che sognava da bambino, tra i vicoli della sua Palermo.

“Vuol dire che qualcuno, da lassù, ha deciso che Totò Schillaci dovesse diventare l’eroe di Italia ’90. Peccato che poi si sia distratto durante la semifinale con l’Argentina. Una disdetta: abbiamo preso solo un goal in quell’edizione dei Mondiali, e quel gol ci ha condannati”, prima della delusione ai rigori contro Maradona in semifinale. Fu lui a chiedere a Vicini di non tirare dal dischetto per poi ammettere lo sbaglio:

“Dopo ho passato due ore dentro lo spogliatoio a fumare, non ho trattenuto le lacrime. E’ stato un sogno che ci è scivolato dalle mani”.

Fonte: ANSA

La separazione da Rita e l’incidente con Lentini

Anche la sua storia gli scivola via, tra le dita, senza che neanche se ne accorga davvero: è la fase più delicata, della sua giovane esistenza, quando entrò in una crisi senza lieto fine e decise di separarsi da sua moglie Rita, la quale ebbe una relazione, poi, con l’allora campione Gianluigi Lentini.

Dal Messina il salto grande fino alla Juve, dove diventò Totò-gol. Poi il litigio con la società, perché dirà “non mi perdonarono che avevo lasciato mia moglie”. Poi fu l’era dell’avventura incolore all’Inter.

Totò Schillaci e la decisione di trasferirsi in Giappone

Sono passaggi e anni quasi incolore, rispetto all’azzurro di quel Mondiale ormai epico per toni, mood e sentimenti: per Schillaci non si poteva chiudere così, nel declino una carriera costruita sulle scelte da capitano coraggioso.

Trasferirsi dall’Italia al Giappone, dove la sua immagine viene quasi idolatrata, non fu opzione poi così assurda anche se all’epoca suscitò una certa sensazione.

L’esperienza di “Totò-san”, come lui stesso dichiarerà, non fu facile. Furono due anni intensi, dal 1993 al 1994, con la maglia dello Jubilo Iwata.

Totò Schillaci: la vita privata

Due matrimoni, il primo con Rita Bonaccorso (che per non rinunciare alla sua villa palermitana e per protesta è stata costretta a dormire in una roulotte), il secondo con Barbara che lo ha seguito negli anni del ritorno a Palermo e in tv all’Isola, per esempio.

Cori razzisti in ogni stadio, ad ogni sua apparizione: “Ed è triste che siano state le città del Sud, Bari e Napoli, ad avermi insultato di più”.

Poi quel «Ti faccio sparare» rivolto al bolognese Poli che suscitò indignazione e che lo costrinse a scusarsi e a chiarire:

“Era una frase detta così, nella foga del momento, ma non dovevo dirla: ne pagai a lungo le conseguenze”, rivelò.

Il pugno sferrato a Roberto Baggio

Anche quel pugno sferrato contro Roberto Baggio, anch’egli personaggio senza alcuna particolare simpatia per l’apparire sterile. A Premium calcio nel lontano 2011 l’ex bomber ha rivelato questo scontro fisico.

“Io e Roby siamo diventati amici. Dividevamo la stessa camera, lui parlava poco, io niente. Eppure, nonostante questo, una volta facemmo a cazzotti: anzi, fui io a rifilargli un pugno”. Motivo? Si è trattato veramente di una stupidaggine. Eravamo nello spogliatoio della Juve. Roberto stava scherzando con me, ma si lasciò prendere la mano e lo scherzo divenne pesante. Io reagii in quel modo e me ne pentii subito. Per fortuna, la cosa si chiuse lì”, ha spiegato successivamente a Sicilia On line.

L’ultimo rimpianto: il Palermo

Un rimpianto se lo porta dietro e lo ribadisce ad ogni occasione pubblica, ad ogni intervista: quello di non aver indossato la maglia del Palermo, anche se qui – nella splendida città dei Florio – .

“Da quando ero ancora un moccioso, l’unica cosa che contava per me era segnare, a dispetto di tutti, compagni e avversari. Una voglia sfrenata, che non è mai finita. Ma io non potevo cambiare, perché se perdevo quella mia voglia matta di goal perdevo tutta la mia forza di calciatore. Da noi, per emergere, devi avere la fortuna che qualcuno venga a scovarti. Non ci sono scuole calcio, i club investono poco nel settore giovanile. Ho conosciuto tanti ragazzi che potenzialmente sarebbero stati dei talenti e che si sono scoraggiati. Ho sempre cercato di giocare per la squadra, almeno finché non vedo la porta. In quel momento scompare tutto. Siamo io, lei e il portiere. Se capisco che c’è il varco giusto, io ci provo. Un attaccante deve ragionare così e fidarsi del proprio istinto. Altrimenti quando segna?”. In sintesi, la sua filosofia.

L’arresto di Messina Denaro e la sua testimonianza

Proprio per sottoporsi ad alcuni accertamenti, legati al suo stato di salute, la mattina dell’arresto di Matteo Messina Denaro, considerato uno degli ultimi stragisti, è alla clinica La Maddalena, dove viene arrestato. Schillaci è testimone di questo evento epocale, nella lotta alla criminalità organizzata: l’eroe delle Notti Magiche è lì per effettuare delle analisi dettate dalla sua condizione, svelerà in una fase diversa quando deciderà di rendere pubblica la sua malattia, un tumore al colon.

Fonte: ANSA

In quella mattina di gennaio, però, è un uomo sopraffatto dagli eventi, da ciò che è più grande di lui e che riporta con il suo bagaglio di emozioni e timori, ai giornalisti intervenuti:

“Ero lì che stavo aspettando in clinica intorno alle 8.15, quando ho visto entrare tutti i poliziotti incappucciati”, ha detto Schillaci ai microfoni. Il 58enne palermitano sarebbe dovuto entrare a fare le proprie terapie, ma proprio in quel momento le forze dell’ordine si accingevano a chiudere un capitolo storico nella latitanza del ricercato n.1 in Italia e nella ricerca dell’ultimo boss di una generazione di esponenti della criminalità organizzata. “Io stavo per entrare al bar, stavo fumando una sigaretta ed è allora che ci hanno bloccati tutti, era un manicomio!”, le sue parole.

Che cosa fa oggi Totò Schillaci: dalla tv alla scuola

Con i soldi guadagnati in Giappone, Totò tornò poi in Italia, e nella sua Palermo per aprire un centro sportivo, comprensivo di campi di calcio in erba sintetica e dal 2000 gestisce la “Scuola calcio Louis Ribolla”.

Il personaggio Schillaci, anche con l’obiettivo dichiarato di voler lavorare in tv, è tornato alla ribalta grazie alla sua partecipazione al reality “L’isola dei famosi”, “Quelli che il calcio” e ad apparizioni in alcune fiction. L’ultimo programma, in ordine di tempo, in cui figura è “Back to school”, format condotto da Nicola Savino andato in onda su Italia1.

Un personaggio istrionico, sfaccettato e che non ha mai negato di godere di secondo opportunità, nella sua esistenza. Ma per tutti rimarrà sempre Totò-gol, quello delle Notti Magiche.

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