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Juventus, Gigi Buffon dice tutto: commovente lettera a se stesso

Il portierone bianconero si racconta in una lunga missiva.

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Juventus, Gigi Buffon dice tutto: commovente lettera a se stesso Fonte: 123RF

Una carriera lunga 25 anni, tra momenti di gioia e periodi di sconforto, tra gesti eroici e i tanti errori, in campo e fuori: Gianlugi Buffon ripercorre la sua storia in una commovente lettera scritta al suo io più giovane, un diciassettenne di belle promesse all’inizio della carriera. Il testo è stato pubblicato da The Player’s Tribune.

“Caro Gianluigi diciassettenne, Ti scrivo questa lettera oggi, da uomo di 41 anni che ha vissuto tantissime cose nella vita e che ha fatto alcuni errori. Ho delle buone e delle cattive notizie per te. La verità è che in realtà sono qui per parlarti della tua anima”.

“Sì, la tua anima. Ne hai una, che tu ci creda o no. Iniziamo dalle cattive notizie. Hai 17 anni. Stai per diventare un vero calciatore, come nei tuoi sogni. Credi di sapere tutto. Ma la verità, amico mio, è che non sai nulla”.

“Tra qualche giorno avrai la possibilità di esordire in Serie A con il Parma e non lo capisci abbastanza per avere paura. Dovresti essere a letto, a bere latte caldo. E invece cosa fai? Vai in un locale a bere una birra con il tuo amico della Primavera”.

“Bevi una sola birra, vero? Ma poi esageri un po’. Pensi di essere il personaggio di un film. L’uomo forte. È così che abitualmente gestisci la pressione che non sai neanche di provare. Tra poco sarai fuori dalla discoteca a discutere con alcuni poliziotti all’una di notte”.

“Dai, vai a casa. Vai a dormire. E ti prego, non fare la pipì sulla ruota della macchina della polizia. I poliziotti non lo troveranno divertente, la società non lo troverà divertente e rischierai di compromettere tutto ciò per cui hai lavorato”.

Buffon torna anche sul periodo della depressione, intorno ai 26 anni: “Una mattina ti alzerai dal letto e le tue gambe inizieranno a tremare fortissimo. Sarai così debole che non riuscirai a guidare la macchina. All’inizio penserai che si tratti semplicemente di stanchezza o di un virus. Ma poi la cosa peggiorerà. Avrai solo voglia di dormire. All’allenamento ogni parata sembrerà un’impresa. Per sette mesi non riuscirai a goderti la vita”.

Sulla maglietta “Boia chi molla”, indossata ai tempi di Parma: “Pensi che sia solo un modo per suonare la carica. Non sai che è uno slogan fascista. Questo è uno degli errori che provocheranno tanto dolore alla tua famiglia. Ma gli sbagli sono importanti perché ti ricordano che sei umano. Ti ricorderanno in continuazione che non sai un cazzo, amico mio. Questo è importante perché il mondo del calcio cercherà di convincerti che sei speciale. Ma devi ricordarti che non sei diverso dal barista o dall’elettricista di cui sei amico da una vita. Questo pensiero ti tirerà fuori dalla depressione. Non il fatto di ricordarti che sei speciale, ma ricordando che sei uguale a tutti gli altri”.

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