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Manolo Portanova condannato a sei anni per stupro di gruppo, le motivazioni: "Presa a schiaffi, divenne un automa"

Sono state rese note le motivazioni della condanna a sei anni nei confronti di Manolo Portanova, il calciatore ex Genoa e Nazionale, ritenuto responsabile della violenza di gruppo ai danni di una studentessa di 21 anni

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Elisabetta D'Onofrio

Elisabetta D'Onofrio

Giornalista e content creator

Giornalista professionista dal 2007, scrive per curiosità personale e necessità: soprattutto di calcio, di sport e dei suoi protagonisti, concedendosi innocenti evasioni nell'ambito della creazione di format. Un tempo ala destra, oggi si sente a suo agio nel ruolo di libero. Cura una classifica riservata dei migliori 5 calciatori di sempre.

Quanto si legge è sconcertante, nelle motivazioni della sentenza di condanna per violenza sessuale di gruppo che ha riconosciuto la colpevolezza del calciatore Manolo Portanova, lo zio e due loro amici. La studentessa romana di 21 anni, vittima degli abusi perpetrati ai suoi danni, non era affatto consenziente, si evince dalle motivazioni, anzi cercò in ogni modo di evitare quello stupro.

Ma non vi fu alcun ascolto e le violenze durarono dai 40 ai 60 minuti con il coinvolgimento di quattro persone, tra cui un minore. E ancora, come se non bastasse, quella giovane donna “fu colpita con schiaffi, e riportò lesioni in termini di malattia organica e psichica”. A riportarlo l’agenzia ANSA. Un quadro drammatico, che Portanova continua a negare e smentire, all’indomani delle motivazioni.

Motivazioni: Portanova pubblica un post di reazione

Manolo Portanova ha pubblicato un messaggio su Instagram, a difendersi dopo la diffusione delle motivazioni, in cui continua a ribadire la sua versione in merito a quel che è accaduto quella notte:

“Ho superato tante difficoltà nella mia vita ma mai mi sarei immaginato di dover affrontare un periodo come questo. Sento e leggo una storia che non conosco, che non si avvicina lontanamente alla realtà e mi chiedo ogni giorno perché è successo a me. Presto ci sarà modo di dire la mia versione documentando con PROVE e non con ipotesi – ha scritto il calciatore del Genoa -. Per la mia famiglia, per il mio club, per la mia vita credevo che rimanere in silenzio e dar fiducia alla giustizia fosse la cosa giusta ma adesso purtroppo mi sono reso conto che il silenzio ha presentato un conto troppo salato che non sono più disposto a pagare. A presto, vi abbraccio”.

Una storia che reitera quanto già sostenuto, davanti ai magistrati, nel corso del processo celebrato con rito abbreviato e che ha deciso la condanna a sei anni del calciatore del Genoa. Fino ad ora, aveva sempre affidato al suo avvocato, Gabriele Bordoni, quel che riteneva dovesse essere comunicato.

Portanova condannato a sei anni: le motivazioni

I passaggi delle motivazioni, così intensi e dolorosi, sono stati estrapolati da quanto scritto dalla giudice di Siena, Ilaria Cornetti, che il 6 dicembre scorso ha condannato a sei anni (più 100.000 euro di provvisionale) di carcere per violenza sessuale di gruppo Portanova e lo zio Alessio Langella.

Stupro avvenuto il 30 maggio del 2021 in un appartamento nel centro storico, dove la ragazza era stata condotta e avrebbe trovato il resto degli accusati, i quali sono stati indagati proprio per il reato contestato. Un loro amico, Alessandro Cappiello, che ha scelto il rito ordinario, è stato rinviato a giudizio. Il quarto indagato, il fratello più piccolo di Portanova all’epoca dei fatti minorenne, sarà giudicato dal Tribunale dei minori di Firenze, competente per via dell’età dell’indagato.

Stupro di gruppo e comportamenti

Nelle motivazioni rese note da ANSA il 7 marzo, la giudice stigmatizza anche il comportamento tenuto dai condannati nei riguardi della vittima, oltre agli atti e agli abusi gravissimi commessi.

