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Del Piero e Totti: bordate al Milan e l’apertura per Juventus e Roma

I due vecchi capitani mandano un abbraccio allo storico collega rossonero e lanciano anche un chiaro messaggio alle loro ex squadre

05-07-2023 09:45

Alessio Raicaldo

Alessio Raicaldo

Sport Specialist

Un figlio che si chiama Diego e la tesi di laurea sugli stadi di proprietà in Italia. Il calcio quale filo conduttore irrinunciabile tra passione e professione. Per Virgilio Sport indaga, approfondisce e scandaglia l'universo mondo dello sport per antonomasia

“Non esistono più le bandiere”. Già, ma quelle che c’erano i club le hanno già ammainate da tempo. Archiviate come oggetti vecchi che non servono più se non come figurine da collezione. Il Milan americano ha ritenuto non più indispensabile la figura di Paolo Maldini, Alessandro Del Piero e Francesco Totti invece non hanno mai trovato un posto di rilievo in Juventus e Roma nonostante le loro rispettive storie personali e lo smisurato amore dei tifosi. Proprio i due grandi numeri 10 hanno voluto dire la loro sulla rottura tra il Diavolo e il suo dirigente, non risparmiando critiche.

Del Piero su Maldini: “Se penso al Milan, penso a lui”

Mai banali, né in campo né fuori. Alex Del Piero e Francesco Totti hanno fatto innamorare del calcio non solo le proprie tifoserie ma tante generazioni di ragazzini che hanno sognato di emularli. Oggi ognuno è impegnato con le proprie attività, lontano però dalle loro passioni più grandi. Chi ha avuto l’occasione di rappresentare il club da sempre amato è stato invece Paolo Maldini che oggi però non fa più parte del Milan. E questa cosa ai due vecchi capitani proprio non è andata a genio.

Ha dimostrato da dirigente di essere un vincente – ha spiegato Pinturicchio al talk “10+10 SKY 20 anni” davanti al direttore Federico Ferri – : una delle chiavi del successo del Milan dell’anno scorso è stata sicuramente la sua presenza, lui all’interno di un team. Oggi il calcio non è come quando abbiamo iniziato noi, ha bisogno di molte più persone, di un’organizzazione diversa e quindi bisogna mettere i pezzi al posto giusto. Maldini ha dimostrato di essere un vincente anche da dirigente. Mi spiace molto per Paolo, perché io quando penso al Milan penso a lui”.

Totti al veleno: “Calcio in mano ad avvocati e commercialisti”

Ancor più incisivo il messaggio lanciato da Francesco Totti in merito alla querelle legata a Paolo Maldini. “Il problema del calcio è che nei club ci devono essere i calciatori, chi capisce di calcio e non, con tutto il rispetto, gli avvocati ed i commercialisti che pensano di saper stare in un club. Una bandiera, un giocatore, un ragazzo come Ale che ha dato per 20 anni alla Juve, penso sia doveroso che lui sia dentro la Juventus, non solo per lui ma per la società, per la gente, per quello che ha fatto, per la capacità calcistica che ha. Chi più di lui sa come muoversi nello spogliatoio, come scegliere i giocatori per la squadra attuale?”. Il Pupone ha così tirato in ballo anche il suo amico e rivale di vecchia data, amareggiato per le zero chance concesse ad un uomo che è stato simbolo di juventinità nell’ultimo ventennio.

Del Piero e Totti e quell’opportunità mai avuta

La sensazione, che è più di una sensazione, è che attraverso Paolo Maldini e la sua storia, Alex Del Piero e Francesco Totti abbiano lanciato un ulteriore messaggio nei confronti di quelle che sentono ancora oggi come le loro società. Il romanista, ai tempi di Pallotta, un’opportunità l’avrebbe anche avuta, sulla carta, ma senza il potere decisionale che avrebbe desiderato.

Vero che queste due figure sono e saranno ingombranti all’interno di un club, ma è altresì indiscutibile come la loro conoscenza della materia e la loro passione nei confronti di Juve e Roma sarebbero delle armi formidabili per due società con progetti non completamente definiti. La Vecchia Signora nell’ultimo anno ha perso una figura come Pavel Nedved, collante tra tifoseria e proprietà, senza mai sostituirla. I giallorossi, invece, hanno una struttura particolarmente snella che non ha nessuna voce di campo della quale forse Mourinho stesso avrebbe bisogno. Insomma, sono le bandiere che non esistono o è il calcio diventato azienda in tutto e per tutto a non volerle più?

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