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Raoul Bova torna con la fiction "Buongiorno, mamma!": ex campione di nuoto, Madonna, i 4 figli e l'impegno civile

Forse non tutti sanno che ruolo abbia avuto lo sport e il nuoto nella formazione dell'attore, reduce dal successo della prima serie della fiction con Maria Chiara Giannetta e di "Don Matteo"

17-02-2023 16:10

Elisabetta D'Onofrio

Elisabetta D'Onofrio

Giornalista e content creator

Giornalista professionista dal 2007, scrive per curiosità personale e necessità: soprattutto di calcio, di sport e dei suoi protagonisti, concedendosi innocenti evasioni nell'ambito della creazione di format. Un tempo ala destra, oggi si sente a suo agio nel ruolo di libero. Cura una classifica riservata dei migliori 5 calciatori di sempre.

L’acqua è il suo elemento, quello che lo ha rassicurato, cresciuto e accolto quasi adulto. Raoul Bova, attore e regista e personaggio pubblico dalle indubbie attenzioni alle cause civili che ha deciso di seguire, ha incontrato l’acqua di una piscina quando aveva appena 4 anni. Era un bambino non particolarmente estroverso, non certo intraprendente, né spavaldo.

Però il legame con quell’ambiente era importante e, per primi, lo compresero i suoi genitori quando decisero di portare Raoul in piscina e iniziarlo al nuoto, lo sport che gli avrebbe impartito lezioni importanti. E educato sia nel fisico, sia nell’anima un ragazzo e poi un uomo che, superati i 50 anni, oggi osserva con ammirazione quella vasca che ha segnato la sua giovinezza.

In questo presente ne ammiriamo l’assoluta completezza, ne ammiriamo la maturità professionale e l’impegno civile e sociale che ha iniziato quando era all’apice della sua carriera e prosegue ancora oggi, che raccoglie i successi di “Don Matteo” nel ruolo di Don Massimo e di Guido nella fiction “Buongiorno, mamma!”, in onda da mercoledì 15 febbraio su Canale 5.

Raoul Bova e l’incontro con il nuoto

Nel suo libro biografico, “Le regole dell’acqua” (Rizzoli), l’attore e regista ha scritto un passaggio che racchiude il senso parziale ma rappresentativo, comprensibile dell’esperienza agonistica vissuta i quegli anni giovanili, quando a 15 anni divenne campione italiano nei cento metri dorso e il suo destino sembrava legato al silenzio. Alla solitudine dell’acqua:

“Il mondo del nuoto è stato un serbatoio fantastico di lezioni di vita. Alcune le ho capite allora. Altre sono diventate più chiare col tempo”.

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Campione italiano dei 100 m dorso a 15 anni

D’altronde per lui, nato a Roma il 14 agosto 1971, una famiglia borghese costituita da papà Giuseppe e mamma Rosa (che prima di lui avevano avuto altre due figlie) ha sempre offerta una certezza solida, confortevole e densa di significati che ha provato a illustrare nella loro vita quotidiana in numerose interviste attribuendo ai suoi genitori la qualità di averlo saputo formare, trasmettendogli dei valori civili anche attraverso lo sport.

Bova agli studi presso l’istituto magistrale Jean-Jacques Rousseau ha unito, nella sua giovinezza, il quotidiano sacrificio negli allenamenti, intrapresa l’attività agonistica dopo essere cresciuto nell’Aurelia nuoto, storica società romana che lo sostiene e lo cura fino a quando non raggiunge il traguardo più ambito. Ma qualcosa si smonta, nel tempo e la sua fisicità abbinata a una indubbia telegenia lo hanno portato altrove, lontano dalla piscina che aveva dominato le sue giornate.

La svolta in televisione e al cinema

Mentre studia all’ISEF, la prima occasione in televisione come valletto di Scommettiamo che…?, programma del grande Fabrizio Frizzi. Quindi il debutto nel cinema, con l’indimenticabile “Mutande Pazze” di Roberto D’Agostino (che vanta il primato di aver scoperto uno degli uomini simbolo del cinema e della fiction italiana) e poi la serie sugli Abbagnale “Una storia Italiana” e una parte in “Quando eravamo repressi”, di Pino Quartullo.
Il nuoto diventa il passato, presa questa strada.

