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F1, Mick Schumacher spiega l'importanza di papà Michael per lui

In un "domanda e risposta" sul sito della Formula 1 il giovane tedesco, che si appresta a esordire nel mondiale con la Haas, dice che il suo leggendario padre è per lui un punto di riferimento irrinunciabile.

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Sul sito ufficiale della Formula 1 c’è un bel “domanda e risposta” riguardante Mick Schumacher, il figlio del leggendario Michael, protagonista settimana scorsa nei test della Ferrari a Fiorano e che si appresta, lui che è un pilota della Ferrari Driver Academy, a esordire nel mondiale di Formula 1 con la Haas.

Mick, classe 1999, comincia con la sua presentazione: è nato a Genollier e cresciuto a Grand, in Svizzera. “Amo semplicemente la competizione, amo le corse e la lotta ravvicinata. Se ottieni quel giro perfetto in qualifica e vinci la gara, quella sensazione è indescrivibile. Ti riempie di gioia anche quando fai tutti e tre i settori in viola”, dice Mick a proposito dei “pro” del mondo delle corse, aggiungendo anche i “contro”: “Non si passa molto tempo con la famiglia. Ma come pilota, mi piace il mio sport ed è più facile sacrificarmi, perché faccio quello che mi piace”.

Se non fosse un pilota, cosa sarebbe Mick? “Non ci ho mai pensato davvero, ma forse lavorare nella polizia stradale, o qualcosa del genere. Penso che sarebbe interessante. La scuola? Non è che non mi piacesse, ma non ho mai avuto il tempo di concentrarmi su di essa. La mia mente era sempre sulle corse o sui go-kart, quindi saltavo sempre la metà delle presenze in classe e questo rendeva difficile combinare le due cose”.

Il posto migliore che ha visitato e quello che vorrebbe visitare: “In India ho fatto la MRF Challenge e in Australia sono stato molte volte, le persone sono diverse in quei paesi e si impara molto da loro. Mi piacerebbe visitare Sri Lanka e Costa Rica. I film preferiti? Mi piacciono quelli di Harry Potter o Avatar”.

Infine, inevitabile la citazione del suo grande papà, sette volte campione del mondo, cinque con la Ferrari: “La mia cosa più preziosa è una coppetta che mi è stata regalata da mio padre, che ha vinto in una gara di kart a noleggio. La possiedo da quando avevo sei anni ed è sempre stato al posto perfetto nella mia stanza. È il trofeo più importante che ho e non l’ho nemmeno vinto!”

“Mio padre è il mio eroe – continua Mick -. Guardo quello che ha conquistato e cerco di imparare da lui. E’ sempre stato e rimarrà sempre il mio punto di riferimento sul piano sportivo, su quello umano ammirerò sempre la sua costanza in tutti questi anni e come ha tenuto i piedi per terra. È qualcosa che apprezzo molto, ma anche qualcosa da cui posso imparare e con la quale portare avanti la mia carriera”.

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