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Cristiano Lucarelli, il figlio ai domiciliari: l'accusa è di violenza sessuale

Mattia Lucarelli, figlio dell'icona del Livorno Cristiano, è tra i due destinatari di un'ordinanza di custodia cautelare dopo la denuncia di un presunto stupro. Coinvolto anche Apolloni

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Luca Santoro

Luca Santoro

Giornalista

Esperto di Motorsport ma, più in generale, appassionato di tutto ciò che sia Sport, anche senza il Motor. Dà il meglio di sé quando la strada fa largo alle due o alle quattro ruote

Una brutta storia di una presunta violenza sessuale di gruppo coinvolge il figlio di un ex calciatore e già bandiera del Livorno, ovvero Cristiano Lucarelli, ed un altro giovane giocatore.

La vicenda del presunto stupro di gruppo: la ricostruzione

I retroscena che stanno circolando sui vari media parlano una ordinanza di custodia cautelare emessa dalla polizia di Milano nei confronti di due giovani italiani, un 22 e un 23enne – quest’ultimo proprio Mattia Lucarelli , mentre l’altro dovrebbe essere il compagno di squadra al Livorno Federico Apolloni – per un presunto abuso di gruppo inflitto ad una studentessa americana.

I fatti risalirebbero al marzo dello scorso anno, e sono avvenuti nel capoluogo meneghino: da quanto risulta dalle ricostruzioni che stanno circolando, la ragazza dopo una serata in discoteca trascorsa con le amiche aveva accettato il passaggio per tornare a casa da parte di cinque ragazzi. I giovani, anziché riportarla al proprio domicilio, avrebbero condotto la studentessa in un appartamento, sempre a Milano, dove si sarebbe consumata la violenza approfittando, come riporta il sito Open, di uno stato di “inferiorità psichica” della vittima.

Le indagini che hanno condotto a Lucarelli ed Apolloni: si parla anche di filmati della violenza

Da quanto riportano i media che a loro volta offrono la ricostruzione della procura lombarda, i due ventenni destinatari del provvedimento di custodia cautelare (attualmente sarebbero agli arresti domiciliari), emesso in collaborazione con il reparto mobile della questura di Livorno, sono proprio il giovane Lucarelli ed Apolloni.

Il provvedimento è scattato dopo la denuncia della ragazza, avvenuta qualche giorno dopo il fatto ed essere inoltre sentita dai pubblici ministeri della Procura di Repubblica di Milano. Da lì sono partite le indagini, che avrebbero ricostruito quanto avvenuto tramite anche le analisi dei cellulari dei protagonisti di questa vicenda e le presunte responsabilità.

E proprio dagli smartphone è balzato fuori un dato che complica il quadro indiziario a carico degli accusati: la squadra mobile di Milano, con il gruppo investigativo diretto da Marco Calì, pare abbia rinvenuto nella memoria dei dispositivi dei ragazzi dei filmati compromettenti relativi alla presunta violenza di gruppo.

Il gip di Milano Sara Cipolla, che ha convalidato la custodia cautelare dei due ragazzi, ha scritto nell’ordinanza: “Emerge nitidamente dai video che riprendono la violenza e dagli ulteriori atti di indagine, in particolare le intercettazioni ambientali, l’incapacità degli indagati di comprendere appieno il disvalore delle proprie condotte, e la conseguente possibilità che gli stessi reiterino nei propri comportamenti delittuosi, convinti della propria innocenza”.

Chi sono Mattia Lucarelli e Federico Apolloni

Mattia Lucarelli, classe 1999, è un giocatore del Livorno, squadra attualmente in Serie D di cui il padre fu simbolo e bandiera in particolare nei primi anni Duemila, e ricopre il ruolo nel centrocampo come terzino sinistro o sulla difesa. Partito dall’Under 19 del club amaranto, il giovane giocatore ha militato in questi anni anche nel Viareggio, Sancataldese, Lucchese, Pro Sesto e Ternana, dove il padre ha allenato sino allo scorso novembre prima di essere esonerato.

Federico Apolloni, classe 2000 ed anch’egli nato a Livorno e tesserato per la squadra della città, ha mosso i primi passi della sua giovane carriera sportiva nell’Under 17 e poi Under 19 dell’Empoli. Il suo percorso però è stato minato dagli infortuni, come quello al ginocchio che lo ha costretto a ricominciare dal Ponsacco in Serie D e poi al Follonica Gavorrano.

Apolloni in questi anni si è comunque distinto per un buon rendimento in campo, giungendo all’Arezzo per poi passare pochi mesi dopo al Livorno. Negli ultimi tempi ha di nuovo dovuto fare i conti con un infortunio al ginocchio, ovvero la rottura del legamento crociato anteriore e del menisco interno, avvenuto a fine 2022 e con ritorno sul campo previsto per aprile di quest’anno.

Il commento del Livorno Calcio e di Cristiano Lucarelli

Al momento né da entrambi né da chi assiste i giovani sono giunti commenti in merito alla vicenda della presunta violenza. Una prima reazione si è avuta invece dal Livorno, che ha diramato una nota ufficiale: “L’Unione Sportiva Livorno 1915 prende atto del provvedimento cautelare assunto dalla Procura della Repubblica di Milano nei confronti dei tesserati Federico Apolloni e Mattia Lucarelli e, nel rispetto del lavoro degli organi inquirenti, resta in attesa che venga fatta chiarezza sull’episodio auspicando l’estraneità di Federico e Mattia rispetto agli addebiti contestati”.

In seguito, ha parlato Cristiano Lucarelli, che ha affidato la reazione a questo caso che coinvolge il figlio al proprio profilo Instagram: “Eccomi. Pensavate che mi nascondessi, che scappassi, che non ci mettessi la faccia? Mi dispiace deludervi, ma la faccia ce l’ho sempre messa per tante cose, figuriamoci se non ce la metto per una cosa che ho creato io, per un ragazzo che ho educato e cresciuto io, trasmettendogli dei grani valori, dei valori di orgoglio, tolleranza, contrarietà alla violenza, soprattutto verso le donne”.

L’ex calciatore ha poi proseguito, spiegando: “Se prima ero convinto che mio figlio fosse innocente, dopo aver letto gli atti rafforzo ancora di più l’idea, e inviterei con i commenti a stare calmi, perché siamo solo alle indagini preliminari. Il processo mediatico era quello che ci spaventava, si rischia di dare giudizi troppo affrettati. Questa è solo una misura cautelare dovuta, a detto di chi l’ha richiesta, al fatto che Mattia e l’altro indagato sono stati intercettati, senza saperlo, in una telefonata dove parlavano di un’ingiustizia, di uno scherzo, che non credevano a cosa stavano leggendo: da qui non si evinceva l’ammissione di colpevolezza, non si evincevano cenni di pentimento. Ma se io non ho commesso il fatto, perché durante una telefonata dovrei sentirmi colpevole? È una riflessione che dovremmo fare, perché anche io queste cose le ho sempre sentite in tv, quando ci sei dentro è tutto diverso”.

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