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Milan, Maldini: "Ripeterei quella frase su Rangnick"

Paolo Maldini parla del suo futuro: "Se resterò al Milan? Dobbiamo evitare questi discorsi, verrà il giorno delle decisioni".

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Milan, Maldini: "Ripeterei quella frase su Rangnick" Fonte: Getty

Tante spinose questioni da risolvere guardando avanti, Paolo Maldini affronta diverse tematiche a pochi minuti dal fischio d’inizio di Napoli-Milan: dal suo futuro a quella frase rivolta a Rangnick.

Ai microfoni di ‘Sky Sport’, il dirigente rossonero pone più di un interrogativo sulla propria permanenza: “Noi vogliamo arrivare a fine stagione nella maniera migliore. Per farlo bisogna evitare questi discorsi. Poi si vedrà a fine stagione. Se mi hanno comunicato qualcosa? Se l’avessero fatto non lo direi. Bisogna dare stabilità ad una squadra che l’ha trovata”.

La frase contro Rangnick (“Impari il rispetto prima dell’italiano” ndr), possibile futuro allenatore del Milan, ha fatto discutere: “La ripeterei, perché quella non è una frase contro una persona, ma contro una modalità. Non era rivolta alla persona”.

Il suo Milan nel frattempo ha ritrovato solidità e continuità di prestazioni da quando la Serie A è tornata in campo: “Io vedo il 90% degli allenamenti, sapevo che era una squadra destinata a sbocciare. Il lockdown ha dato possibilità a Pioli di fare una mini preparazione e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Singoli? Rebic, Ibra e Bennacer sono quelli più in vista. Ma Kessié è diventato un giocatore completo, ha avuto una grande evoluzione, mi ha sorpreso davvero tanto”.

La leggenda del Diavolo guarda con ottimismo al futuro della squadra, considerando anche l’età media della rosa: “Io sono sicuro che questa potrà essere una grande base per il Milan del futuro. Chi farà parte del futuro Milan? Ci sono decisioni che verrano prese da altri, forse anche da me stesso. Bennacer è un 1997, Leao un 1999, Saelemaekers un 1999. Abbiamo spinto per prendere Ibra e Kjaer proprio per farli crescere. Io senza Baresi e Tassotti non avrei fatto quanto ho fatto in carriera. Non ci sono casi di squadre che hanno avuto successo solo con giovani, non esistono ad alto livello. Poi c’è la difficoltà di giocare a San Siro con le maglie di Inter e Milan. Il passato conta, i tifosi spingono, ma la maglia pesa. La storia purtroppo è difficile da portare per i ragazzi giovani che non sono abituati a farlo”.

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