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Volley, Paola Egonu torna a parlare di razzismo: "Il lato negativo dell'Italia. E io lo combatto anche per chi non ha voce come me"

La fuoriclasse del volley è passata dal BSMT di Gianluca Gazzoli, spiegando perché la "sua" battaglia non è vinta: "Succede di continuo di essere attaccata o giudicata per il colore della pelle"

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Roberto Barbacci

Roberto Barbacci

Giornalista

Giornalista (pubblicista) sportivo a tutto campo, è il tuttologo di Virgilio Sport. Provate a chiedergli di boxe, di scherma, di volley o di curling: ve ne farà innamorare

Paola Egonu non fa parte del primo elenco di convocate del neo commissario tecnico della nazionale femminile Julio Velasco, ma non c’è alcun errore nell’elenco diramato dal vate di La Plata. Non c’è praticamente nessuna delle probabili titolari della selezione azzurra che andrà prima a caccia di un posto per i giochi di Parigi, poi (si spera) di una medaglia, in quanto le atlete impegnate nei play-off scudetto (e nel caso di Paola anche in finale di Champions) arriveranno dopo. Ma Egonu un modo per far sentire la sua voce lo trova sempre, soprattutto quando parla di temi che col campo hanno poco a che vedere.

Per amore della verità: “Non si può restare in silenzio”

Quello legato al razzismo, ad esempio, è uno dei più sentiti. È rimasto iconico lo sfogo seguito alla finale per il bronzo ai mondiali 2022, quando arrivò anche a minacciare l’addio alla nazionale dopo che un “tifoso” gli chiese se davvero fosse italiana. “Quello non fu uno sfogo, era un argomento di dibattito reale, perché in quel momento non si parlava di ciò che facevo in campo ma solo di questioni che con la pallavolo non c’entravano nulla”, ha spiegato Paola, ospite del BSMT di Gianluca Gazzoli (uno dei podcast più ascoltati d’Italia).

“Non volevo creare problemi o amplificare una reazione mediatica. Volevo semplicemente dire la verità, spiegando quello che sistematicamente succedeva attorno a me. E che in parte succede anche ora”.

“Il razzismo è uno dei lati negativi dell’Italia”

Il tema del razzismo rimane preponderante anche in tempi in cui il volley, grazie anche agli straordinari risultati delle squadre di club (soprattutto in ambito femminile: vedesi il ricevimento a Palazzo Chigi da parte di Giorgia Meloni per omaggiarle per quanto fatto negli ultimi mesi), sembra aver imboccato una nuova strada.

Il razzismo purtroppo rimane ancora un fattore nel nostro mondo. Chi è intelligente già all’epoca dei fatti lo aveva capito e non faceva nulla per nasconderlo, altri ancora adesso fanno finta che non esista, addirittura arrivando a lamentarsi con me perché a loro dire mi hanno accolto in Italia, e dovrei essere grata di tutto questo e starmene buona e zitta”.

Egonu ha ricordato quando salì sul palco di Sanremo a raccontare il suo essere italiana, “qualcosa che sentivo e continuo a sentire ancora oggi. Io amo l’Italia, ne apprezzo la cultura e ci vivo benissimo, ma ci sono dei lati negativi e il razzismo è uno di questi. Non si può star male sentendosi giudicati dal colore della pelle. Anche perché, insultando me, in realtà insultano la mia famiglia, e tante altre ragazze di colore che giocano a pallavolo proprio come me. E siccome so di essere in vista, mi batto anche per loro”.

L’insegnamento dei genitori a essere “la più brava ed educata”

Nel corso della chiacchierata con Gazzoli, Egonu ha toccato tanti temi e inquadrato anche gli obiettivi a breve scadenza tanto con l’Allianz Milano, quanto appunto con la nazionale. Ha spiegato dell’amore per il volley, nato guardando in tv Mila & Shiro, e della voglia di raggiungere traguardi personali sempre più ambiziosi e di successo.

Ma ha raccontato anche molti fatti personali che in qualche modo hanno accompagnato la sua vita fuori dai palasport. “Capisco che non è sempre facile per una ragazza di colore riuscire ad essere se stessa. Basta entrare in un negozio e subito vieni vista con la puzza sotto il naso. Sono dinamiche alle quali col tempo ci sia abitua, ma io le noto tutte. Però c’ho lavorato sopra e adesso me le lascio scivolare addosso”.

Non manca un accenno anche al calcio, dove in alcuni casi sono state interrotte partite proprio per insulti razzisti. “Questo perché fa male sentirsi dire certe cose. Devi essere in grado di non reagire, ma dentro di te quel dolore lo senti, è vivo, non ti abbandona. E a volte non riesci a controllare la reazione che in modo naturale ne scaturisce. Forse per questo i miei genitori mi hanno insegnato ad essere sempre la più brava ed educata e a non essere mai fuori luogo”.

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