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Milan, Franco Baresi: l'ultima battaglia del leader silenzioso di un club che non sempre ama le sue bandiere

L'ex libero del Milan affronta la partita più importante: un mito che ha ricevuto un trattamento diverso rispetto a icone come Maldini e Rivera

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Pietro De Conciliis

Pietro De Conciliis

Giornalista

Giornalista pubblicista e speaker radiofonico, per Virgilio Sport si occupa di calcio con uno sguardo attento e competente sui campionati di Serie B e Serie C

L’ultima battaglia di Franco Baresi. Icona del Milan e del calcio italiano, mito per più di una generazione, l’iconico numero 6 rossonero è oggi chiamato ad affrontare la partita più importante, fuori dal campo. Un leader silenzioso che ha incarnato, da calciatore e da dirigente, lo spirito e la mentalità del club di cui oggi è vicepresidente onorario. Reduce da un’operazione delicata, l’ex difensore dovrà ora osservare un periodo di riposo e un percorso riabilitativo, prima di riabbracciare la squadra di Allegri e i suoi tifosi. Quei tifosi che, anni fa, esposero persino la sua maglia nel giorno dell’addio di Paolo Maldini al pubblico di San Siro.

Franco Baresi, una delle poche bandiere che il Milan non ha allontanato

Basterebbe dare un’occhiata alla moltitudine di messaggi che sta avvolgendo i canali social del Milan in queste ore per comprendere chi è e chi è stato Franco Baresi per i tifosi rossoneri e per gli appassionati di calcio. Riferimento per almeno due generazioni, Bandiera con la “B” maiuscola e capitano dalla statura morale immensa. Mai una parola fuori posto, pochi semplici sguardi e quel braccio alzato sul terreno di gioco, quasi ad imporre il suo straordinario carisma e una leadership che contraddistingue solo i fuoriclasse. Poi, la segnalazione del fuorigioco era semplicemente una logica conseguenza.

Dalla trafila nelle giovanili del Milan all’esordio in Serie A a soli 17 anni, passando per la conquista del decimo scudetto e le rinunce fatte al momento della doppia retrocessione in B, fino alla fascia da capitano indossata da fresco 22enne. Campione del Mondo nell’82 con la maglia della Nazionale, con cui ha collezionato la bellezza di 81 presenze, può vantare un totale di sei scudetti, tre Coppe dei Campioni (oggi Champions League), due Coppe Intercontinentali, tre Supercoppe europee e quattro Supercoppe italiane.

Milan, Milan e ancora Milan. “Quando uno smette di giocare deve indossare un abito nuovo e adattarsi”, così Baresi provò a definire la sua seconda vita al Corriere della Sera nel 2024. Archiviata la carriera agonistica, infatti, Franco viene subito inserito nei quadri dirigenziali della società, senza dimenticare una fugace esperienza da direttore sportivo del Fulham, che lo portò a rimanere in Inghilterra appena 81 giorni. Nel 2002, diventa responsabile tecnico della Primavera, sostituendo Tassotti, mentre nel 2006 passa alla formazione Berretti e due anni più tardi entra a far parte della direzione marketing del club. Salutata l’era Berlusconi, ha poi ricoperto il ruolo di brand ambassador dal 2017, prima di diventare vicepresidente onorario a partire dal 2020.

Baresi è tornato a casa, per lui riposo assoluto

Adesso, però, c’è da fermarsi per un po’ e premere il tasto “stop”. La sua assenza nel giorno della presentazione di Allegri il 7 luglio scorso era sembrata insolita un po’ a tutti – come si legge sul Corriere della Sera – voleva esserci anche nella tournée in Asia e Australia, per stare vicino alla squadra e a Max, per dare consigli ma la sua sfida era già iniziata. Dopo l’asportazione di una nodulazione polmonare Baresi ha lasciato l’ospedale e ora si trova a casa, dove è assistito dalla moglie Maura e dai figli Edoardo e Giannandrea. Anche i suoi ex compagni da giorni telefonano continuamente alla famiglia e al fratello Beppe per chiedere notizie. Vorrebbero andare a trovarlo, ma le visite di persona sono ancora pochissime, perché i medici consigliano riposo assoluto. Anche per questo la famiglia ha scelto la via della riservatezza. Un momento delicato da superare insieme a tutto il mondo Milan (e non solo).

Da Rivera e Maldini: al Milan, non tutti valgono Baresi

Franco Baresi non è stato certo l’unico uomo simbolo della storia del Milan. Allo stesso tempo, è (forse) l’unico a non avere rimpianti o rancore nei confronti del club che ha segnato in maniera indelebile vita e carriera da calciatore. Impossibile, infatti, dimenticare la battaglia legale intrapresa da Gianni Rivera per rimuovere i suoi cimeli dal museo del Diavolo, così come le recenti frecciate all’area tecnica e a Conceiçao in primavera. Della serie, “sono disponibile ad allenare il Milan, se vogliono un allenatore che capisce di calcio…”.

E poi c’è lui, Paolo Maldini. Per tanti, probabilmente per tutti, il difensore più forte della storia del calcio, ma figura divisiva da dirigente. Il suo addio ha aperto una voragine all’interno dell’ambiente milanista, allontanando definitivamente il tifo organizzato dalla proprietà targata Cardinale. Un colpo al cuore, una separazione ingiustificata e inopportuna per molti. Eppure, nel giorno dell’addio di Paolo alla Scala del calcio, fu proprio una parte del tifo rossonero a macchiare quell’ultimo giro di campo, esponendo la maglia numero 6 di Franco Baresi. Come a dire, c’è solo un capitano.

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