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Abusi ginnastica: Carlotta Ferlito alle Iene, lo sfogo che lascia tutti senza parole

Con un'intervista e un monologo choc a "Le Iene", la campionessa di ginnastica artistica, Carlotta Ferlito, mette ulteriore pressione al mondo della ginnastica accusato di abusi fisici e psicologici

07-12-2022 11:58

Lorenzo Marsili

Lorenzo Marsili

Content Specialist

Giornalista pubblicista, redattore e autore, collabora da quasi 15 anni con il giornale dalla sua città, è content creator per diversi siti di divulgazione. Per Virgilio Sport segue i protagonisti del pallone ed è capace di trasformare in video tutto ciò che tocca

“Ho visto volare schiaffoni… ci sembra normale, perché lo fanno tutti… mi hanno chiamato maialeTutti sanno tutto“. Sono solo alcune delle dichiarazioni che la campionessa di ginnastica artistica, Carlotta Ferlito, ha rilasciato al programma televisivo di Italia1Le Iene nel servizio e nel monologo andati in onda nel corso della puntata del 6 dicembre.

Abusi nell’atletica, la Ferlito rompe il silenzio

Dopo le denunce delle atlete Nina Corradini e Anna Basta a Repubblica, ma anche Vanessa Ferrari, la Ferlito rompe il silenzio di questi mesi e, dopo un video postato a giugno in cui aveva affrontato il problema dei disturbi alimentari, racconta a Le Iene di abusi e di violenze fisiche e psicologiche anche nel mondo della ginnastica ritmica. Una situazione che, dopo le Olimpiadi di Rio 2016, l’avevano portata, con il suo team a denunciare tutto alla Procura federale. Una denuncia rimasta, però, inascoltata e che, anzi, l’avrebbe, di fatto, tagliata fuori dalle competizioni. Un documento importante e duro, quello raccolto da Le Iene che fa nuova luce su un mondo che pare uscirne sempre più marcio e malato, con crescenti e sempre più evidenti colpe da parte della Federazione:

I disturbi alimentari sono la punta dell’iceberg. La verità è che c’è un clima e una serie di abusi psicologici che noi siamo abituate come atlete a subire. Cominciamo giovanissime e vedendo questo mondo costruito in questa maniera, all’inizio ci sembra normale perché lo fanno tutti. E, allora, pensi che sia il prezzo da pagare per fare le gare. Cosa accadeva? Non è facile. Ci pesavano più volte al giorno. C’erano commenti riguardo la forma fisica. Le volte in cui mi hanno chiamato maiale non le quantifico… dobbiamo stendere le gambe e mi dicevano “tira quei prosciutti”.

Ferlito, abusi e schiaffoni erano la normalità

Problemi che sarebbero iniziati fin dai primi anni di attività:

Già a nove anni, bastava un chilo per far scoppiare una tragedia. Non esite che una bambina di nove anni debba pensare a perdere un chilo, non esiste. E’ una cosa che ti frega il cervello. Prima di Londra, poi, non andavo più a cena e ho avuto problemi di salute. Non ho avuto il ciclo per otto mesi. Cioè, per me era normale.

E sulle violenze fisiche, la Ferlito racconta:

Ho visto volare schiaffoni, ne ho presi anche. Perché quando non riesci magari per un esercizio, può succedere. Non è un clima piacevole e non ti fa venire voglia neanche di aprire la bocca. Ci metti un po’ a capire perché vedendo che tutte lo fanno finisci per pensare di essere tu quella sbagliata. Di certo, vedendola da fuori, ti renderesti conto che è il sistema a essere sbagliato. Da dentro, però, non ci riesci.

L’infortunio della Ferlito e la denuncia

La ricostruzione torna, poi, sulla brutta caduta sul collo durante la IX edizione del Trofeo di Jesolo nel 2016, un esercizio che:

Io non avrei voluto fare. Mancavano due mesi alle Olimpiadi ed è una cosa sbagliatissima, perché io l’ho detto. Ho detto che ero stanca. Ho detto “vengo da una Coppa del Mondo in America, ho fatto una gara ieri, l’ho fatta bene: per favore, non fatemi gareggiare domani“. E invece è successo il patatrac e, allora, tu lì dici: si sarebbe potuta evitare? Sì. Ma tu lo hai detto? Sì. E allora perché non sei stata ascoltata? Non sono ancora riuscita a darmi una spiegazione.

