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Juve, furia Moggi su Chinè: la dura replica all'inchiesta della Procura

La presenza dell'ex dirigente, radiato per i fatti di Calciopoli, a bordo campo della partita tra Napoli e Juventus Primavera ha fatto scattare un'inchiesta della Procura federale, aperta dal "fautore" della maxi-penalizzazione ai bianconeri

04-02-2023 12:00

Come trasformare una partita apparentemente “innocua” del campionato di Primavera 1 in una vera e propria bomba mediatica, con possibili ricadute addirittura sulla giustizia sportiva. Gli “attori protagonisti” sono Luciano Moggi e il capo della Procura della Figc Giuseppe Chinè, deciso a vederci chiaro in merito alla presenza non autorizzata dell’ex dirigente della Juventus a bordo campo della partita tra Napoli e Juventus Under 19, disputatasi a Cercola lo scorso 14 gennaio.

Napoli-Juventus Primavera e il “caso Moggi”

Appena le immagini di Moggi spettatore specialissimo del match giovanile sono diventate di dominio pubblico, complici gli scatti effettuati dai soliti e implacabili social network, che hanno ripreso le prime foto effettuate da Michele Spiezia per storiesport.it, Chiné non ha perso tempo e, avute le necessarie conferme, ha immediatamente aperto un fascicolo d’indagine per approfondire i motivi della presenza di Moggi, impossibilitato tanto ad assistere alla partita da bordo campo in quanto non tesserato, quanto in generale ad entrare all’interno degli stadi dopo la radiazione che lo ha colpito per i noti fatti di Calciopoli.

Moggi e il dialogo con Pessotto: “Chinè non può stalkerizzarmi”

L’ex dirigente, tra le altre, anche del Torino e dello stesso Napoli, ha però prontamente reagito all’iniziativa di Chinè. Intervistato dall’agenzia La Presse Moggi non è stato tenero con Chinè, rivendicando i propri diritti di spettatore: “Abito a Napoli e ho letto che c’era questa partita tra Napoli e Juventus. Sono andato a Cercola insieme a due amici, che sono testimoni e che citerò, e siccome non sono pratico del campo ho chiesto all’inserviente che mi ha fatto passare a bordocampo. Non sanno neppure cosa significa radiazione. Vuol dire non far parte dei ruoli della federazione. Comunque con me hanno trovato uno che si sa difendere. Più che radiarmi cosa possono fare, fucilarmi? Sono già radiato, non so che sviluppi possano esserci”.

Moggi è poi entrato nel dettaglio della chiacchierata avuta con Gianluca Pessotto, suo ex giocatore alla Juventus e attuale dirigente del settore giovanile bianconero, già interrogato dalla Procura: “Quando ho incontrato Pessotto l’ho salutato calorosamente perché è stato un mio giocatore. Chinè non può dire che io non posso parlare con qualcuno, perché questo è stalking. Non so perché abbia mandato una persona della Procura a Torino per parlare con e non sia andato invece a Napoli a sentire l’inserviente di quel campo, che probabilmente gli avrebbe dato la spiegazione che ho dato io. Se fossi in Gravina gli farei pagare addirittura le spese per aver mandato una persona a Torino, così imparerebbe a comportarsi. Perché il livore, nel calcio ma anche nella vita, certe volte va poi a confondere le idee”.

Giuseppe Chinè, il capo della Procura federale che ha fatto penalizzare la Juventus

Vedremo quali saranno gli sviluppi dell’inchiesta fatta aprire a tempo di record da Chiné, la cui “popolarità” nel mondo del calcio è salita vertiginosamente nelle ultime settimane dopo la maxi-penalizzazione di 15 punti inflitta dalla Corte Federale alla Juventus nell’ambito del processo sulle presunte plusvalenze fittizie.

Il Procuratore federale, classe 1968, originario di Bovalino, nel reggino, opera nel Consiglio di Stato ed è riuscito a convincere la Corte a far riaprire il processo sulle plusvalenze, che nella scorsa primavera era arrivato a compimento con una doppia assoluzione per la Juventus e per gli altri club coinvolti, assolti anche dopo la riapertura. In parallelo Chiné sta lavorando sui dossier relativi alle presunte partnership “opache”, filone contenuto all’interno dell’inchiesta plusvalenze, che coinvolge ancora la Juventus al pari di quello sulle cosiddette manovre stipendi, a proposito della quale però Chiné ha già chiesto una proroga di 40 giorni per portare avanti le indagini, con conseguente e inevitabile slittamento delle eventuali nuove sanzioni a carico del club bianconero.

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