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Tennis, ATP Finals: perché Sinner stavolta può davvero battere Djokovic

Sinner ponto a sfidare Djokovic nella sfida più attesa della fase a gironi delle ATP Finals: il fattore campo da sfruttare e la voglia di spingersi oltre i propri limiti.

13-11-2023 18:13

Roberto Barbacci

Roberto Barbacci

Giornalista

Giornalista (pubblicista) sportivo a tutto campo, è il tuttologo di Virgilio Sport. Provate a chiedergli di boxe, di scherma, di volley o di curling: ve ne farà innamorare

Sembrava di stare allo stadio, tanto forte era il rumore e il supporto offerto dal pubblico del PalaAlpitour a Jannik Sinner. Che quel sostegno l’ha sentito forte e chiaro, e proverà a sentirlo ancor più domani sera, quando alle 21 sfiderà Novak Djokovic in quella che, numeri alla mano, è di certo la sfida più attesa di tutta la fase a gironi delle Nitto ATP Finals 2023. Tanto che c’è da credere che saranno milioni gli italiani collegati sugli schermi di Rai 2 e Sky Sport alle 21, quando è previsto l’inizio di un match che potrebbe dire tanto non soltanto nella settimana appena cominciata, ma forse per tutta la carriera di Sinner.

Come si batte Djokovic? Serve la partita perfetta

Come si batte Djokovic? Rune ha provato a tracciare la via: rispondendo colpo su colpo alle folate del serbo, che a un certo punto ha ammesso di aver pensato che dall’altra parte della rete ci fosse il suo alter ego. Tradotto in parole povere: Djokovic si batte giocando… da Djokovic. Quindi servendo bene e con continuità, non lesinando qualche discesa a rete, variando i colpi e picchiando forte con il dritto, ma non lasciando nulla di intentato nemmeno con il rovescio.

Insomma, servirà un Sinner perfetto, un po’ come quello ammirato al debutto contro Tsitsipas, in un match che al di là del 6-4 periodico non ha mai offerto al greco la sensazione di poter prendere il sopravvento. Un dato rende bene l’idea: sui turni di servizio di Jannik, Tsitsi è riuscito a conquistare appena 10 punti. Briciole, pensando a quanto possa essere frustante non riuscire mai ad avere l’opportunità di mettere pressione addosso a un rivale che non sembra far trasparire emozioni o fatica.

La variabile servizio, il piano tattico più adatto

Il servizio è un’arma potente nelle mani di Sinner, cosa che fino a un anno fa non si poteva certo affermare con tanta sicurezza. Da sola però non può rivelarsi sufficiente per togliere sicurezze a Djokovic, che ha saputo andare oltre i 18 ace mandati a referti da Rune (il serbo comunque è andato in doppia cifra, “fermandosi” a 10).

Molte delle fortune di Sinner passeranno allora dal coraggio e dalla capacità di entrare sempre nello scambio con la voglia di comandare, e non certo aspettando le mosse del rivale. Un piano ben studiato che l’altoatesino sta approntando in queste ore di allenamento, deciso a farsi trovare pronto proprio come ha fatto contro Tsitsipas.

“Avevamo preparato bene la sfida dal punto di vista tattico, e onestamente è stato importante constatare che ciò che avevamo pensato in allenamento è stato poi replicato in campo: non è una cosa automatica. Con Nole però sarà diverso: lui è un altro tipo di giocatore, più simile a Rune piuttosto che a Stefanos, e quindi la preparazione richiederà altri aspetti. Credo però che dalla sconfitta di luglio a Wimbledon sono cresciuto tanto, portandomi dietro un grosso bagaglio di esperienza e una mentalità differente”.

Prima Nole, poi Rune: Torino è la prima alleata

A Torino non c’è angolo della città dove non ci sia una gigantografia di Jannik, o qualcosa che faccia pensare a lui. All’interno del PalaAlpitour la sensazione è quella di ritrovarsi a che fare con una curva trasmigrata da uno stadio di calcio.

“Bellissima l’atmosfera che si respira, davvero eccitante. Già mentre attraversavo il tunnel che dagli spogliatoi mi avrebbe portato in campo sentivo le urla e i cori della gente, ed è una sensazione bellissima. Spero solo di poterla vivere a lungo e di ripagare tutto l’affetto e la fiducia ricevute. Chiaro, contro Nole sarà una gara durissima, e lo sarà pure quella con Rune, che in questa ultima parte di stagione è tornato a esprimersi a livelli davvero elevati. Ma vivo per la competizione e non vedo l’ora di scendere in campo”.

Un match per crescere, ma se arrivasse la vittoria…

La sconfitta di Alcaraz contro Zverev è il segnale che la “vecchia guardia” ha ancora voglia di ruggire. Ma se lo spagnolo ha mostrato segnali di cedimento negli ultimi mesi, dopo aver dominato in lungo e in largo fino ad arrivare a conquistare Wimbledon, Sinner oggi pare davvero in una forma fisica e mentale fuori dal comune.

Affrontare Djokovic davanti al pubblico amico, per giunta dopo una lezione di tennis come quella imposta a Tsitsipas, è forse la migliore delle cose che potessero capitargli in questo momento della carriera.

Peraltro con Nole, sebbene abbia sempre perso nei tre match disputati, non ha mai giocato sul veloce indoor: una gara sul rosso di Monte Carlo, le restanti due sull’erba di Wimbledon. Come a dire: qui si parte davvero alla pari, e anzi è Djokovic ad aver speso un po’ di più nella battaglia di nervi contro Rune, piegato dopo quasi tre ore di partita. De Coubertin diceva che l’importante è partecipare, ma stavolta forse sarebbe importante fare anche un passettino oltre.

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