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Calciopoli, l'ex Juve Giraudo può riscrivere la giustizia sportiva: la decisione del Tar il prossimo 12 marzo

Al vaglio del Tribunale Amministrative Regionale del Lazio il ricorso dell'ex dirigente bianconero sulla possibile incompatibilità della Legge 280/2003 con il diritto comunitario. La Giustizia sportiva trema

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A quasi venti anni di distanza, la crociata di Antonio Giraudo contro i verdetti del processo Calciopoli che lo estromisero per sempre dal mondo del calcio non ha ancora conosciuto la parola fine. Tra pochi giorni è, infatti, atteso il pronunciamento del Tar del Lazio in merito alla richiesta di rimettere alla Corte di Giustizia europea l’incompatibilità della Legge 280/2003 con il diritto europeo. Un verdetto positivo per l’ex dirigente della Juventus potrebbe scuotere le fondamenta stesse della giustizia sportiva italiana.

La richiesta di Giraudo

Il 12 marzo 2024 potrebbe essere ricordata come una data epocale per il calcio del nostro paese. Il Tar del Lazio si riunirà, infatti, proprio martedì prossimo per pronunciarsi in merito alla richiesta avanzata dai legali dell’ex dirigente della Juventus, Antonio Giraudo, di rimettere alla Corte di Giustizia Europea la questione di incompatibilità della Legge 280/2003 che disciplina la giustizia sportiva secondo il criterio della specificità dello sport, rispetto ai principi del diritto comunitario.

L’ex Juve contro il monopolio disciplinare

Una decisione importante, dunque, e che in caso di responso favorevole a Giraudo potrebbe cambiare radicalmente il sistema della giustizia sportiva italiana, a cominciare dalla dalla clausola compromissoria. Il motivo è da ricercare nella natura stessa della 280/2003 che, come ribadito dagli avvocati dell’ex dirigente bianconero, Jean-Louis Dupont e Amedeo Rosboch in occasione della prima udienza del Tar lo scorso luglio, “conferisce il monopolio disciplinare alle federazioni sportive e impedisce al Tar di annullare o riformare queste decisioni, violando così il principio generale di diritto Ue della tutela giurisdizionale effettiva“.

Giraudo fa tremare la giustizia sportiva

Radiato dalla Federcalcio nel 2011 per gli sviluppi delle vicende Calciopoli che coinvolsero anche Luciano Moggi e Roberto Bettega, Giraudo rivendica la responsabilità dello Stato italiano per i gravissimi danni e pregiudizi subiti, ma la questione si allarga inevitabilmente al quadro generale. Se la Corte di Giustizia europea dovesse, infatti, sentenziare che la 280/2003 non riesce a garantire la tutela giurisdizionale effettiva al singolo individuo, si aprirà inevitabilmente un periodo di riforme e riflessione per il sistema della giustizia sportiva italiana.

Le due parole dell’avvocato Rosboch

Intervistato da lapresse.it, lo stesso avvocato Rosboch ha spiegato come la giustizia sportiva italiana sia al momento un “sistema chiuso a sé”. Un sistema in cui “una persona ha il titolo di andare in ultima istanza al Tar non per chiedere un annullamento della sentenza ma solo per una tutela risarcitoria” arrivando così a non poter cancellare una condanna sportiva e “se sei radiato rimani radiato” e non si hai la possibilità di “ricorrere a un giudice”.

La prima vittoria di Giraudo

Come ricorda lapresse.it, nel settembre 2021 Giraudo ha già raggiunto un parziale successo. All’epoca, infatti, sul ricorso del marzo 2020 era arrivata dalla Corte europea dei Diritti dell’uomo la dichiarazione di ammissibilità del ricorso e il riconoscimento dei diritti di difesa a causa dei soli sette giorni concessi per leggere le oltre settemila pagine di atti prodotte nel corso del procedimento e la ragionevole durata del processo Calciopoli, lungo ben tredici anni.

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