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Wta Budapest Grand Prix: figuraccia Toth; Zhang crolla: lacrime e panico. Cornet e Tomljanovic si schierano

Brutta pagina di tennis in Ungheria dove la cinese, testa di serie numero 2 si vede negare un punto solare e scoppia a piangere. Nessuna solidarietà da pubblico e avversaria, beniamina di casa

Pubblicato:

Roberto Barbacci

Roberto Barbacci

Giornalista

Giornalista (pubblicista) sportivo a tutto campo, è il tuttologo di Virgilio Sport. Provate a chiedergli di boxe, di scherma, di volley o di curling: ve ne farà innamorare

L’irriverenza di Amarissa Kiara Toth e la crisi di pianto e panico di Zhang Shuai; a Budapest va in scena una brutta pagina di tennis. Con ordine.

A 34 anni la vita dovrebbe essere bella e rigogliosa. Magari la carriera di una tennista professionistica, giunta ormai quasi sul viale del tramonto, potrà risultare un po’ più stressante del dovuto, ma fin lì ci si può arrivare senza particolari affanni e con un po’ di sacrifici. Zhang Shuai però sente di essere arrivata ormai a un punto di non ritorno: da tempo ha ammesso di soffrire di ansia e depressione, e quanto accaduto a Budapest martedì scorso non ha fatto altro che aumentare il suo malessere.

E, forse, ha fatto scattare un allarme ben maggiore in un mondo, quello WTA, che ogni tanto si “diverte” a raccontare fatti ed episodi quantomeno preoccupanti.

L’ostilità magiara

A Budapest questa settimana si gioca il torneo 250 denominato Grand Prix, ma la copertina se l’è presa tutta quanto accaduto nel corso del match di primo turno tra la beniamina di casa Amarissa Kiara Toth (numero 548 del mondo) e appunto la cinese Zhang, attuale numero 45, in passato salita fino alla 22.

Un match sulla carta favorevole all’asiatica, testa di serie numero due del tabellone, che pure sul risultato di 5-5 nel primo set si è vista negare un punto solare dal giudice di sedia, che pur se scesa per andare a vedere il segno di un dritto incrociato che le immagini hanno dimostrato aver toccato la linea ha ritenuto di non dover tornare sulla propria decisione, evidentemente per favorire la beniamina di casa.

Le proteste, i fischi e il crollo

Le proteste della Zhang non portano a nulla, se non a perdere il game dopo che la Toth, nel punto successivo a quello incriminato, ha pensato bene di andare a cancellare del tutto il segno della palla sulla terra, come a voler lavare via le prove del misfatto.

Ciò ha suscitato nuovamente la protesta della cinese, rispedita al mittente dal giudice di sedia e fischiata dal pubblico presente, infastidito dalle lamentela della giocatrice. Che pure, consapevole del torto subito, al successivo cambio di campo è andata a sedere sulla sua panchina ed è scoppiata a piangere, dichiarando di voler rinunciare a continuare a giocare, poiché vittima di un attacco di panico.

Il momento difficile e le lacrime

È stato proprio in quel momento che la situazione è sfuggita totalmente al controllo della Toth: anziché andarsi a sincerare delle condizioni dell’avversaria, la 20enne ungherese ha esultato per il passaggio del turno, stringendo la mano frettolosamente alla Zhang per poi urlarle letteralmente davanti alla faccia, con il pubblico tutto in piedi ad applaudire come se fosse arrivata la madre di tutte le vittorie.

La condanna di Cornet e Tomljanovic

Un comportamento che ha lasciato esterrefatta la giocatrice asiatica, a quel punto ancor più convinta ad abbandonare il campo. Ma che non ha lasciato indifferente buona parte del mondo WTA, a cominciare dalle tanti giocatrici che hanno preso le difese della collega cinese: Alize Cornet e Ajla Tomljanovic sono state le prime a condannare quanto accaduto, mostrando solidarietà nei confronti della 34enne asiatica.

Che peraltro un mese fa, dopo l’uscita al primo turno al Roland Garros, aveva ammesso di attraversare un momento assai delicato, diretta conseguenza della morte dei nonni e dell’impossibilità di fare ritorno in patria da due anni a questa parte (nel 2021 venne esclusa dalla federazione dalle Olimpiadi di Tokyo poiché preferì giocare Wimbledon pochi giorni prima del torneo a cinque cerchi: da allora i rapporti con i dirigenti cinesi le hanno precluso anche l’opportunità di rientrare in patria).

Non è un caso isolato

L’episodio di Budapest ha finito per far crollare le poche certezze psicologiche cui Zhang è rimasta ancorata in un mare magnum di veloci discese e lente risalite. La salute mentale delle atlete è diventato un problema serio: anche Naomi Osaka mise in pubblico le sue insicurezze, dovute allo stress di aspettative non sempre corrisposte.

Stavolta però il problema è sfociato addirittura in campo in pieno gioco, un po’ come la pallina che ha pizzicato la riga senza che nessuno ne tenesse conto in fase di valutazione. Zhang però ha perso l’entusiasmo e la voglia di giocare e di divertirsi, e questo è più di un campanello d’allarme: si guarda sempre più solo e soltanto al business, e meno alle persone che circondano il mondo della racchetta. Che deve necessariamente rallentare se non vuol rischiare di finire fuori strada e accorgersi che è troppo tardi per tornare indietro.

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