Il primo ruolo da protagonista per Bova arriva grazie al vanziniano “Piccolo grande amore” (1993) che lo lancia nel cinema, con un personaggio romantico quasi fanciullesco anche per via della storia che sembra quasi un omaggio a un certo modo di raccontare la commedia. Nulla a che vedere con i ruoli che conferiranno popolarità e affezione, da parte del pubblico a Raoul Bova: nel 1996 interpreta Nino Di Venanzio in “Palermo-Milano solo andata”, che gli conferisce un certo successo anche a livello internazionale complice la presenza di attori di esperienza come Giancarlo Giannini e una certa aderenza al ruolo che supera anche le qualità attoriali. Questa è la sua cifra, il suo carico umano e valoriale che riesce a portare nella storica fiction “La Piovra – Indagine sulla morte del commissario Cattani” e nelle miniserie “Ultimo” e “Ultimo – la sfida”.

Bova va negli Stati Uniti

Grazie a uno spot per un noto marchio di cosmetici, che gira con la pop star Madonna, Raoul Bova acquista sempre più un carattere internazionale: i titoli di produzioni statunitensi con l’avvento degli anni 2000 si infilano uno dietro l’altro: “Avenging Angelo”, “Sotto il sole della Toscana”, “Alien vs Predator”. Una felice parentesi che non gli impedisce di dedicarsi anche al cinema italiano: “La finestra di fronte”, di Ferzan Ozpetek con Giovanna Mezzogiorno segna un passaggio delicato, importante. Il ritorno a quei temi di impegno civile che ha intrapreso e condiviso anche con l’ex moglie, la veterinaria Chiara Giordano figlia dell’avvocata Annamaria Bernardini de Pace.

In questi anni le produzioni che lo vedono protagonista non si contano: dal filone Moccia, ovvero “Scusa ma ti chiamo amore” e sequel a Tornatore con “Baaria” e ancora fiction, sia per Mediaset sia per la Rai. Al cinema si immerge nella commedia con Immaturi, Sei mai stata sulla luna, Torno indietro e cambio vita, titoli degli anni 2010.

La svolta nella fiction e “Don Matteo” e “Buongiorno, mamma!”

Prende poi parte a “I Medici”, nel ruolo di papa Sisto IV, e poi Giustizia per tutti! e la fiction “Buongiorno, mamma!” che è giunta alla seconda serie che però viene parzialmente oscurata in termini di ascolti e popolarità dall’epocale ruolo di Don Massimo, il prete che subentra in “Don Matteo” nella fiction interpretata da più di vent’anni da Terence Hill che ha lasciato la produzione per incompatibilità con le richieste della Rai con le sue esigenze.

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Attore di punta delle produzioni Lux Vide, Bova è pronto a intraprendere e a continuare questo percorso considerata la conferma, soprattutto, del ruolo del parroco di Spoleto che ha di nuovo confermato il suo primato negli ascolti, stando ai dati Auditel.

L’impegno civile e la Fondazione Ultimo

Nell’aprile del 2020, dopo aver messo a disposizione della Croce Rossa la sua masseria pugliese nel pieno dell’emergenza COVID-19, Bova ha annunciato di avere in programma la realizzazione di una serie tv sull’impegno dell’organizzazione: lui sarà protagonista e produttore con la Rb Production assieme a Connecting talents.

Il suo impegno civile è testimoniato da ben altri fatti: insieme con il capitano Ultimo ha creato la Fondazione Capitano Ultimo Onlus in favore del Parco della Mistica, con lo scopo di contrastare l’attività della criminalità organizzata e la promozione della legalità e ha collaborato al documentario che ne è scaturito. Inoltre ha collaborato in precedenza a una fiction ispirata alla storia dell’ex nuotatore Domenico Fioravanti, costretto a fermarsi per problemi cardiaci.

Il 15 ottobre 2010 Raoul Bova è stato nominato Ambasciatore di buona volontà dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO). Dopo il terremoto di Amatrice del 2016, contribuisce attivamente alla raccolta fondi per il nuovo Centro Polifunzionale della cittadina – che prevede Sala teatro, auditorium e presidio socio-sanitario – organizzando anche una partita benefica della Nazionale Cantanti a Rieti, essendo profondamente legato alla Sabina.

La vita privata

Dalla ex moglie Chiara Giordano, con la quale è stato sposato quasi vent’anni, ha avuto due figli Alessandro Leon e Francesco ormai adulti, che no hanno seguito per ora le orme del padre nel mondo del nuoto. L’attuale compagna, a partire dal 2013, è l’attrice e ballerina spagnola Rocio Munoz Morales, conosciuta sul set di “Immaturi – Il viaggio”, dalla quale ha avuto due figlie, Luna (2015) e Alma (2018).

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