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F1, la rinascita di Alonso in Aston Martin: il segreto di Fernando (che punta Singapore più di Monza)

7 podi in 13 gare del Mondiale 2023: la ritrovata giovinezza dell'ex Ferrari che punta al primo successo stagionale. Se a Monza è dura, il week-end perfetto potrebbe essere quello del 15-17 settembre

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Roberto Barbacci

Roberto Barbacci

Giornalista

Giornalista (pubblicista) sportivo a tutto campo, è il tuttologo di Virgilio Sport. Provate a chiedergli di boxe, di scherma, di volley o di curling: ve ne farà innamorare

Dietro quella battuta pronunciata da Fernando Alonso sul podio di Zandvoort c’è tutta la felicità per una seconda giovinezza ritrovata a 40 anni suonati.

Se avessi attaccato Max alla ripartenza non mi avrebbero fatto uscire dal circuito.

Eppure, in cuor suo, Alonso sapeva perfettamente di avere margine per provare a sferrare l’assalto a Verstappen, dominatore del mondiale 2023, che pure davanti al suo pubblico non ha tradito le attese conquistando l’ennesimo successo di un’annata già oggi indimenticabile.

L’asturiano: 7 podi in 13 gare

Ma il vincitore “morale” è stato una volta di più l’asturiano, che nel campionato “degli umani” (quello dei piloti che non siedono nell’abitacolo RedBull) staziona davanti a tutti, forte di 7 podi conquistati nelle 13 gare sin qui disputate.

Una media da urlo per un 42enne che in un’epoca ben differente da quella dei pionieri delle corsa automobilistiche riesce ancora a dare la paga a tanti giovani. Perché negli anni ’50 vedere gente ben oltre i 40 anni dominare interi campionati era pressoché la regola (Fangio vinse il mondiale a 46 anni, Farina a 43, ma anche Brabham a 41 nel 1966 riuscì a conquistare il titolo), ma nel nuovo millennio l’età media dei campioni s’è abbassata sensibilmente, tanto che lo stesso Alonso ha vinto i due mondiali a 24 e 25 anni. Poi però s’è dimenticato della carta d’identità e ha continuato a far sfracelli, anche con auto che certo non gli hanno sempre reso merito.

Le speranze dell’Aston Martin

L’Aston Martin nutriva qualche speranza di poter lottare con il meglio del circus (RedBull esclusa, naturalmente) e grazie a Fernando ha trovato il modo per diventare una costante in tutti i gran premi. L’esperienza dell’asturiano ha certamente contribuito a spingere l’asticella un po’ più in là: Lance Stroll, il suo giovane compagno di squadra, il podio quest’anno non l’ha mai visto, e già questo basta per rendere l’idea della straordinaria annata che Alonso sta mandando a referto.

Una stagione alla quale manca solo la ciliegina sulla torta, rappresentata da quella vittoria che sin qui Verstappen gli ha sempre negato (a lui come al resto di chi guida macchine da “comuni mortali”).

L’ultima vittoria: 12 maggio 2013

L’ultimo acuto dello spagnolo in un gran premio è storia vecchia dieci anni (12 maggio 2013, a Montmelò, alla guida della Ferrari) e vincendo un’altra corsa Fernando diventerebbe il pilota capace di conquistare il gradino del podio a distanza di più anni dalla prima volta.

Magari potrebbe fare ancora di più: diventare il più anziano vincitore di un GP in Formula Uno, anche se per farlo dovrà attendere altri 11 anni, perché Luigi Fagioli nel 1951 a Reims (in Francia) vinse alla veneranda età di 53 anni.

Il pilota più longevo del circus

La cosa curiosa è che una quindicina d’anni fa, quando era all’apice della carriera, Alonso affermò che nella sua testa non avrebbe corso in Formula Uno per più di 7-8 stagioni. La vita però ha raccontato una storia ben differente: l’asturiano è oggi il pilota più longevo del circus, quello con più gran premi disputati (368, ma a fine 2023 arriverà quasi a 380) e certo ancora tra i più competitivi, dimenticando magari qualche stagione passata in anticamera dopo aver fatto ritorno dalle gare americane (tra McLaren e Alpine le gioie sono state pochine).

All’Aston Martin ha ritrovato il feeling perduto, quello che da giovanissimo lo rivelò al volante della Minardi, con Flavio Briatore astuto nel portarlo alla corte Renault e proporlo come l’anti Schumacher (nel periodo in cui Schumacher vinceva tutto, come oggi Verstappen e prima ancora Hamilton).

Semmai le recenti prestazioni ribadiscono una volta di più al mondo intero l’idea che un talento così sopraffino avrebbe potuto e dovuto vincere molto più di quanto sia riuscito a fare: la controversa stagione 2007 vissuta alla McLaren, con harakiri finale e titolo “regalato” alla Ferrari di Raikkonen, e le stagioni in chiaroscuro a Maranello (pesa enormemente l’inopinato epilogo del mondiale 2010, perso ad Abu Dhabi a favore della RedBull di Vettel) restano i rimpianti più grandi di una carriera che pure non ha nulla da invidiare a quella di tanti altri.

Il segreto di Fernando

Qual è allora il segreto della ritrovata giovinezza di Alonso? La sensazione è che col tempo Fernando sia maturato più come uomo, che come pilota. Perché lui è uno che ha sempre tirato dritto per la sua strada: sfrontato il giusto, lesto con le parole (le polemiche le ha sempre adorate), spiazzante con i commenti e le analisi, Fernando non s’è mai curato troppo di ciò che gli altri pensavano di lui.

E una volta andato in su con l’età, immersi in una Formula Uno sempre più “robotica” e meno umana, la sua dimensione di persona vera e senza trucchi è venuta fuori, tanto da diventare una sorta di avanguardia di un mondo che sta un po’ rinnegando il suo passato.

Adesso tutti fanno il tifo per lui

Alonso è il punto di contatto tra il passato, il presente e il futuro, perché adesso che è tornato a macinare podi ha ammesso di non pensare affatto al giorno in cui appenderà il casco al chiodo. E tutti, ma proprio tutti, anche coloro negli anni l’hanno detestato per via di quel carattere così tanto scontroso, adesso fanno il tifo per lui, auspicando che prima della fine dell’anno possa conquistare quella vittoria che darebbe un senso a tante cose.

Qualcuno ha già indicato quale potrebbe essere il week-end perfetto: 15-17 settembre, Marina Bay, Singapore. Perché un circuito cittadino come quello asiatico è perfetto per appianare certe differenze tecniche, rendendo la RedBull un po’ più vulnerabile.

E sarebbe anche una sorta di chiusura di un cerchio: nel 2008, prima edizione del GP di Singapore, Alonso vinse con la Renault, ma il post gara fu incendiato dalle polemiche per il presunto incidente pilotato di Piquet jr., deciso a tavolino per favorirne la vittoria. Ingredienti perfetti per una favola moderna.

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