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Totò Schillaci, com'è e che fa oggi l'eroe delle Notti Magiche

Lo sguardo spiritato e tante vite già vissute per l'ex bomber della Juve

Quegli occhi spiritati, cerchiati di rosso e degni di un film horror come di un quadro neorealista, hanno caratterizzato la sua carriera. Totò Schillaci ha compiuto 54 anni, ma di vite ne ha vissute tante. Dal Cep di Palermo, quartiere povero dove si fece notare da giovanissimo come centrattacco dell’Amat (“ce l’ho fatta, perché ho avuto il coraggio, magari l’incoscienza, di puntare tutto sul calcio: dopo un anno e mezzo che aggiustavo le gomme, e dopo, sfinito, mi andavo ad allenare, ho deciso che dovevo scegliere. E ho scelto il calcio, dandomi una scadenza. Se non avessi sfondato, mi sarei rimesso a bottega”), al volto simbolo di Italia ’90.

Un gol dietro l’altro (“Vuol dire che qualcuno, da lassù, ha deciso che Totò Schillaci dovesse diventare l’eroe di Italia ’90. Peccato che poi si sia distratto durante la semifinale con l’Argentina. Una disdetta: abbiamo preso solo un goal in quell’edizione dei Mondiali, e quel gol ci ha condannati”) prima della delusione ai rigori contro Maradona in semifinale. Fu lui a chiedere a Vicini di non tirare dal dischetto (Dopo ho passato due ore dentro lo spogliatoio a fumare, non ho trattenuto le lacrime. E’ stato un sogno che ci è scivolato dalle mani”). Dal Messina il salto grande fino alla Juve dove diventà Totò-gol. Poi litiga con la società (“non mi perdonarono che avevo lasciato mia moglie”) e l’avventura incolore all’Inter. Da lì in Giappone per concludere lì, dove la sua immagine viene quasi idolatrata, la sua carriera.

QUANTE STORIE – L’esperienza di “Totò-san”, come lui stesso dichiarerà, non fu facile. Gioca comunque per due anni, dal 1993 al 1994, con la maglia dello Jubilo Iwata. La favola del signor Nessuno salito sul tetto della popolarità mondiale è però farcita di aneddoti e storie. Due ex mogli (di cui una che si è ridotta in povertà e costretta a vivere in una roulotte”), i cori razzisti in ogni stadio («Ed è triste che siano state le città del Sud, Bari e Napoli, ad avermi insultato di più»); il «Ti faccio sparare» rivolto al bolognese Poli («Era una frase detta così, nella foga del momento, ma non dovevo dirla: ne pagai a lungo le conseguenze»); il pugno contro Baggio («Nella Juventus e in Nazionale siamo diventati amici. Dividevamo la stessa camera, lui parlava poco, io niente. Eppure, nonostante questo, una volta facemmo a cazzotti. Anzi, fui io a rifilargli un pugno»), e in testa solo e sempre una cosa. Fare gol. «Da quando ero ancora un moccioso, l’unica cosa che contava per me era segnare, a dispetto di tutti, compagni e avversari. Una voglia sfrenata, che non è mai finita. Ma io non potevo cambiare, perché se perdevo quella mia voglia matta di goal perdevo tutta la mia forza di calciatore. Da noi, per emergere, devi avere la fortuna che qualcuno venga a scovarti. Non ci sono scuole calcio, i club investono poco nel settore giovanile. Ho conosciuto tanti ragazzi che potenzialmente sarebbero stati dei talenti e che si sono scoraggiati. Ho sempre cercato di giocare per la squadra, almeno finché non vedo la porta. In quel momento scompare tutto. Siamo io, lei e il portiere. Se capisco che c’è il varco giusto, io ci provo. Un attaccante deve ragionare così e fidarsi del proprio istinto. Altrimenti quando segna?»

CHE FINE HA FATTO – Con i soldi guadagnati in Giappone, Totò torna poi in Italia, e nella sua Palermo apre un centro sportivo, comprensivo di campi di calcio in erba sintetica e gestisce dal 2000 la “Scuola calcio Louis Ribolla”. Il personaggio Schillaci, anche con l’obiettivo dichiarato di voler lavorare in tv, è tornato alla ribalta grazie alla sua partecipazione al reality”L’isola dei famosi”, “Quelli che il calcio” e ad apparizioni in fiction. Ma per tutti rimarrà sempre Totò-gol , quello delle Notti Magiche.

SPORTEVAI | 01-03-2019 09:31

Totò Schillaci, com'è e che fa oggi l'eroe delle Notti Magiche Fonte: Instagram

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