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Scudetto Inter, le tappe della cavalcata vincente: dal 2-0 al Monza al 2-1 al Milan

Partito tra lo scetticismo di chi dubitava dopo gli addii illustri di Skriniar, Brozovic, Onana e Dzeko il club nerazzurro ha dominato il campionato

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Alessio Raicaldo

Alessio Raicaldo

Sport Specialist

Un figlio che si chiama Diego e la tesi di laurea sugli stadi di proprietà in Italia. Il calcio quale filo conduttore irrinunciabile tra passione e professione. Per Virgilio Sport indaga, approfondisce e scandaglia l'universo mondo dello sport per antonomasia

L’Inter è campione d’Italia. Battendo il Milan per 2-1 nel derby i nerazzurri hanno conquistato aritmeticamente la seconda stella con 5 giornate di anticipo. Rullo di tamburi e… no. Non c’è stato particolare pathos in questo scudetto dell’Inter, il ventesimo della sua storia. I nerazzurri hanno vinto meritatamente il campionato, scavando gradualmente un solco profondo dalle sue inseguitrici (che neppure si è riusciti a definire nel tempo). Primo tricolore per Simone Inzaghi e secondo della gestione Zhang dopo quello vinto con Conte tre anni fa. Ma tanti sono stati gli artefici della cavalcata tricolore, eco le tappe più indicative. Dall’estate, con delle gerarchie non così chiare da parte degli addetti ai lavori, fino al derby.

Un’estate di incertezze tra addii e nuovi arrivi

Ai nastri di partenza quella dell’Inter non era considerata da tutti la rosa più attrezzata per vincere il campionato. Le partenze di Onana, Skriniar, Brozovic e Dzeko – rimpiazzati da Sommer, Pavard, Frattesi e Thuram – non avevano ottenuto l’unanimità di consensi. Anche se, dal punto di vista del bilancio, il club nerazzurro aveva comunque tratto un profitto pari a 58,20 milioni dalla singola sessione di trasferimenti. Il resto, poi, lo ha fatto Simone Inzaghi, al terzo anno sulla panchina meneghina. Anche il tecnico piacentino è migliorato nella gestione quotidiana delle risorse: non più uomo di tappa ma anche abile maratoneta.

Un’avventura che prende il via col Monza

Al 19 agosto la curiosità di vedere in campo i vice-campioni d’Europa è tanta. Il calendario mette di fronte all’Inter il Monza che nella stagione precedente aveva un concesso appena un punto su sei ai nerazzurri. Insomma, subito un banco di prova che Lautaro e company superano in modo agevole: doppietta del Toro e prima vittoria stagionale. Il filotto avrà modo di proseguire, poi, per altre quattro partite nelle quali la truppa di Inzaghi batte Cagliari, Fiorentina, Milan ed Empoli segnando 12 reti e subendone appena una. Sono settimane importanti perché è da qui che vengono costruite le gerarchie che ci accompagneranno fino alla fine. Titolari e riserve: le idee sono già chiare.

Dalla Juve alla Juve: la rivale schiacciata

Nella 13° giornata di Serie A si trovano di fronte Juventus ed Inter all’Allianz Stadium. Tra le due compagini i punti di distacco sono appena due: l’occasione per i bianconeri è ghiotta per cercare il sorpasso. E gli uomini di Max Allegri riescono pure a portarsi in vantaggio con Vlahovic. L’1-0, però, dura pochi minuti perché Lautaro riporta il match in parità. Nella ripresa è gestione del risultato con entrambe le squadre che si accontentano. Diverso il discorso nella gara di ritorno del 4 febbraio, quella che taglia definitivamente dalla corsa scudetto la Vecchia Signora. L’autogol di Gatti al 37’ regala i tre punti a Inzaghi. Teoricamente ci sarebbe ancora spazio per riaprire il campionato nelle restanti gare ma la Juve molla e si fa anche scavalcare dal Milan.

L’allungo decisivo dei nerazzurri

Da quel momento l’Inter non si ferma più: 4-2 alla Roma all’Olimpico, 4-0 alla Salernitana, al Lecce e all’Atalanta, 2-1 al Genoa, 1-0 al Bologna. Si ferma sull’1-1 col Napoli ma è un pari indolore. Riprende subito la corsa battendo Empoli (2-0) e Udinese (2-1 in trasferta). Ogni partita dà sempre più la certezza che è tutto fatto. Il pari interno con il Cagliari (2-2) è un dettaglio. Si arriva al derby ed ecco la ciliegina. Sbattere il tricolore in faccia ai cugini. Prima Acerbi, poi Thuram. Il Milan riappare solo a poco più di 10′ dalla fine ma è tardi. L’Inter si prende Milano. E trionfa.

Lo scudetto nel derby, il tripudio per ogni interista

Vi diranno che non conta quando si vince ma che si vince. Vero, ci mancherebbe. Però l’occasione può dare al successo un sapore ancor più speciale. Per anni Inter e Milan hanno avviato un duello per la seconda stella, su chi potesse arrivare prima dell’altro. Centrare il ventesimo tricolore nel derby appare quasi come un’umiliazione afflitta al nemico, con accezione naturalmente soltanto sportiva. E pazienza per il record dei 102 punti fissato da Antonio Conte con la Juventus. Si sopravvive anche senza. Ma da oggi ci sarà un altro motivo di vanto e di sfottò per ogni nerazzurro nei confronti del rossonero di turno. Nulla sarà più come prima insomma. E queste cose, si sa, valgono quasi quanto un trofeo.

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