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Vent'anni dalla morte dell'avvocato Gianni Agnelli: l'ultimo monarca industriale che amò Juventus e Ferrari

Le malinconiche lotte intestine, la Juventus travolta delle sentenze, il dolore per il figlio Edoardo: ritratto breve di Gianni Agnelli a due decenni dalla sua scomparsa

24-01-2023 11:04

Quasi sommessamente, l’aneddotica sull’avvocato Agnelli sgomita in questa giornata di riflessioni dettate anche dall’erede e nipote John Elkann.

Eppure le celebrazioni potrebbero venire facili, come anche la descrizione di quelle peculiarità, quei vezzi secondo il costume dell’epoca dominata dal suo orologio sul polsino, lo stile dandy sabaudo e quella tendenza molto discreta, molto torinese, a fare. Gianni Agnelli avrebbe oggi 102 anni. Avrebbe, perché sono  trascorsi vent’anni dalla sua morte.

Vent’anni dalla morte dell’avvocato Agnelli

Vent’anni in cui il paese ha scoperto altro, ha affrontato una pandemia mondiale e la stessa Fiat si è misurata con la finanza e ha donato un personaggio altrettanto esemplare – in ogni sua declinazione – come Sergio Marchionne alle cronache e alla storia.

Jaki, l’erede prediletto e scelto dopo la tragica scomparsa, a causa di un tumore rarissimo, di Giovannino è alla guida di un impero finanziario e industriale che oggi si chiama FIA, ma porta dentro i tratti e i simboli della Fiat come se non ci fosse altro che l’italianità rivendicata da Lapo Elkann, fratello e imprenditore a sua volta formato dall’ex segretario di Stato Henry Kissinger e oggi dedicato alla Fondazione Laps.

Oggi John parla da uomo della finanza e industriale, Lapo da nipote devoto e commosso:

“Sei sempre stato il mio supereroe e lo resterai per sempre. Non c’è giorno in cui non senta la tua mancanza ma so che da lassù sei il mio più grande angelo custode”, ha scritto sui social l’imprenditore e fondatore di Italian Independent.

I tre Elkann sono stati talmente vicini all’avvocato, a tal punto da suscitare anche un attrito importante con la figlia Margherita. E oggi la causa che vede contrapposti madre e figli per l’eredità Agnelli affonda le sue ragioni (non esaurendole del tutto) in scelte che toccano questi rapporti, i legami tra i tre ragazzi e i nonni, l’avvocato e Marella Caracciolo.

Il ricordo della sua Juventus

Indubbiamente nella fase più difficile della sua storia, dopo Calciopoli, la sua Juventus ha deciso di ricordare il suo più grande estimatore e tifoso con un comunicato:

“Con il suo amore verso la Juventus, Gianni Agnelli è stato un punto di riferimento. Un filo bianconero ha legato la sua esistenza. E tantissime sue frasi ancora oggi orientano i tifosi della Signora mostrando di cosa sia fatta la juventinità”, si legge.

Gianni Agnelli, monarca sabaudo

Come rammenta nel suo editoriale Ferruccio de Bortoli, l’avvocato Agnelli è stato un monarca repubblicano in stile sabaudo che ha riconosciuto un suo pari solo in Enrico Cuccia, l’inventore di Mediobanca, che, al suo contrario, non era poi così avvezzo a rilasciare dichiarazioni e aforismi da donare ai giornalisti.

Oltre le scelte, giuste e sbagliate che fossero, entrambi avevano maturato nei fatti una filosofia dell’agire che appartiene al Novecento, a quel secolo breve che l’avvocato capì e interpretò come sapeva e che aveva indotto a commettere forse errori, ma comunque a esporsi anche nella politica.

Il suo ruolo di senatore a vita lo imponeva, ma non era solo questa questione che non era considerata marginale affatto dall’avvocato: attraversare il Novecento, come gli è stato permesso, da una posizione da osservatore privilegiato ha consentito che interpretasse e anticipasse alcuni tratti evolutivi dell’industria italiana che anche nella sua Fiat abbiamo visto.

Jaki si è saputo affidare a figure visionarie, come Sergio Marchionne che ha realizzato un passaggio epocale per l’industria automobilistica sabauda e nostrana pianificando operazioni intuite, probabilmente durante gli anni del primissimo berlusconismo, anche da Gianni Agnelli anche se con la consueta ironia, il distacco sabaudo che lo rendeva sui giornali dell’epoca anche un viveur, un emblema della bella vita.

Agnelli, lo stile da protagonista del Novecento

A vent’anni dalla morte e da quella marea di pagine dedicate dai giornali dell’epoca alla scomparsa di Gianni Agnelli, rimane anche con una certa amarezza la constatazione che l’icona di stile ha fagocitato l’imprenditore.

Forse anche questa semplificazione va attribuita a una narrazione troppo facilitata del personaggio pubblico (per non parlare dell’uomo) che è rimasto imbrigliato nella veste (riduttiva) di influencer prima dell’avvento dei social: la vita privata, la Ferrari, la vela, gli amori, la Juventus.

L’unico tratto umano, che è stato rammentato anche di recente, è stato il dolore discreto, riservato per Edoardo, il figlio suicida che non riuscì a salvare e con il quale il rapporto sarebbe potuto essere diverso.

Il dolore per Edoardo e la famiglia spaccata

Nonostante tutto, aveva costruito una grande famiglia. Quella che Enzo Biagi definì, in estrema sintesi in uno dei suoi volumi, una dinastia immalinconita dalle traversie della Juventus, le spaccature interne e la innaturale contrapposizione per l’eredità, di Margherita ai suoi tre figli: John, Lapo e Ginevra.

Una frammentazione che mai, all’epoca dell’avvocato, si poteva velatamente azzardare neanche con l’ardire dell’immaginazione.

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