Da qui, la decisione della Ferlito di iniziare a combattere il sistema dall’interno e la denuncia del 2016:

Ho iniziato a farmi valere e non è andata benissimo… diciamo… perché dopo Rio, con il mio team ho deciso di fare denuncia formale contro i vertici. Abbiamo denunciato tutta una serie di abusi, abuso di potere… nella speranza di migliorare tutto quello che era il sistema, invece, abbiamo ottenuto il risultato opposto. Io ho ottenuto una procedura federale, mi sono seduta davanti a un giudice: “perché dici queste cose?”, Perché sono vere?! E quello era come dire “che stai dicendo”.

L’amarezza della Ferlito per un finale imposto

La denuncia non porta però a nulla, e probabilmente si ritorce contro la campionessa:

Da lì non è stato preso nessun provvedimento, non è stato fatto nessun tipo di indagini. E, anzi, io da lì poi non ho più gareggiato a livello internazionale. Sono stata allontanata e non penso sia stata un coincidenza rispetto alle mie denunce. Un trauma, ed è una cosa che sto affrontando in terapia, perché è stata un chiusura che io non ho scelto. Avrei voluto raccontare ai miei figli di questa chiusura di carriera super pazzesca. Tutti fuori dal palazzetto, pianti, standing ovation… e, invece, io racconterò che siccome ho parlato sono stata fatta fuori.

Infine, l’ultimo atto, con le Universiadi nel 2019 e le motivazioni che hanno spinto la Ferlito a rompere il silenzio:

Abbiamo vinto un bellissimo bronzo di squadra e io un oro individuale, ma già alla fine dell’esercizio piangevo perché sapevo che sarebbe stata la mia ultima gara con la Nazionale. Di queste cose è bene che se ne parli, per cercare di rendere per chi viene dopo un mondo migliore. Io sono qui a metterci la faccia per dire: spero che nessuna subisca quello ho subito io. Anche perché, quando sono uscite le denunce… i piani alti, nessuno sapeva niente e cascavano tutti dal pero. È triste, è triste sapere, perché lo sanno tutti e, poi, nessuno ha la possibilità di parlare. Perché, poi, ti fa paura e non è giusto.

Abusi ginnastica, il duro monologo della Ferlito a Le Iene

Questo, invece, il monologo tenuto della Ferlito in studio a Le Iene dopo la messa in onda del servizio di Roberta Rei e Francesca Di Stefano:

Vi assicuro che per un’atleta la cosa più difficile al mondo è essere allontanata dallo sport che hai praticato fin da piccola, lo sport per cui hai dato tutto. Ma io ho parlato con la convinzione che se provi a far sentire la tua voce, alla fine, qualcuno ti ascolta. Questo sport non può e non deve più essere fatto anche di violenze psicologiche e fisiche. Nessuna ragazzina dovrebbe essere presa a sberle, umiliata se chiede di andare in bagno, costretta a fare esercizi dove rischia l’osso del collo solo per punizione.

Essere chiamata ‘maiale’ per aver osato mangiare un biscotto in più. Nessuna dovrebbe essere costretta a dimenticare dove sta il confine fra il giusto e lo sbagliato, fra normalità e malattia, come invece è successo a me, che, a un certo punto, ho accettato quasi tutto. Io ho reagito e, oggi, quel confine ce l’ho ben presente.

Per questo voglio scegliere con la mia testa, imparare a guardare al mio fisico con affetto anziché con paura, recuperare le cene saltate, stare lontana dalla violenza e imparare a perdonarmi. Voglio decidere quando e come inizia e finisce la mia carriera. Essere autonoma, anche scomoda se serve, non obbedire a nessuno. Ogni giorno cerco di migliorare, proprio come facevo in passato, da atleta. Solo che oggi lo faccio da persona, da donna. E questa volta lo faccio da sola, senza che nessuno possa permettersi di dirmi che cosa è giusto e cosa è sbagliato per me.

Messaggi che, come scrive anche Repubblica, complicano la posizione della Federazione guidata dal guidata dal 2016 dal presidente Gherardo Tecchi. Tecchi che, dopo una registrazione vocale che sembra provare un suo coinvolgimento diretto in un’inchiesta per difendere un’allenatrice accusata di abusi, è stato invitato dall’associazione ChangetheGame (oltre 3.500 iscritti) a dimettersi.

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