Alle richieste di acqua e di contattare telefonicamente un’amica “non è stato dato seguito”. E nonostante l’opposizione della vittima lo stupro di gruppo “ha avuto termine verosimilmente per le proteste” di un’altra ragazza nella casa e per l’ingresso di un altro giovane “nella stanza”. Ma certo, scrive il magistrato, “non per una resipiscenza dei quattro giovani”, fra cui il calciatore Manolo Portanova.

“Bloccata e abusata”: il passaggio nelle motivazioni

Eppure, come spiega la giudice, la ragazza affermò di non voler rapporti di gruppo con i quattro ragazzi “dall’inizio alla fine del rapporto sessuale di gruppo, e lo ha fatto sia con Manolo (con cui era già stata chiarissima le settimane precedenti) che con W., Alessio ed Alessandro“. Ma è stata abusata e “bloccata” con le braccia. Lei avrebbe anche tentato di reagire colpendo “Manolo Portanova sulla pancia”, poi ha “rinunciato a reagire e passivamente e come un automa, ha fatto quello che le è stato chiesto di fare ed ha subito quanto i quattro ragazzi hanno posto in essere”.

Stando quindi a quanto scritto dalla dottoressa Cornetti,

“elementi concordi depongono per una rilevante gravità del fatto ed ostano al riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche, non potendo esse giustificarsi esclusivamente sulla base di età, “incensuratezza” e manifestata comprensione della sofferenza della persona offesa”.

La reazione della vittima

Alla lettura della sentenza la studentessa aveva commentato: “Sono felice che la giustizia abbia creduto in me, in una donna oltraggiata”.

E poi, commossa, aveva ringraziato avvocati, medici e tutti coloro che l’hanno aiutata a tentare di superare un trauma terribile.

“Le motivazioni confermano la credibilità di ciò che la ragazza ha sempre dichiarato — ha commentato Claudia Bini, avvocata dell’associazione Donna chiama Donna che ha supportato la studentessa vittima delle violenze —. Spero che gli imputati facciano tesoro di questa condanna che può diventare un’occasione di crescita personale e che utilizzino anche la notorietà che hanno per diffondere un messaggio non tossico ma a favore del rispetto delle persone”.

La difesa di Portanova, sostenuta dall’avvocato Gabriele Bordoni, ha sempre sostenuto che il suo assistito non aveva avuto percezione che la ragazza a un certo punto non fosse consenziente.

Manolo Portanova condannato: presente all’udienza

Portanova aveva assistito di persona all’udienza, che si svolge a porte chiuse, accanto ai suoi legali. Il gup Ilaria Cornetti ha accolto tutte le richieste dell’accusa, sostenuta dal pm Nicola Marini, contro il calciatore del Genoa.

Oltre ai sei anni di pena, il giudice lo ha condannato anche a una provvisionale di 100.000 euro a favore della ragazza che ha subito gli abusi, più altri 20.000 euro alla madre della stessa giovane e di ulteriori 10.000 euro all’associazione senese Donna chiama Donna, costituitasi parte civile al processo.

Le versioni contrapposte

Secondo la versione della difesa di Portanova, rappresentata dall’avvocato Gabriele Bordoni, la giovane donna sarebbe stata invitata dal calciatore nel suo appartamento al centro di Siena. Nell’abitazione privata i due sarebbero stati raggiunti, poi, dagli altri indagati e da un minorenne e lì sarebbe iniziata la violenza di gruppo ai danni della ragazza che ha deciso di sporgere denuncia, dopo gli atti subiti.

Una ricostruzione che gli indagati avrebbero respinto, attraverso la versione presentata dai rispettivi legali, sostenendo di non aver commesso alcun abuso e che la ragazza fosse stata consenziente al momento degli atti contestati. Ma che la magistratura ha ritenuto, invece, non corrispondente ai fatti, riconoscendo alla vittima la veridicità di quanto denunciato e condannando Portanova.

Manolo Portanova condannato a sei anni per stupro di gruppo, le motivazioni: "Presa a schiaffi, divenne un automa" Fonte: ANSA

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