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Record negativo punti Serie A, quando la stagione diventa un incubo

Retrocedere e salutare la Serie A non è mai bello, ci sono però squadre che, loro malgrado, sono entrate nella storia della serie A per il record negativo di punti. Scopriamo quali sono

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Al termine di ogni stagione di Serie A c’è chi gioisce per la conquista del titolo o il raggiungimento degli obiettivi prefissati e chi, dall’altra parte, è costretto a convivere con la sgradevole sensazione della disfatta. In questi casi, saper accettare la sconfitta è l’unica cosa che si possa fare. Tra sfortuna, scarsa pianificazione, differenza di valori, tanti sono i motivi dietro una cattiva stagione, quando qualcosa non funziona, spesso, il risultato è uno solo: la retrocessione in Serie B.

Ma ci sono le annate in cui è anche possibile fare peggio. Annate segnate, germogliate sotto una cattiva stella e chiuse in modo disastroso, capaci di entrare nel libro nero della storia del calcio di casa nostra per il record negativo di punti conquistati in un intero campionato. Scopriamo quali sono stati i club che, un tempo, avremmo indicato con l’appellativo di squadre materasso della stagione.

Serie A: un campionato, tante conformazioni

Il primo step per addentrarsi in questa poco lusinghiera classifica è quello di chiarire fin da subito come la “fisionomia” della Serie A, negli anni, abbia subito diverse metamorfosi, passando da semplice torneo con titolo assegnato in un giorno, nel 1898, a competizione a girone unico su scala nazionale, nel 1929.

L’attenzione sarà focalizzata su quest’ultima “forma” della Serie A che, nel corso del tempo, ha visto aggiornarsi due aspetti: il numero di punti assegnati per vittoria che, a partire dalla stagione 1994-1995 è salito a 3, rispetto ai 2 precedenti, e il numero di partecipanti, passati tra campionati a 16, 18, 20 e, in un caso, a 21, nel 1947-1948, quando il Grande Torino fece il vuoto, il Napoli fu declassato all’ultimo posto per un tentativo di corruzione e il Vicenza chiuse con soli 26 punti, perdendo ben 24 partite sulle 40 totali.

Fonte: Getty Images

Gianni Di Marzio

Le peggiori della Serie A a 16 squadre

Disputate tutte con due punti assegnati a vittoria, le trenta (1934-1943 e, poi, 1967-1988) stagioni di Serie A a sedici squadre vedono primeggiare negativamente nella classifica delle peggiori annate il neopromosso Catania 1983-1984 che, con in panchina mister Gianni di Marzio, sostituito poi da Giovan Battista Fabbri, conquistò appena 12 punti, vincendo soltanto una partita, in casa contro il Pisa (2-0 firmato dalla doppietta di Aldo Cantarutti), pareggiandone dieci e uscendo sconfitto da diciannove dei trenta match totali.

Leggendo le statistiche è facile capire i dettagli di una debacle senza possibilità di appello. Gli etnei fecero segnare il record di peggior attacco stagionale, con soltanto quattordici marcature all’attivo e chiusero come peggior difesa con ben 55 gol concessi alle avversarie. In quella stagione retrocessero anche Genoa e Pisa, ma loro di punti ne fecero rispettivamente venticinque e ventidue. Chi si avvicinò al record negativo di quel Catania fu il Catanzaro che, proprio l’anno prima, riuscì a conquistare un solo punto in più, esattamente come il Varese nel 1971-1972.

Record negativo di punti della Serie A a 18 squadre

La Serie A a diciotto squadre venne disputata in tre distinti periodi: dal 1929 al 1934, dal 1952 al 1967 e dal 1988 al 2004. Vide anche l’arrivo dell’era dei tre punti a vittoria che, dal 1994-1995 cambiò, e non poco, le cose. Quello che non cambia è la brutalità di chiudere la stagione con la retrocessione, specie se da fanalino di coda.

Nell’era delle 18 squadre, il record negativo di punti spetta al Lecce 1993-1994. Guidata fino a novembre da Nedo Sonetti e, poi, da Rino Marchesi, la squadra naufragò in un’annata senza precedenti che si concluse con una inevitabile, quando disastrosa, retrocessione in cadetteria. Un risultato talmente negativo che, di fatto, pose fine alla carriera da allenatore di Marchesi.

