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Ochoa, il portiere da leggenda alla Salernitana: 5 Mondiali, le sei dita e il mito da Coppa del Mondo

Guillermo Ochoa è un autentico simbolo del calcio messicano come ha dimostrato in Qatar: arrivato alla Salernitana è già un mito tra i tifosi

03-01-2023 11:44

Elisabetta D'Onofrio

Elisabetta D'Onofrio

Giornalista e content creator

Giornalista professionista dal 2007, scrive per curiosità personale e necessità: soprattutto di calcio, di sport e dei suoi protagonisti, concedendosi innocenti evasioni nell'ambito della creazione di format. Un tempo ala destra, oggi si sente a suo agio nel ruolo di libero. Cura una classifica riservata dei migliori 5 calciatori di sempre.

Veste la divisa come se ciò gli conferisse poteri sovrannaturali che, tra i pali, hanno addomesticato anche quel dio pallone: talento che ha indotto la Salernitana, dopo quanto esibito in Qatar di ancora entusiasmante, ad ingaggiarlo dopo il suo quinto Mondiale e un tempo interminabile della sua esistenza.

Guillermo Ochoa, estremo difensore messicano che a cicli alterni sa scoprirsi quasi il migliore al mondo, appartiene (suo malgrado) – con una manciata di astuzia – a un mondo di realismo magico che lo annovera tra i personaggi capaci di assimilarsi a una invenzione del premio Nobel Gabriel Garcia Marquez, a un protagonista frutto dell’inventiva realistica di Isabel Allende.

Un potenziale abbinato all’astuzia, al ludico piacere di quel posto d’onore che gli deriva dal calcio e dal sapersi adattare anche a leggende metropolitane su cui ha edificato il suo personaggio.

Ochoa, portiere leggenda del Messico al 5° Mondiale in Qatar

Ochoa è nato a Guadalajara il 13 luglio 1985 e, quindi, in Qatar è arrivato con alle spalle 37 stagioni di lotta e di calcio che lo hanno condotto a sfiorare livelli elevatissimi ma a livello potenziale, perché di glorioso davvero c’è ancora poco.

Ora che, con un colpo di genio, la Salernitana se lo è aggiudicato e si appresta a schierarlo titolare come una sorta di amuleto, in una stagione già di per sé anomala, ecco che ha assunto le sembianze di un leader carismatico.

Un portiere eccezionale durante le settimane del Mondiale e delle competizioni di maggiore visibilità internazionale, meno decisivo nei club in cui ha militato anche se la tifoseria gli ha riservato spesso un amore incondizionato, assurdo, pazzo.

Ochoa Fonte: ANSA

Ochoa in azione

Ochoa e l’amore dei tifosi della Salernitana

Quel trasporto che già avvertono i tifosi della Salernitana per questo portiere magico, che gioca sulla sua stessa leggendaria caratteristica – smentita dalle immagini – delle sei dita e poco più. E che ha sedotto il suo pubblico inducendoli al sogno.

“Non potevo dire no alla Salernitana, il direttore sportivo mi ha spiegato quale sia il progetto della Salernitana nel medio-lungo termine e mi ha subito coinvolto. Avevo altre soluzioni per continuare la mia esperienza in altri campionati, ma appena è finita la Coppa del Mondo ho avvertito la voglia di sposare un progetto ambizioso, Sono contento di esordire contro un avversario prestigioso come è il Milan. Ci teniamo a iniziare bene l’anno, nel nostro stadio possiamo toglierci tante soddisfazioni. Gioco nel campionato migliore del mondo, sono felicissimo di indossare la maglia granata”.

Ochoa ha esaltato i tifosi:

“Quello della tifoseria è un argomento che mi incanta, so che la nostra curva è calda come quella messicana e quando abbiamo iniziato la trattativa ho subito pensato al calore del pubblico. Chi viene dal continente americano ha bisogno di essere trascinato dal popolo, vogliamo salvarci e fare poi in modo che questa squadra resti in Serie A il più a lungo”.

Ochoa Fonte: ANSA

Il portiere messicano in conferenza stampa

Gli inizi fortuiti di Ochoa e il sogno PSG

A 19 anni era già con l’America, per una circostanza alquanto fortuita e che ha assai a che vedere con una lettura molto sudamericana dei bizzarri incroci tra le esistenze predestinate, anche se Memo (così lo chiamano) si guadagna grazie alla Copa América la sua parte da attore protagonista nel calcio che conta. Nel 2007, forse insperatamente, entra nella top 30 dei calciatori candidati al Pallone d’Oro e EA Sports lo sceglie, insieme a Jozy Altidore, per la copertina di FIFA per il mercato nordamericano. Insomma è l’anno della consacrazione.

Eppure ci si mette di mezzo il destino. Il portiere messicano aveva un precontratto con il PSG, che aveva raggiunto l’intesa con il procuratore per portarlo a Parigi (al suo posto verrà ingaggiato Sirigu), ma il controllo antidoping sentenzia che Ochoa è positivo al clenbuterolo, uno stimolante che pare lo avesse contaminato per un’intossicazione alimentare.

Andrés Guardado, alla premiazione, sale con i guanti da portiere dell’amico e ne alimenta il mito, la leggenda.

La leggenda Ochoa: Ajaccio, Malaga e Liegi

E di questo si nutre Ochoa. Di leggende, fondate o sostenute, esse sono una costituente del suo rapporto con il pubblico che come per incanto sogna un portiere con sei dita.

In Francia arriva poi davvero, anche se in Corsica quando nel 2011 firma un contratto con l’Ajaccio e marca così un passaporto da internazionale: in Francia lo amarono tanto che (anche questa è leggenda) un tifoso decise di mettere un annuncio per vendere la casa e forse anche la madre purché rimanesse a fine stagione. Ma poi andò al Malaga e al Granada per provare infine anche il Liegi e vincere una Coppa del Belgio.

Le sei dita di Ochoa, portiere fenomeno del Messico

Come sia nata, la leggenda più divertente che lo investa è cosa da Mondiale: risale a quando incominciò quasi per scherzo l’azzardo di un suo estimatore che gli imputava sei dita per esaltarne le qualità da portiere soprattutto con addosso la maglia della nazionale messicana. Ochoa sta al gioco, non smentisce, si ricama un po’ su questa cosa che crea attesa, sorrisi e un divertimento che latita troppo spesso.

Ai Mondiali ha addomesticato centravanti dai numeri esaltanti, senza perdere quella verve che ogni quattro anni pare investirlo di poteri quasi sovrannaturali che non gli hanno certo conferito un dito in più per mano, ma quello spirito che a 37 anni lo ha condotto a occupare il posto da titolare lì tra i pali. Lewandoswki è avvisato.

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