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Ciclismo, Parigi-Roubaix: tutti contro Van der Poel! Philipsen, Jorgenson e gli italiani Milan e Mozzato

La regina delle classiche si preannuncia densa di significati: dall'installazione della discussa chicane prima di Arenberg ai possibili antagonisti del favoritissimo Van der Poel.

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Roberto Barbacci

Roberto Barbacci

Giornalista

Giornalista (pubblicista) sportivo a tutto campo, è il tuttologo di Virgilio Sport. Provate a chiedergli di boxe, di scherma, di volley o di curling: ve ne farà innamorare

Potrebbe non piovere, ma di acqua ne è caduta abbastanza già nei giorni scorsi. E ha reso i tratti in pavé della regina delle classiche ancora più infidi e traditori, con tanto fango che promette di rimescolare le carte e rendere durissima una corsa che pure dura lo è a prescindere, sia con il sole che con la pioggia. Una sfida contro se stessi, prima ancora che contro gli avversari, 260 chilometri da vivere tutti d’un fiato, con tratti di difficoltà inaudita dove anche restare in equilibrio sul proprio mezzo può rivelarsi dannatamente complicato. In totale fanno 55 chilometri sulle pietre: una “follia”, pensando al ciclismo moderno. O forse l’ultimo avamposto di un mondo che altrimenti sembra aver perso la sua essenza più vera.

Van der Poel, favorito per distacco: Philipsen seconda carta Alpecin

Roubaix è fango, sudore e fatica. È una corsa che ti entra nel sangue: sono pochi gli specialisti dalla classica del pavé, e buona parte di loro il nome sull’albo d’oro neppure l’hanno messo. Ergo, Roubaix è una lotteria, più di ogni altra corsa esistente sulla faccia della terra. Ma non pensare a Mathieu van der Poel come al logico favorito è esercizio oggettivamente rischioso: il neerlandese viene da una primavera super, nella quale giusto domenica scorsa ha messo in bacheca un altro Giro delle Fiandre (per giunta con un’azione da fuoriclasse, salutando tutti con oltre 40 chilometri ancora da percorrere).

Domani sarà lui l’uomo da battere: per la condizione super che ha, soprattutto per la mancanza di competitor all’altezza della sua grandezza, dal momento che una caduta all’Attraverso le Fiandre ha messo fuori causa Wout Van Aert. Il fiammingo era il rivale designato, e rimane difficile pensare a Jasper Philipsen (per distacco il migliore velocista al mondo in questo momento) come possibile avversario, tenuto conto che Philipsen e MVDP corrono nella stessa squadra (la Alpecin Deceuninck).

Piuttosto Philipsen è la carta di riserva del team belga qualora ci fosse necessità di trovare un’alternativa valida a van der Poel, perché questa “maledetta” primavera insegna che le insidie sono sempre dietro l’angolo, e basta poco (cioè una banale caduta) per rovinare tutti i piani e capovolgere scenari.

Come sta Pedersen? La Lidl Trek però ha anche Milan…

Sulla carta è Mads Pedersen l’uomo che più di tutti potrebbe togliere il sonno agli Alpecin. Ma Pedersen è caduto a sua volta durante la campagna del Nord e non è al 100%: in condizioni top avrebbe fatto paura, così oggettivamente è meno competitivo.

In tanti indicano piuttosto Jonathan Milan l’uomo forte della Lidl Trek: il velocista friulano, già protagonista alla Sanremo, non ha nascosto di volerci provare, ma è un po’ alle prime armi in gare così esose e magari vorrà studiare la Roubaix per riprovarci negli anni a venire (quando l’ha affrontata in passato s’è sempre ritirato, ma forse serve ancora ulteriore esperienza).

John Degenkolb è un altro nome spendibile: lo sprinter tedesco ha già vinto a Roubaix nel 2015 (stesso anno in cui vinse alla Sanremo) e questa potrebbe rappresentare la sua ultima opportunità, ripensando anche alla caduta che lo scorso anno gli ha impedito di giocarsela fino alla fine.

Jorgenson, punta Visma. Mozzato fa paura a tanti

Forse il vero rivale di van der Poel, sebbene questa non sia una corsa propriamente adatta alle sue caratteristiche, è Matteo Jorgenson, lo statunitense che sta tenendo in piedi la stagione delle classiche del Nord della Visma Lease a Bike. Assieme a Dylan Van Baarle è l’uomo di punta della formazione che è orfana di Van Aert, e che di fatto s’è ritrovata a riprogrammare e ripensare tutta la sua primavera.

Stefan Kung e Tim Merlier per tanti motivi potrebbero diventare uomini da Roubaix, ma solo a fronte di una fortunosa (e non semplice) concatenazione di eventi. Lo stesso dicasi per Alberto Bettiol e Filippo Ganna: entrambi non sono al top della condizione (Bettiol non sa nemmeno se correrà), ma se gli déi del ciclismo dovessero fare il tifo per loro, allora nulla sarà precluso.

Gli italiani però un’altra carta “pesante” ce l’hanno da giocare: è quel Luca Mozzato che una settimana fa al Fiandre ha chiuso a sorpresa al secondo posto, anche se l’effetto sorpresa sarà un ricordo (ma in un arrivo in volata, allora per gli altri saranno guai).

L’edizione della “chicane”: tensione ad Arenberg

L’edizione 2024 della Parigi-Roubaix è quella che passerà alla storia anche come la prima (e forse l’ultima, chissà) che prevede l’installazione della chicane prima di entrare nel tratto di pavé della foresta di Arenberg, storicamente il più selettivo e anche quello dove è più facile che la corsa faccia saltare il tappo, sebbene sia inserito a 100 chilometri dall’arrivo.

Decisione che ha diviso i corridori, tra coloro che hanno apprezzato (in nome della sicurezza) e quelli che ritengono che possa rivelarsi ancora più pericoloso. Sarà un altro motivo di discussione, sperando che almeno per un giorno non si debba parlare di cadute, infortuni e problemi. Anche se alla Roubaix cadere il più delle volte è il minore dei problemi.

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