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Rugby Sei Nazioni, Dominguez esclusivo: "Italia, fidati di Quesada. Inghilterra? Prima o poi la battiamo"

Diego Dominguez pronto a commentare per Sky la nuova avventura degli Azzurri al Sei Nazioni: "Questa Italia può crescere e togliersi soddisfazioni. Il segreto? Giocare di squadra".

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Rino Dazzo

Rino Dazzo

Giornalista

Se mai ci fosse modo di traslare il glossario del calcio in una nicchia di esperti, lui ne farebbe parte. Non si perde una svista arbitrale né gli umori social del mondo delle curve

Lui sa come si fa. Al Sei Nazioni ha giocato e ha vinto. Di più: ha scritto la storia. Nel 2000 Diego Dominguez era in campo nella prima partita del prestigioso torneo di rugby, allargato nel numero delle partecipanti con l’ammissione dell’Italia. E gli Azzurri si presentarono alla competizione battendo la Scozia campione in carica al Flaminio con un rotondo 34-20. L’apertura di Cordoba mise a segno 29 punti. Oggi, 24 anni dopo, c’è lo stesso entusiasmo di allora nella voce di Diego, che risponde emozionato dall’Argentina. Non vede l’ora che il Sei Nazioni cominci. Non vede l’ora di commentarlo, come di consueto, per Sky. E ha grande fiducia nelle possibilità degli Azzurri.

Sei Nazioni 2024, le previsioni di Diego Dominguez

Caro Diego, che Italia dobbiamo aspettarci al Sei Nazioni?

“Un’Italia motivata, grintosa. Il calendario è molto difficile, le prime tre saranno contro Inghilterra, Irlanda e Francia. Sarebbe opportuno cominciare forte, facendo una grande partita all’Olimpico contro gli inglesi. Bisogna puntare alla vittoria, anche se contro l’Inghilterra l’Italia non ha mai vinto. Immagino che le motivazioni siano altissime. Sono fiducioso”.

Gli Azzurri possono battere l’Inghilterra?

“Il Sei Nazioni è un torneo molto difficile dal punto di vista fisico e mentale, per questo dico che la partenza può essere fondamentale. L’Inghilterra è fortissima, ha fatto un’ottima Coppa del Mondo quando forse nessuno se l’aspettava. Ha perso la semifinale col Sudafrica per un punto. Ha degli infortunati, come ce li ha la Francia, come ce li ha l’Irlanda, come ce li abbiamo un po’ anche noi in prima linea. Ma prima o poi la vittoria arriva sempre”.

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Chi lo vince il Sei Nazioni?

“Certamente tre Nazionali sono un passettino più avanti delle altre. Francia e Irlanda sono le favorite per tutti, ma se vediamo il rendimento in Coppa del Mondo la favorita numero uno dovrebbe essere proprio l’Inghilterra. Anche la Scozia è una bellissima squadra, che pratica un gioco bellissimo: mi piace molto. Il Galles forse è un po’ in crisi, ha perso tanti giocatori. Vediamo se il ricambio sarà all’altezza”.

Rugby, la nuova Italia di Quesada

Veniamo agli Azzurri: la scelta di Quesada come nuovo Ct ha sorpreso molti.

“A me no, assolutamente. Gonzalo è un allenatore con grande esperienza, che ha vinto a livello di club e che ha l’esperienza giusta per ricoprire un incarico importante come quello di tecnico dell’Italia. Lui stava cercando da tempo un’opportunità alla guida di una Nazionale, si è aperta questa possibilità e sono certo che la sfrutterà al meglio. Quesada è uno che studia molto, ha tutto per far bene. Pensa: già parla bene l’italiano, in soli quattro mesi. Ha fatto uno sforzo incredibile, è già entrato completamente nello spirito di questa avventura. Farà benissimo, ne sono certo”.

Cosa porterà Quesada all’Italia rispetto a prima?

“Lo vedremo. Gonzalo cura molto i dettagli, sotto tutti i punti di vista. Ha lavorato e lavorerà molto sulla costanza, sulla responsabilità dei giocatori, soprattutto in difesa. Bisogna avere costanza per ottenere risultati, specialmente quando si difende. E poi probabilmente l’Italia giocherà un po’ di più al piede”.

Il gioco al piede che un tempo era affidato a Dominguez. Oggi ci sono Garbisi e Allan.

“Entrambi hanno tante possibilità per incidere. Stanno giocando bene tutti e due in un campionato durissimo come quello francese. Possono fare molto bene”.

Dominguez e il futuro del rugby italiano

Capuozzo la punta di diamante, e poi? Quale futuro per il rugby italiano?

“Da questo nuovo ciclo mi aspetto un segnale forte dalla squadra nel suo insieme, più che dai singoli. I nostri giovani hanno bisogno di sognare, di motivazioni importanti. Vedere l’Italia giocar bene e magari vincere, è uno stimolo in più che motiva e appassiona soprattutto i più giovani. L’unica maniera che hai per far amare il rugby ai ragazzi è far vedore che in campo dai tutto. Poi le vittorie arrivano per forza. Lo spirito è fondamentale e in questa Italia non manca”.

Anche i risultati delle franchigie, ultimamente, sono incoraggianti.

“Il motore del rugby italiano è la base. La rosa dei 34 convocati per questo Sei Nazioni è composta per tre quarti da giocatori di Benetton e Zebre. I risultati stanno migliorando, ma si sta alzando un po’ anche la qualità della Serie A, della base. Giocare aiuta a crescere, dopo la Coppa del Mondo si sono giocate tante partite a livello di club e questo può aver aiutato a resettare la seconda parte dell’avventura Mondiale, che è stata molto negativa”.

Sei Nazioni, i ricordi più belli di Dominguez

Un tuffo nel passato: quali sono i ricordi più belli del Sei Nazioni per Dominguez?

“La prima partita, la prima vittoria. Quella gara con la Scozia è stata magica. Ti invitano in un torneo centenario, vinci contro i campioni uscenti, lo fai in quel modo bellissimo. Fino a ora è stata la partita più importante del rugby italiano. Io determinante? No, attenzione: non io, la squadra ha messo il segno su quella vittoria. La squadra”.

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