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Emanuele Filiberto: "Real Aversa, non ti lascio". Il giallo della nota e la battuta sul suo italiano

Contestato pesantemente da un gruppo di tifosi, Emanuele Filiberto lascia la Real Aversa ultima in classifica nel campionato campano di Eccellenza: il comunicato è durissimo.

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Rino Dazzo

Rino Dazzo

Giornalista

Se mai ci fosse modo di traslare il glossario del calcio in una nicchia di esperti, lui ne farebbe parte. Non si perde una svista arbitrale né gli umori social del mondo delle curve

Da ieri sera la Real Aversa Normanna, squadra che milita nel campionato di Eccellenza della Campania, rischia di essere un po’ meno “Real”. Emanuele Filiberto, l’esponente di Casa Savoia che lo scorso 21 aprile era diventato proprietario del club attraverso la Casa Reale Holding Spa, ha prima annunciato l’intenzione di abbandonare la società in seguito alle gravi contestazioni ricevute dopo l’1-4 casalingo con la Puteolana, poi ha ritrattato. Con tanto di piccolo giallo sull’autore del comunicato che, appunto, dava notizia del disimpegno dal club. Dopo quattro giornate la Real Aversa è ancora ferma a zero punti nel girone A, sola soletta in fondo alla classifica.

Il comunicato della Casa Reale Holding e l’attacco agli ultras

La decisione della Casa Reale Holding è stata ufficializzata nella serata di ieri attraverso un comunicato:

“Oggi termina il nostro progetto calcistico ad Aversa, non avendo alcuna intenzione di avere a che fare con quei 10 pseudo ultras che oggi hanno dato sfogo a tutta la loro frustrazione, senza tener conto di non essere neanche in grado di formulare in italiano una frase di senso compiuto“.

Ingiurie e volgarità: il confronto dopo Real Aversa-Puteolana

Al termine della partita, infatti, una delegazione della tifoseria ha avuto un incontro con alcuni dirigenti, dai toni estremamente accesi:

Quanto accaduto allo stadio Papa durante la sfida Aversa-Puteolana è qualcosa di inaudito, soprattutto alla luce dei sacrifici sostenuti l’anno scorso e che continuiamo a sostenere per mantenere il calcio ad Aversa”.

E ancora:

“Avevamo chiarito che stavamo rivedendo tutto e che dal 10 ottobre saremmo ripartiti, anche in previsione dell’apertura del mercato di dicembre. Contestare andando nel personale, con frasi volgari ed ingiuriose, è inaccettabile e vergognoso“.

Real Aversa in vendita, titolo nelle mani del sindaco

La nota diffusa dall’ufficio stampa della Casa Reale Holding prosegue:

“Volevamo fare un calcio importante ma a questo punto aderiamo all’invito della tifoseria di andare via. Ci stavamo sacrificando per 15 paganti e zero abbonamenti. Ora comprendiamo il perché l’ex presidente Pellegrino aveva provveduto a cambiare il nome da Aversa a Savoia, dove li ci sono i veri tifosi ed è una piazza che merita il calcio che conta“.

Il riferimento è al Savoia di Torre Annunziata, altra squadra di proprietà di Emanuele Filiberto (piccolo inciso: il principe sarà ospite a Belve, la trasmissione di Francesca Fagnani in onda martedì 3 ottobre alle 21.20 su Rai 2), che nel frattempo in Campania ha rilevato anche il Portici. La Real Aversa, intanto, è in vendita. Gratis. Il titolo è nelle mani del sindaco, che tratterà con eventuali acquirenti. Caustico il riferimento alla circostanza nel comunicato, che contiene anche una data di scadenza, il 30 novembre:

Decorsa tale data, nel caso non si fosse palesato nessuno, ritireremo la squadra dal campionato“.

Emanuele Filiberto: “Comunicato non mio, non lascio la Real Aversa”

Dopo il durissimo comunicato, la precisazione del principe: nessuna intenzione di lasciare Aversa. Anzi, quella nota non l’ha scritta neppure lui. In un’intervista a La Repubblica, l’esponente di Casa Savoia chiarisce l’equivoco:

La nota l’ha scritta l’ad Lorenzo Ragosta, che allo stadio ha rischiato veramente grosso. Anzi, sono incazzato. Prometto di restare fino la termine della stagione, poi valuterò come gestire le mie tre squadre. Cedere il titolo al sindaco? No, non ho alcuna intenzione di farlo”.

Quanto agli ultras offesi per le ‘accuse’ di non conoscere neppure l’italiano:

“Offesi ma non da me. Neanche io so bene l’italiano dopo trent’anni di esilio“.

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