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Chi è l'emiro del Qatar: la vera storia di Tamin Bin Hamad Al Thani

Nome completo Tamin Bin Hamad Al Thani: è lui l'emiro del Qatar cui si deve la realizzazione del desiderio dei qatarioti di ospitare in casa propria il Mondiale di calcio alle porte

Pubblicato:

Auden Bavaro

Auden Bavaro

Giornalista

Lo sporco lavoro del coordinamento: qualcuno lo deve pur fare. Eppure, quando ha modo di pigiare le dita sulla tastiera, restituisce storie e racconti di sport che valgono il biglietto

Voce del verbo “sportwashing”. Che dopotutto un vero, forse, nemmeno lo è: si potrebbe tradurre con “ripulire la propria immagine attraverso lo sport”, che spesso è stato utilizzato da numerosi regimi di potere (più o meno eletti democraticamente) per cercare di far annegare altre questioni che certo non mostravano al mondo il lato migliore di se stessi.

E allora Qatar 2022 in una certa misura doveva rappresentare proprio una “operazione pulizia” nelle intenzioni dell’emirato mediorientale: attraverso il calcio, un Paese considerato tra i meno progressisti al mondo si sarebbe aperto all’universo globale, mostrando le peculiarità migliori.

Qatar 2022, le dichiarazioni di Khalid Salman

Se questa era davvero l’intenzione, però, il risultato ottenuto a una manciata di giorni dalla kermesse organizzata dalla FIFA sembrerebbe discutibile. Perché il Qatar è finito una volta di più nell’occhio del ciclone dopo le recenti dichiarazioni di Khalid Salman, ambasciatore del mondiale, che ha affermato che “l’omosessualità è un disturbo mentale” e che i tifosi che si recheranno nel paese “dovranno rispettare le regole e non pensare di comportarsi come se fossero a casa propria”. Come se di motivi per criticare la scelta della FIFA già non ce ne fossero abbastanza.

Qatar 2022: chi è Khalid Salman

Khalid Salman non è un emiro, ma semplicemente un ex calciatore che ha avuto la sua ribalta internazionale partecipando con la nazionale qatariota ai Giochi Olimpici di Los Angeles 1984, oltre ad altre apparizioni con la maglia della selezione nazionale. E’ in qualche modo l’uomo del momento: la reazione di sdegno – immediata, trasversale, univoca – alle sue parole sottolinea una volta di più quanto la scelta operata dalla FIFA nel 2010 fosse un’arma a doppio taglio.

Anche Sepp Blatter, nel giorni scorsi, ha ammesso candidamente di aver sbagliato ad acconsentire che il mondiale venisse assegnato al Qatar (che batté la concorrenza di Stati Uniti e soprattutto Marocco).

Non bastassero le accuse di corruzione verso alcuni aventi diritto di voto nell’assemblea dell’assegnazione del Mondiale che si svolse nel 2010, i tanti morti sul lavoro nei cantieri per la costruzione degli 8 stadi della rassegna (The Guardian dice oltre 6500 vittime dall’inizio dei lavori), e le difficoltà legate alle regole restrittive vigenti nel Paese.

Il primo mondiale in un paese musulmano, insomma, rischia di tramutarsi in un autogol clamoroso.

L’emiro del Qatar: Tamin Bin Hamad Al Thani

Tamin Bin Hamad Al Thani dal 2013 è l’emiro del Qatar. Ma alla FIFA era già noto da tempo: c’era anche lui a pranzo all’Eliseo con Nicolas Sarkozy e Michel Platini quando, a ridosso delle giornate in cui si stavano per assegnare le edizioni 2018 e 2022 dei Mondiali, stava trattando personalmente l’acquisizione del Paris Saint Germain, pronto a diventare il club di riferimento del fondo Qatar Sport Investments.

Nove giorni successivi, Platini (all’epoca presidente UEFA, ma in odore di diventare il successore di Blatter alla FIFA) votò a favore del Qatar.

Al Thani solo pochi giorni fa ha pubblicamente accusato i media internazionali di aver messo in atto un piano ben congeniato per screditare la reputazione del Paese mediorientale, in modo particolare da parte dei giornalisti europei e discusso a viso aperto con i referenti della federazione australiana, i quali chiedevano venissero rispettati i diritti umani dei lavoratori stranieri e della comunità LGBT.

Emiro Qatar e Psg: il ruolo di Nasser Al Khelaifi

Quello alle porte, in fondo, è anche e soprattutto il “suo” Mondiale, in qualche modo figlio della decisione di affidare al facoltoso imprenditore Nasser Al Khelaifi – lo stesso che ha ripetutamente espresso pareri contrarissimi rispetto alla Superlega – la gestione del fondo di investimento qatariota che ha acquistato il PSG, oltre a sponsorizzare tramite Qatar Airways alcune tra i club più importanti (con il PSG ci sono Barcellona, Boca Juniors, Roma e altre ancora). Al Khelaifi, per intenderci, è colui che ha scritto la storia del calcio e fatto cedere Leo Messi davanti alla corte del club parigino.

Che la FIFA dovesse “sdebitarsi” nei confronti di un finanziatore a tal punto “generoso”? Anche l’acquisizione da parte di BeIN Media (la TV qatariota) dei diritti dei mondiale 2026 e 2030 per l’area nordafricana e mediorientale a soli 480 milioni di dollari è una vicenda che ha fatto discutere molto (Al Khelaifi è stato assolto in appello dall’accusa di aver “guidato” l’asta assieme all’ex segretario generale FIFA Jerome Valcke).

Mondiali Qatar 2022, il ruolo di Mohamed Bin Hammam

Se poi si cerca un ultimo uomo chiave nello scacchiere del mondiale qatariota, ci si segni il nome di Mohamed Bin Hammam. Ex membro del comitato esecutivo FIFA, radiato nel 2011 a causa di diverse violazioni del codice etico.

Ma il suo, nei mesi concitati in cui si assegnava il Mondiale, lo fece. Magari si godrà qualche partita dagli spalti: tribuna Vip, of course.

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