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Doping Pogba, il paragone con Alex Schwazer. Sandro Donati: “Solitudine e persone sbagliate”

Interpellato da Il Giornale sulla vicenda doping relativa a Pogba, Sandro Donati - massimo riferimento in materia di lotta all'uso di sostanze dopanti - ha tracciato un parallelismo tra Paul e Alex

13-09-2023 12:25

Auden Bavaro

Auden Bavaro

Giornalista

Lo sporco lavoro del coordinamento: qualcuno lo deve pur fare. Eppure, quando ha modo di pigiare le dita sulla tastiera, restituisce storie e racconti di sport che valgono il biglietto

Paul Pogba e il doping, una tegola che rischia di compromettere in maniera definitiva l’ultima parte della carriera del centrocampista della Juventus e della Francia.

Mentre il bianconero avrebbe ammesso al club di aver fatto uso di un integratore assunto negli Stati Uniti, consigliato da un amico e utilizzato senza la richiesta di un parere dello staff medico, c’è chi prova a chiedersi perché un atleta vincente e forte, ormai pronto a mettersi alle spalle il calvario di un infortunio che ne ha pregiudicato le ultime stagioni, debba incappare in un simile errore.

Si tratta di Sandro Donati.

Donati, la lotta al doping e il caso Schwazer

Uno dei riferimenti internazionale di primo livello in materia di lotta al doping: allenatore – poi amico – del marciatore Alex Schwazer, le cui vicende in tema di sostanze dopanti e squalifiche dall’attività professionistica hanno fatto il giro del mondo: prima lo stupore e l’incredulità, poi il riscatto, successivamente la ricaduta (ma c’è chi sostiene fortissimamente – proprio come Sandro Donati – la tesi dell’accanimento nei confronti dell’atleta), infine la rinascita seguendo quant’altro la vita può mettere a disposizione (fresco peraltro, Alex, di partecipazione al Grande Fratello). Donati ne ha anche per chi – tra gli addetti ai lavori – cerca di sminuire il peso i una sostanza (il testosterone) che sarebbe una doping sorpassato.

I casi Pogba e Schwazer si somigliano?

L’intervento di Donati, raggiunto da Il Giornale, viene stimolato proprio per capire se vi possa essere un percorso comune che avvicini due vicende tra loro differenti per genesi e sviluppo: quelle di Pogba e di Schwazer.

Dalla cima al fondo, dalla paura di non riuscire a tornare così forti come prima, lo stormo di dubbi a insinuarsi tra la fase di recupero e le speranze che fanno da motore. Quando il destino si frappone tra noi e i nostri obiettivi o, peggio, quando incidiamo in prima persona e alteriamo – consapevolmente e, a volte, irrimediabilmente – i corsi e ricorsi delle nostre esistenze, perché lo facciamo? C’è modo, insomma, di avvicinare Paul ed Alex?

Uno sguardo alla solitudine

Per Donati, laddove si voglia trovare un punto di congiunzione tra le due vicissitudini occorre guardare alla solitudine:

Quella che accomuna i fuoriclasse. Alex, a un certo punto della carriera, dopo la consacrazione olimpica di Pechino 2008 e prima che venisse fermato il 6 agosto 2012 per una positività all’eritropoietina ricombinante, era un ragazzo solo, confuso, spaesato. Credo possa essere questo il trade union tra i due: forse anche Paul, come Alex, si è trovato in una situazione di confusione e di depressione. Nel caso di Schwazer tale condizione fu causata dalla rinuncia all’allenatore storico, Sandro Damilano, senza che la Federazione gli prospettasse un’alternativa adeguata.

La carriera di Pogba è compromessa

Il passo falso di Pogba arriva come un fulmine a ciel sereno: una leggerezza incomprensibile anche perché la Juventus ha fatto di tutto e di più per gestirne il ritorno e l’integrità fisica con tutta la calma necessaria. Nessuna fretta: un evidente “pensa a guarire” che non ha mai messo il francese nelle condizioni di subire alcuna pressione.

Di ieri l’indiscrezione rilanciata dai principali quotidiani nazionali e internazionali, della versione che avrebbe fornito Pogba: avrebbe fatto uso di un integratore proibito in Italia e consentito negli Usa.

La Juventus potrebbe rescindere il contratto

Le controanalisi – da eseguirsi in questi giorni e, comunque, in non più di sette giorni lavorativi dall’episodio – difficilmente potranno sovvertire il primo esito e, a quel punto, le mosse della Juventus sono già chiare.

I bianconeri potrebbero nell’immediato sospendere lo stipendio del francese e provvedere a pagargli il minimo garantito, poi potrebbero anche procedere con la rescissione del contratto di Pogba, un fardello da 10 milioni netti all’anno.

Squalifica certa: resta da capire per quanti anni

La squalifica, per il francese, è certa.

Sarà più o meno significativa a seconda della volontarietà del gesto e del comportamento che Pogba deciderà di assumere con il Tribunale Nazionale Antidoping.

Quattro anni di sospensione sancirebbero il fine carriera e dovrebbero essere il massimo della pena inflittagli: più lieve qualora le attenuanti fossero ritenute credibili. In ogni caso, difficile che il calciatore non venga fermato per almeno un paio di anni.

Il girone infernale e le persone sbagliate

Ancora Sandro Donati:

Diventa facile finire in un girone infernale, in certe situazioni sei catapultato in un futuro distopico in cui gli errori si sommano e si confondono: non ne esci più. Si tratta di un processo in cui la solitudine c’entra benissimo ma, prima ancora, risulta evidente l’assenza di persone intorno all’atleta che, grazie alle competenze e alla qualità dei propri interventi, gli assicurino un’assistenza adeguata nella rieducazione post infortunio atte a colmare le lacune che l’atleta ha accentuato durante l’infortunio, proprio per quella naturale bramosia di ritornare.

Il testosterone è doping

La chiosa di Donati è un monito rivolto prima di tutto ai professionisti del settore, con specifico riferimento a chi ha accennato al fatto che il testosterone, ormai, sia doping sorpassato:

Ho letto che è stato detto anche questo: se sia più o meno attuale non è il punto. Il testosterone è doping: aumenta la forza, elimina la fatica, aumenta la produzione di globuli rossi e migliora l’ossigenazione.

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