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Juventus, ufficiale il rinvio a giudizio per Agnelli e 11 dirigenti

La Procura di Torino ha firmato la richiesta di rinvio a giudizio per la Juventus come società e per le sue figure apicali, tra cui l'ex presidente Agnelli

01-12-2022 00:32

Luca Santoro

Luca Santoro

Giornalista

Giornalista pubblicista, già collaboratore per eventi sportivi internazionali nel campo del motorsport. Laureato in Teoria e Tecniche dell'Informazione, Master in Management dello Sport

La notizia era nell’aria, ed ora ha acquisito i crismi dell’ufficialità: la procura di Torino ha firmato la richiesta di rinvio a giudizio per diversi soggetti appartenenti alle figure apicali della Juventus, inclusa la società stessa come persona giuridica.

Juve, rinvio a giudizio: i destinatari

Per la precisione, questo atto è stato notificato ad Andrea Agnelli, fresco di dimissioni assieme al resto del CdA così come il vicepresidente Pavel Nedved, anch’egli destinatario del rinvio disposto dalla procura. A loro si aggiungono inoltre Fabio Paratici, sino al 2021 a capo dell’area sportiva ed attualmente al Tottenham, l’ex amministratore delegato Maurizio Arrivabene, ed ancora Marco Re, Stefano Bertola, Stefano Cerrato, Cesare Gabasio, Francesco Roncaglio, Enrico Vellano, Stefania Boschetti e Roberto Grossi. Ricordiamo che anche la stessa Juventus, nella veste di società, è stata raggiunta dall’atto. Disposta invece l’archiviazione per Paolo Piccatti, Nicoletta Paracchini e Silvia Lirici.

Terremoto Juve: cosa succede adesso

Ora che è stata depositata la richiesta in procura, entro cinque giorni il Gup sarà chiamato a fissare la data dell’udienza, e se il giudice accoglierà l’istanza di rinvio al giudizio partirà il procedimento che potrebbe condurre o al processo, oppure al decreto di non luogo a procedere: questo entro il 18 gennaio 2023, data nella quale è stata convocata l’assemblea dei soci con all’ordine del giorno la nomina e l’insediamento del nuovo CdA della Juventus, che dovrà approvare il bilancio 2022.

Di cosa è accusata la Juventus

Le accuse di cui si è parlato riguardano false comunicazioni sociali, ostacolo all’esercizio degli organi di vigilanza, aggiotaggio informativo e false fatturazioni per operazioni inesistenti. Sotto la lente, ricordiamo, i bilanci dal 2019 al 2021, partendo dall’inchiesta Prisma sulle plusvalenze, con la Consob che aveva mosso dei rilievi e delle contestazioni dopo gli accertamenti sui “Proventi da gestione diritti calciatori”, voce dei bilanci 2020 e 2021 con un totale di 215 milioni frutto di plusvalenze, e poi la cosiddetta “manovra stipendi” nei due anni della pandemia. L’Autorità aveva bocciato lo scorso ottobre il trattamento a bilancio di questa manovra, perché secondo la Consob si trattava di dilazioni nel pagamento degli stipendi, e non la sospensione dopo la rinuncia di alcune mensilità.

Considerando le dimissioni del CdA avvenute nei giorni scorsi, la procura aveva rinunciato all’appello riguardante la misura cautelare interdittiva, a suo tempo respinta inizialmente dal Gip. Dalla Juventus nei giorni scorsi era stata diramata una nota, che puntualizzava il fatto che “le contestazioni della Procura non paiono fondate” e che per quanto riguarda le possibili sanzioni sportive, “proprio in ragione della ritenuta assenza di qualsivoglia alterazione dei bilanci contestati, le conclusioni delle autorità sportive (che già si sono espresse, con riguardo al tema plusvalenze, in senso favorevole a Juventus) non cambieranno: in assenza di alcuna alterazione contabile, ogni sanzione sportiva risulterebbe del tutto infondata”.

Al momento la Juventus è in una fase di interim, nel senso che le cariche sono state affidate a Gianluca Ferrero come presidente e a Maurizio Scanavino in qualità di direttore generale, uomini di stretta fiducia di John Elkann.

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