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Mondiali basket, Sud Sudan all'Olimpiade: il paese più giovane (e più povero) della Terra è in festa

Sud Sudan, il sogno è realtà: la nazionale di basket ha conquistato la qualificazione all'Olimpiade di Parigi, regalando un sorriso al suo popolo e una lezione a tutto il mondo.

02-09-2023 18:30

Rino Dazzo

Rino Dazzo

Giornalista

Se mai ci fosse modo di traslare il glossario del calcio in una nicchia di esperti, lui ne farebbe parte. Non si perde una svista arbitrale né gli umori social del mondo delle curve

È un giorno di festa oggi in tutto il Sud Sudan. Caroselli a Giuba, la capitale, nelle altre città e nei villaggi del paese più giovane e più povero – dati alla mano – di tutto il pianeta. Di sicuro, uno tra i più martoriati. Si festeggia perché le Bright Stars, le “Stelle luminose” della nazionale di basket, hanno scritto la storia: hanno centrato la qualificazione all’Olimpiade di Parigi. Da oggi saranno dei giganti in tutti i sensi, non solo per l’altezza clamorosa che caratterizza buona parte di loro.

Sud Sudan all’Olimpiade grazie alla vittoria sull’Angola

La favola è diventata realtà al termine delle partite dell’ultima giornata dei gironi di classificazione dei Mondiali in corso nelle Filippine, in Giappone e in Indonesia. Il Sud Sudan ha travolto l’Angola nel derby africano (101-78) ed è riuscito a distanziare l’Egitto, sconfitto in volata dalla Nuova Zelanda. All’Olimpiade di Parigi 2024, infatti, secondo il regolamento Fiba va la meglio classificata tra le nazionali di ogni confederazione. Delle cinque africane, le Bright Stars sono quelle che hanno ottenuto i migliori risultati: tre vittorie e due sconfitte. Incontenibile la festa sul parquet di Manila appena i giocatori sud sudanesi, allenati da Royal Ivey, hanno saputo della sconfitta dell’Egitto.

Mondiali: Sud Sudan trascinato da Carlik Jones e Wenyen Gabriel

Contro l’Angola la parte del leone in campo l’ha fatta Carlik Jones, guardia dei Chicago Bulls che il presidente della federbasket del Sud Sudan, l’ex stella NBA Luol Deng, ha convinto a giocare per la sua nazionale. Jones ha messo a segno 26 punti, sette rimbalzi e 15 assist, eguagliando il record stabilito da Toni Kukoc ai Mondiali del 1994. Notevole anche il contributo di Wenyen Gabriel, ala grande dei Lakers: 15 punti. Sono loro le stelle di una nazionale giovane e che punta decisamente in alto, non solo in senso figurato: l’altezza media del roster è impressionante, con sette giocatori oltre i due metri. Il più alto è Khaman Madit Maluach, pivot di 216 centimetri destinato a crescere ancora, visto che il 14 settembre compirà 17 anni.

Una favola targata NBA: l’eredità di Manute Bol e il ruolo di Luol Deng

Indipendente dal 2011, il Sud Sudan ha una federazione cestistica solo dal 2013. Aveva già scritto la storia qualificandosi al Mondiale al primo tentativo, qualche mese fa. Ora ha ottenuto la qualificazione olimpica. Nel corso dei Mondiali aveva sfiorato il successo su Portorico, asfaltato la Cina, perso con la Serbia, poi ha vinto entrambe le gare del gironcino di consolazione contro Filippine e Angola. Del giovanissimo paese africano era originario Manute Bol, il giocatore più alto di sempre che abbia giocato in NBA (231 centimetri), passato anche in Italia da Forlì e morto nel 2010. Fu lui a mettere un pallone da basket nelle mani di Luol Deng in un campo profughi.

I campi profughi e il palasport che non c’è: il basket nel Sud Sudan

Ora quel pallone, passato di mano in mano, ha regalato al Sud Sudan una delle gioie più grandi di sempre. Ma è da quando scendono in campo che le “Stelle luminose” forniscono ai propri connazionali motivi per esultare. Due giocatori della nazionale sono nati in un campo profughi, altri sono figli di emigrati, quattro sono orfani di guerra, altri non mettevano piede da anni nel loro paese d’origine fino allo scorso agosto, quando Deng ha pagato di tasca sua la “parata” per la qualificazione mondiale. In settemila hanno accolto i loro beniamini all’aeroporto, con la speranza un giorno di poterli vedere giocare dal vivo: a Giuba e in tutto il Sud Sudan, infatti, non esiste un solo palasport. Durante quella visita, alcune “Bright Stars” piansero di commozione. Oggi hanno fatto piangere di gioia un intero paese.

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