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L'esplosione di Julian Alvarez: scartato dal Real, oggi lo vuole mezza Europa

Considerato il miglior giocatore militante in Argentina, il talento del River è seguito da mezza Europa. Corsa aperta: costa 25 milioni.

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L'esplosione di Julian Alvarez: scartato dal Real, oggi lo vuole mezza Europa Fonte: Getty Images

Le ultime sue prodezze le abbiamo viste anche in Italia, a un orario non improponibile e in diretta televisiva. Un destro a spiovere di quelli che in Holly e Benji erano all’ordine del giorno, poi una zampata ravvicinata stile Pippo Inzaghi. Perché Julian Alvarez sa fare un po’ tutto. E anche il River Plate, nel Superclásico vinto domenica sera contro il Boca Juniors, se n’è reso perfettamente conto.

È un attaccante, Alvarez. Soprattutto, oggi è il miglior giocatore del calcio argentino. Di quelli, cioé, che militano in patria, perché Messi e compagnia, naturalmente, vivono ancora su un pianeta diverso. Sono in molti a pensarlo, sono in molti anche a sostenerlo pubblicamente. Perché l’età (21 anni appena) è di quelle che permettono simili salti pindarici, e le prestazioni in campo giustificano in maniera completa l’hype creatosi attorno a lui negli ultimi mesi.

Alvarez è un attaccante centrale che sa fare tutto. Sa stare in area, come dimostra la seconda rete al Boca. Sa destreggiarsi abilmente anche all’esterno, e la giocata sullo stretto con successiva palombella vincente di domenica sera è lì a dimostrarlo. E sa segnare: sono 15 i centri in campionato da marzo a oggi, peraltro ben distribuiti. Anche se l’8 novembre ha segnato un poker al Patronato. “Il River ha il Thomas Müller del calcio argentino – ha detto qualche giorno fa il giornalista e radiocronista Federico Bulos – I tedeschi dicono che Müller non gioca in nessuna posizione specifica e al contempo gioca dappertutto. Julian Alvarez non è un 9, non è un esterno, non è un trequartista, ma è un po’ tutte queste cose”.

Lionel Scaloni, il ct dell’Argentina, lo conosce. E lo apprezza parecchio. Tanto da averlo portato con sé in Brasile per la Copa America della scorsa estate. Gli ha regalato una manciata di minuti in campo in un facile 4-1 alla Bolivia, ma intanto Alvarez si è concesso il lusso di allenarsi con Messi, Di Maria e Lautaro Martinez. E di imparare trucchi del mestiere ancora sconosciuti per un ragazzino alle prime armi.

Anche l’Europa ha iniziato a conoscerlo. Le ultime indiscrezioni affermano che il Milan si è inserito in una corsa già piuttosto affollata, comprendente anche Tottenham, Aston Villa e Ajax, oltre agli statunitensi dell’Orlando City, gli unici a provarci seriamente (ma vanamente) con il River. Anche la Fiorentina, attraverso il suo compagno Nico Gonzalez (“Spesso io e Quarta parliamo con Julian, ma la scelta sta a lui” ha raccontato a ‘ESPN’) Strapparlo al Millo non è un’impresa impossibile: Julian ha una clausola di 25 milioni di euro nel proprio contratto, che va in scadenza a dicembre 2022. A giugno del prossimo anno, insomma, sarà addio. Forse già a gennaio. David Trezeguet, vice presidente del River, lo ha già detto forte e chiaro. “Per il calcio argentino è una cifra enorme, ma la Juventus non è spaventata dal dover pagare una cifra del genere. L’ideale per lui sarebbe andare in Europa a metà stagione”, ha dichiarato a ‘Supermitre’.

Chi lo conosce meglio di tutti è però il Real Madrid. Dove Alvarez può vantarsi di aver giocato, anche se da giovanissimo e per breve tempo. A 11 anni il piccolo Julian varca l’Oceano e va a svolgere un provino con le Merengues, si comporta pure bene, ma alla fine non viene preso. Il giornalista Josep Pedrerol, del ‘Chiringuito’, dopo il Superclásico è esploso: “Ma dove sono i nostri osservatori?”. Parole che in Argentina hanno avuto una discreta eco, strappando un sorriso a più di qualcuno. “Figurati, era la prima volta che salivo su un aereo – ha raccontato a ‘Olé’ – L’episodio del Real Madrid è stato un po’ loco. Ricordo che sono arrivato, quello stesso giorno mi hanno dato la 10 e mi hanno fatto giocare un’amichevole. Abbiamo vinto e ho segnato alcuni goal. Subito dopo ho pure disputato un torneo, che abbiamo conquistato. Perché non sono rimasto? Il Real poteva tesserarmi solo a partire dai 13 anni, ma tutta la mia famiglia si sarebbe dovuta trasferire”.

Che oggi la considerazione di Alvarez sia ormai alle stelle, lo certificano anche le parole del Beto Marcico, un ex Boca che negli anni Novanta qualche goal al River lo ha pure segnato. Prima del Superclásico di domenica diceva: “Loro sono intensi e pericolosi dalla metà campo in su. E hanno il miglior giocatore del calcio argentino, ovvero Julian Alvarez”. Appunto. Prima rete al 25′ dopo la rapida espulsione dell’ex United Rojo, seconda poco prima dell’intervallo e Boca matato (è finita 2-1).

Soprannominato da uno dei fratelli ‘Araña’, ragno, “perché quando giocava sembrava avesse più di due gambe” (ma dopo il Superclásico il compagno di squadra Nico De la Cruz lo ha chiamato Niño Maravilla, come Alexis Sanchez), Alvarez si gode il momento e tesse la propria tela. Al River Plate e nel calcio argentino, oggi. In Europa, domani. Questa volta, a differenza del mordi e fuggi di Madrid, per restarci.

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