I salentini riuscirono, infatti, nell’impresa di fare peggio di chiunque altro nella storia della Serie A, chiudendo addirittura con meno punti del Catania 1983-1984. Alla fine, furono soltanto 11 i punti messi in cascina nelle 34 partite disputate, frutto di tre vittorie, cinque pareggi e ventisei sconfitte. I gol segnati furono 28 e nemmeno pochi, visto che con 29, la Reggina riuscì a salvarsi. A condannare il Lecce fu la fase difensiva, che incassò la bellezza di 72 reti, più di due a partita.

Fonte: Getty Images

Tra le squadre allenate da Mircea Lucescu c’è anche il Brescia: non andò molto bene

Malissimo, anzi, peggio fece il Brescia l’anno successivo, quando i punti per vittoria passarono a tre. Risultato finale delle Rondinelle? Appena 12 punti che, traslati in un campionato nell’era dei due punti, sarebbero valsi la retrocessione diretta con il misero bottino di dieci punti totali. In quell’anno, il Brescia cambiò tre guide tecniche passando dal duo Moro-Lucescu a cinque partite con Luigi Maifredi, per finire con il ritorno di Adelio Moro, dalla 27esima alla 34esima.

Una marcia funebre senza fine, che vide il miglior marcatore della squadra, Maurizio Neri, mettere a segno appena quattro delle diciotto totali e la difesa concedere 65 gol agli avversari. Due soli i successi, contro Foggia e Reggiana, entrambe per 1-0, sei pareggi e 26 sconfitte. Un risultato sorprendente se si scorrono i nomi dei giocatori in rosa: da Eugenio Corini a un giovanissimo Andrea Pirlo, passando da Roberto Baronio a Stefano Borgonovo, fino a Marco Nappi, Daniele Adani, Marco Schenardi, Marco Ballotta, Fabio Gallo.

Serie A, le peggiori nel campionato a 20 squadre

Il primo campionato di Serie A a venti squadre venne disputato nella stagione 1946-1947. La formula, che prevedeva due punti a vittoria, si mantenne fino al 1950-1951, per poi essere riproposta nel 2004 e mantenuta in pianta stabile fino a oggi. Anche in questo periodo, la Serie A ha avuto le sue sorprese negative, a partire dal Venezia 1949-1950 che conquistò solo 16 punti. Per i lagunari di Astro Gallo, che in due distinti momenti venne coadiuvato da Giuseppe Girani, prima, e Ivo Fiorentini, poi, cinque successi, sei pareggi e 27 sconfitte, peggior attacco (25 gol) e peggio difesa (89 reti incassate).

Fonte: ansa

Zdenek Zeman alla guida del Pescara

Nella stagione 2016-2017, il Pescara fa segnare il primato nell’era delle venti squadre, chiudendo il campionato con tre punti in palio per ogni vittoria a quota 18 punti che, calati in un’epoca con vittorie da due punti, si sarebbero tradotti in appena 15. Il Delfino, allenato prima da Massimo Oddo e, poi, da Zdeněk Zeman, vinse tre sole partite, di cui una a tavolino, pareggiandone nove e perdendone 26. L’attacco, con 37 reti non si comportò nemmeno così male in un’annata in cui diverse squadre riuscirono a fare peggio, ma le 81 reti subite decretarono la condanna.

Come il Brescia 1984-1985, fa strano constatare come in rosa quel Pescara potesse contare su giocatori di talento e capaci di giocare in pianta stabile in Serie A nelle stagioni successive. Da Bryan Cristante a Valerio Verre, da Alberto Aquilani a Cristiano Biraghi, passando dal campione del Mondo 2006, Alberto Gilardino, arrivato nel mercato invernale, fino a Simone Pepe, Cesare Bovo, Guglielmo Stendardo, Gianluca Caprari, Sulley Muntari, Grigoris Kastanos, Francesco Zampano, Hugo Campagnaro.

Evidentemente arrivati tutti nel momento meno favorevole della loro carriera. Quella squadra riuscì, però, a entrare nella storia del club, rifilando un sonoro 5-0 al Genoa, che ancora oggi resta la più larga vittoria del Pescare in Serie A. Una piccola soddisfazione per una stagione disastrata.

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