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Guerra Ucraina, durissima risposta di Dzyuba alle accuse di Mikolenko

Botta e risposta social tra il calciatore dello Zenit e quello dell'Everton, che in un post ieri aveva attaccato personalmente Dzyuba.

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Il mondo dello sport sta reagendo con fermezza alla decisione di Vladimir Putin di iniziare un conflitto armato in Ucraina. Risposte importanti sono arrivate dalle federazioni di tantissimi sport, e anche gli atleti in prima persona ci stanno mettendo la faccia per schierarsi contro la guerra. Anche oggi molte cose sono successe, tra le quali anche la durissima risposta via social del calciatore russo dello Zenit Artem Dzyuba nei confronti del collega dell’Everton Mikolenko, che a sua volta aveva attaccato pesantemente lo stesso Dzyuba nella serata di ieri.

Dzyuba-Mikolenko, durissimo botta e risposta sulla guerra

“Mentre tu, bastardo, taci assieme ai tuoi fottuti compagni di squadra, i civili vengono uccisi in Ucraina. Rimarrai nascosto in un buco per il resto della tua vita e, ancora peggio, per il resto della vita dei tuoi figli. Sono felice che nessuno ve lo perdonerà mai, bastardi. Ho una domanda per i colleghi calciatori russi: perché ve ne stati seduti come idioti e non dite niente?”. 

Questo il messaggio del giocatore dell’Everton Mikolenko, che su Instagram non si era fatto remore a taggare persino il collega dello Zenit. Nella giornata di oggi, ancora tramite un post sul social media Instagram, Dzyuba ha voluto rispondere duramente alle accuse di Mikolenko, oltre a commentare quello che sta succedendo ora in Ucraina:

“Non era mia intenzione commentare quanto sta succedendo in Ucraina. Non è una questione di paura: non sono un esperto di politica, non sta a me esprimermi sull’accaduto. Ovviamente, però, ho una mia opinione. Sono contrario a ogni tipo di guerra, è una cosa spaventosa. Allo stesso modo, odio anche il razzismo, la discriminazione, l’aggressività e l’odio umano. E non capisco perché gli atleti del mio Paese debbano soffrire per questa situazione”.

Dzyuba è durissimo anche nei confronti delle federazioni che hanno vietato agli atleti russi e bielorussi di partecipare alle competizioni sotto la propria bandiera, escludendo a volte anche intere squadre:

“Perché, se si dice sempre che lo sport deve rimanere fuori dalla politica, questa regola oggi sembra essere stata cancellata? Nei momenti di difficoltà, le persone mostrano la loro essenza, a volte negativa. Ed è così che è venuta fuori tanta cattiveria, tanta sporcizia, riversata sui russi a prescindere dalle loro idee e dalle loro professioni. Tutto questo crea ancora più negatività. Ricordate: la guerra finirà, ma i rapporti umani rimarranno”.

Infine, la durissima risposta al collega dei Toffies:

“Ad alcuni colleghi che stanno con il culo sul divano di una comoda villa in Inghilterra, voglio dire: non possiamo offenderci per queste cose, bisogna cercare di comprendere gli altri”.

Guerra Ucraina, il messaggio di Michel Platini a Vladimir Putin

Come molti altri colleghi dello sport, anche l’ex Presidente della UEFA Michel Platini, uno dei più grandi calciatori degli anni ’80 e di sempre con la maglia della Juventus, vincitore di tantissimi premi e di Palloni d’Oro, ha voluto mandare un messaggio di pace al mondo, rivolgendosi in prima persona direttamente al Presidente della Federazione russa Vladimir Putin.

Questo il contenuto del messaggio, affidato all’agenzia stampa AP:

“Chiedo al presidente russo Vladimir Putin, con cui ho spesso discusso di calcio e sport, di fermare immediatamente i bombardamenti in Ucraina, di porre fine a questa aggressione per avviare senza indugio un vero dialogo diplomatico a favore della pace”.

Guerra Ucraina, il racconto della fuga dei calciatori di Shakhtar e Dinamo Kiev

Un viaggio di 17 ore in treno e 15 ore in autobus, che attraversava il confine per raggiungere la Romania, da dove hanno potuto volare in Brasile. Questo il calvario che hanno passato una quindicina di giocatori brasiliani di Shakhtar e Dinamo Kiev per tornare nel proprio paese in seguito allo scoppio del conflitto in Ucraina. Da circa 15 anni, lo Shakhtar ha avviato una partnership importantissima col Brasile, diventando una vera e propria colonia di giocatori sudamericani.

Agghiaccianti i racconti dei calciatori una volta in salvo, a cominciare da quello di Pedrinho, ragazzo di 23 annidello Shakhtar Donetsk:

“La cosa più difficile è tutto ciò che abbiamo visto sulla strada, persone che sono morte e non hanno nulla a che fare con l’intera situazione. Avevo tra le braccia mia figlia di quattro mesi e volevo solo che stesse bene. È stato orrore, immagini terribili, città distrutte. Resta impresso nella mia mente. Tutto quello che voglio ora è passare del tempo con la mia famiglia. Ogni volta che ho parlato con loro li ho salutati, perché ho pensato che quella potesse essere l’ultima volta che avrei sentito la loro voce”.

Giovedì scorso, quando è iniziata l’offensiva russa, i giocatori hanno trovato riparo con donne e bambini in un hotel di Kiev, dove sono stati raggiunti dal connazionale Vitinho e dall’uruguaiano Carlos De Pena, giocatori della Dinamo Kiev. Incredibile anche il racconto di De Pena, 29 anni, che si trova a Guarulhos, in attesa del suo volo per Montevideo. Ecco le sue parole all’Afp:

“Tutto è esploso durante la notte. Giovedì mattina eravamo a casa e abbiamo iniziato a sentire il rumore di bombe e caccia. È stato l’inizio dell’incubo. E’ stato complicato organizzare un’evacuazione perché c’era molta gente disperata e in fuga, le truppe russe si stavano avvicinando alla capitale”.

Toccanti anche le parole di Marlon, un difensore dello Skakhtar che si è fatto portavoce dei calciatori in un video pubblicato sui social per chiedere aiuto al governo brasiliano:

“Abbiamo sentito esplosioni tutto il tempo. Il cibo ha iniziato a finire. È stato difficile mantenere la calma”.

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